Giurisprudenza di merito

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:637-661
RIEPILOGO

Falsa testimonianza - Casi di non punibilità - Carattere delle dichiarazioni rese davanti al giudice - Loro attitudine a falsare l'accertamento della verità - Prova penale - Perizia - Accertamenti tecnici irripetibili (...)

 
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@CORTE DI APPELLO DI POTENZA 5 febbraio 2003, n. 15. Pres. Autera - Est. Vetrone - Imp. De Cillis.

Falsa testimonianza - Casi di non punibilità - Carattere delle dichiarazioni rese davanti al giudice - Loro attitudine a falsare l'accertamento della verità.

Ai fini della configurabilità della fattispecie preveduta e punita dall'art. 372 c.p., occorre che le dichiarazioni rese in udienza posseggano l'attitudine a deviare il giudice e, conseguentemente, falsare l'accertamento della verità. (C.p., art. 372) (1).

    (1) Di diverso avviso Cass. pen. 18 luglio 2001, Vitobello ed altri, in questa Rivista 2001, 930, secondo cui, ai fini della configurabilità del delitto di falsa testimonianza è sufficiente, trattandosi di reato di pericolo, che il mendacio o la reticenza abbiano la potenziale idoneità a trarre in errore il giudice, indipendentemente dal fatto che questi venga o meno effettivamente ingannato, rimanendo quindi irrilevante anche l'eventualità che il medesimo giudice abbia tratto da altre fonti di prova validi elementi per la conoscenza della verità.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE. - De Cillis Eliana era chiamata a rispondere dinanzi al Tribunale di Potenza del «reato p. e p. dagli artt. 372 e 81 cpv. c.p. perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, deponendo in qualità di testimone davanti al Tribunale di Potenza alle udienze del 7 febbraio e del 7 marzo 1995, anche nel corso di un confronto, nel processo a carico di Danilo Restivo, e all'udienza del 14 marzo 1995 nel processo a carico di Gega Eris, affermava il falso e, comunque, negava il vero, nonché taceva circostanze a sua conoscenza, utili alla ricostruzione della vicenda della scomparsa d'Elisa Claps e utili alla decisione nei processi suddetti e ometteva di fornire dati a sua conoscenza relativi ai movimenti suoi e d'Elisa Claps nella giornata del 12 settembre 1993 e nei giorni precedenti; in particolare omettendo di riferire che cosa in realtà dovevano fare lei ed Elisa la mattina del 12 settembre 1993 e cosa hanno fatto, dichiarando d'avere incontrato due volte nella mattinata del 12 settembre 1993 Massimo Carlucci, con modalità relative ai luoghi ed orari diverse da quelle riferite dal Carlucci e di avere avuto da questo risposta negativa alla domanda se avesse visto Elisa Claps.

In Potenza il 7 febbraio 1995 e il 7 e il 14 marzo 1995». Con sentenza datata 21 dicembre 2000, il giudice, in composizione monocratica, dichiarava l'imputata non punibile, ai sensi dell'art. 384 secondo comma c.p. Sosteneva che ella non avesse, in detti processi, «... detto la verità, o più esattamente che...» avesse «... nascosto circostanze a lei note riguardo ai fatti su cui era esaminata...»; riteneva - però - che ella non avrebbe dovuto essere sentita come teste, ma «... a norma dell'art. 210 c.p.p., con le garanzie difensive...».

Pertanto assolveva, con la citata formula. Avverso la sentenza hanno interposto tempestivo appello, sia il P.M. presso il Tribunale di Potenza, sia l'imputata.

Fissata, con decreto presidenziale, la citazione per il giudizio d'appello alla data del 2 maggio 2002, quell'udienza, presenti la prevenuta, regolarmente assistita dai difensori, come anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, quale sostituto - ex art. 570 terzo comma c.p.p. - del procuratore generale, è stata, dopo la verifica della regolare costituzione delle parti, rinviata al 5 dicembre successivo.

In tale occasione, previa relazione, sono state rassegnate conclusioni scritte da parte del pubblico ministero, ed intrapresa la discussione a cura del collegio difensivo.

All'ulteriore udienza odierna, completate le arringhe e rese le conclusioni per l'imputata, la quale sempre ha presenziato, la Corte, ritiratasi in camera di consiglio, ha deciso giusta dispositivo, letto pubblicamente.

  1. Premessa. - Come è dato ricavare in nuce dalla enunciazione fatta in parte narrativa dell'editto d'accusa, il presente processo trova la sua origine nella vicenda della sparizione di Elisa Claps.

    Trattasi dell'avvenimento, doloroso, allarmante e (tuttora) rimasto oscuro, della studentessa potentina allora sedicenne, la quale, essendo uscita di casa la domenica mattina del 12 settembre 1993, unitamente alla De Cillis Eliana, attuale imputata, ed essendosi recata con lei nel pieno centro di Potenza, alla via Pretoria, separatasi dall'amica per quello che doveva essere un brevissimo periodo di tempo, strettamente necessario (secondo il racconto poi fatto dalla De Cillis) ad incontrarsi, giusta pregresso appuntamento, nei pressi della chiesa della S.S. Trinità con il Danilo Restivo, soggetto richiamato nell'imputazione, definitivamente scompariva, senza dare più traccia di sè.

