Giurisprudenza di legittimitá

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:639-667
RIEPILOGO

Contributi e spese condominiali - Ripartizione - Soggetto obbligato - Condomino subentrante - Art. 63 att. c.c. - Norma speciale rispetto all'art. 1104 c.c. - Applicabilità (...)

 
ESTRATTO GRATUITO

Page 639

@CORTE DI CASSAZIONE Sez. II, 18 agosto 2005, n. 16975. Pres. Pontorieri - Est. Napoletano - P.M. Golia (diff.) - M.F. (avv. Stanga) c. Condominio X in Napoli (avv.ti Gagliardi e Oriani).

Contributi e spese condominiali - Ripartizione - Soggetto obbligato - Condomino subentrante - Art. 63 att. c.c. - Norma speciale rispetto all'art. 1104 c.c. - Applicabilità.

L'art. 63, comma 2, att. c.c., che limita al biennio precedente all'acquisto l'obbligo del successore nei diritti di un condomino di versare, in solido con il dante causa, i contributi da costui dovuti al condominio, è norma speciale rispetto a quella posta, in tema di comunione in generale, dall'art. 1104, ultimo comma, c.c., che rende il cessionario obbligato, senza alcun limite di tempo, in solido con il cedente, a pagare i contributi dovuti dal cedente e non versati. Pertanto, in tema di contributi condominiali va fatta applicazione dell'art. 63, comma 2, att. c.c. poiché il rinvio operato dall'art. 1139 c.c. alle norme sulla comunione in generale vale, per espressa previsione dello stesso articolo, solo per quanto non sia espressamente previsto dalle norme sul condominio. (C.c., art. 1104; c.c., art. 1139; att. c.c., art. 63) (1).

    (1) Cfr. Cass. 22 febbraio 2000, n. 1956, in questa Rivista 2000, 412 con nota di DE TILLA. Per un'ampia panoramica in tema di soggetto tenuto al pagamento nel caso di trasferimento di una porzione dell'edificio condominiale, si rinvia a A. CELESTE, L. SALCIARINI, Le spese nel condominio, Ed. Giappichelli, Torino 2005, 243 ss.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. - F.M., con atto di citazione notificato il 19 giugno 1998, convenne innanzi al Giudice di Pace di Napoli il Condominio in Napoli, proponendo opposizione al decreto ingiuntivo di pagamento della somma di lire 2.442.768, oltre agli interessi legali, che il condominio assumeva essergli dovuta dall'opponente a titolo di proporzionale concorso al pagamento delle differenze retributive e del trattamento di fine rapporto dovuti all'ex portiere del fabbricato condominiale in forza della sentenza n. 6861/1994 del Pretore del Lavoro di Napoli relativa al periodo compreso tra il 10 marzo 1957 ed il 30 aprile 1989.

L'opponente addusse di non essere tenuto al pagamento della somma, perché si riferiva ad un periodo di gestione del condominio anteriore all'acquisto, da parte sua, dell'appartamento, avvenuto solo in data 16 novembre 1990. Chiese, pertanto, la revoca del decreto ingiuntivo ed, assumendo che il condominio, oltre ad avere omesso di rivolgere la richiesta di pagamento alle danti causa di esso opponente - le sole obbligate - aveva data in ricorso una falsa rappresentazione dei fatti, chiese che, ai sensi dell'art. 96 c.p.c., lo stesso condominio fosse condannato a risarcirgli i danni cagionatigli per responsabilità aggravata.

L'opposto resistette all'opposizione, sostenendo che il M. era obbligato sia in considerazione della natura reale o propter rem dell'obbligazione dedotta in giudizio, per cui il soggetto tenuto ad adempiere viene individuato in base al collegamento attuale con la cosa di cui è proprietario, sia in considerazione della sua posizione di condomino al tempo della pronuncia della sentenza del Pretore di Napoli. Rese, comunque, noto che, nelle more del giudizio, i danti causa del M. avevano estinto il debito e, pertanto, chiese che fosse dichiarata cessata la materia del contendere.

L'adito giudice di pace, accogliendo l'opposizione, revocò il decreto ingiuntivo; dichiarò non dovuta dall'opponente la somma richiesta dall'opposto; pose a carico di E.V., quale amministratore del condominio, l'onere delle spese del decreto ingiuntivo e del relativo precetto; dichiarò il medesimo, nella predetta qualità, responsabile di lite temeraria, condannandolo a risarcire al M. i danni, nella misura di lire 1.000.000.

Propose appello il M. e l'adito Tribunale di Napoli, con sentenza resa in data 29 novembre 2001, in riforma della decisione impugnata, ha dichiarata la legittimazione passiva del M. e revocata la statuizione di condanna del condominio per lite temeraria.

Rigettata l'eccezione d'inammissibilità dell'appello sollevata dal condominio sulla base della considerazione che, ai fini della determinazione della competenza, devesi avere riguardo esclusivamente alla domanda, risultando irrilevante l'eventuale riduzione del petitum operata dalla sentenza, sicché, contrariamente a quanto riteneva l'appellato, la decisione del