    Avviata un'intensa attività investigativa per addivenire al rintraccio della ragazza ed alle ragioni della sparizione, l'autorità inquirente sentiva una notevole quantità di persone che avevano avuto rapporti e conoscenze con la predetta, fra i quali, appunto, il Restivo, nonché l'altro nominativo pure indicato in rubrica, Gega Eris, giovane di nazionalità albanese.

    Poiché le dichiarazioni rese da costoro in relazione alla vicenda non venivano ritenute veritiere, gli stessi venivano sia sottoposti a misura cautelare, sia portati a giudizio per separati procedimenti penali.

    Queste le imputazioni che venivano loro rispettivamente ascritte: per il Restivo: il «reato di cui all'art. 371 bis perché nel corso del procedimento penale n. 429/93/44, richiesto dal P.M. di fornire informazioni ai fini delle indagini in corso in ordine alla scomparsa di Elisa Claps, avvenuta in Potenza il 12 settembre 1993, rendeva in data 21 e 12 settembre 1993, dichiarazioni false e taceva circostanze di lui conosciute circa i fatti per cui si indagava, in particolare affer-Page 638mando di essersi trattenuto con Elisa nella Chiesa della S.S. Trinità per circa 10 minuti e successivamente di essersi recato da solo nel cantiere delle scale mobili, ove altra volta era andato con tale Paola Santarsiere e di essere, sempre in data 12 settembre 1993, caduto nelle scale di detto cantiere essendosi in tal modo procurato una ferita alla mano, nonché d'aver chiesto ed ottenuto da Elisa un appuntamento per la mattinata del 12 settembre 1993 al fine di consegnarle un regalo, tutto ciò contrariamente al vero ed alle risultanze delle indagini effettuate nel procedimento n. 429/93/44.

    In Potenza, il 21 settembre ed il 23 novembre 1993». Per il Gega: il «reato di cui all'art. 371 bis perché, nel corso del procedimento penale n. 429/93/44, richiesto dal P.M. di fornire informazioni ai fini delle indagini in corso in ordine alla scomparsa di Elisa Claps, avvenuta in Potenza il 12 settembre 1993, rendeva, in data 14 dicembre 1993, dichiarazioni false e taceva notizie da lui conosciute intorno ai fatti oggetto di indagine, affermando: 1) prima di non essersi portato al centro di Potenza il 12 settembre 1993; 2) successivamente di essersi portato in piazza Mario Pagano di Potenza il 12 settembre 1993 e di essersi trattenuto con alcuni amici Gioacchino Ruggero, Gianluigi Tito e Francesco Clemente e 3) di essere tornato a casa, in contrada Bucaletto, con l'autovettura del Ruggiero, Fiat 127 bianca, accompagnato da quest'ultimo e 4) di non aver raggiunto il centro di Potenza a bordo della propria autovettura Fiat Uno il 12 settembre 1993 nonché 5) di non avere incontrato Elisa Claps, non risultando veritiere tali circostanze» (la numerazione, non presente nell'editto del P.M., è frutto dell'iniziativa dell'estensore della sentenza di prime cure).

    In tali procedimenti penali veniva sentita quale teste la De Cillis. In entrambi i casi, il pubblico ministero reputava fosse stata una falsa o reticente dichiarante.

    Per questo esercitava contro di lei l'azione penale. Prendeva in tal modo avvio la presente vicenda processuale.

    È importante aggiungere che, nell'ambito dell'attività investigativa descritta, a seguito della scomparsa della Claps, anche la De Cillis più volte era stata sentita ex artt. 351 e 362 c.p.p. e che le dichiarazioni da lei rese si erano trovate in contrasto con quelle d'altra dichiarante, tale Masella Adelaide.

    Costei, infatti, aveva riferito di avere visto la De Cillis quella mattina del 12 settembre 1993, alle ore 12,50, munita di casco e prossima al proprio motorino, sostare, chiacchierando unitamente alla Claps, nei pressi della via Mazzini di Potenza.

    Tali circostanze di fatto e, soprattutto, di tempo, erano affatto diverse da quelle dall'attuale imputata rappresentate in ordine all'ultima volta ed all'ultimo momento in cui avrebbe visto la Claps.

    La De Cillis, all'epoca minore, veniva pertanto indagata - da parte del procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Potenza, cui erano trasmessi gli atti - ex artt. 81 cpv., 371 bis c.p.

    Svolta l'attività d'indagine, il Gip del Tribunale per i minorenni di Potenza, su conforme richiesta del pubblico ministero, con decreto 16 settembre 1994 archiviava però, per infondatezza, la notitia criminis.

  2. Motivi d'appello. - Fatta questa doverosa introduzione - necessaria per capire lo scenario in cui è nato il presente processo - è dato quindi passare all'esposizione delle ragioni di gravame, dedotte da ambo le parti.

    II.1. L'appello del P.M. - Con un unico motivo di doglianza, il requirente ha censurato l'applicazione, fatta dal primo giudice, della causa di non punibilità di cui all'art. 384 secondo comma c.p. e lamentato insufficienza ed erroneità della motivazione.

    Non sussisterebbero le condizioni di cui all'art. 197 c.p.p., per affermare l'incompatibilità della De Cillis con l'ufficio di testimone nei processi a monte del presente: nesarebbe derivato l'obbligo giuridico di condannarla per le falsità, da lei dette e pur ritenute dal tribunale.

    Ha rilevato, in punto, che la pronuncia sarebbe fondata su una affermazione, da lui definita lapidaria e costituente petizione di principio: quella...

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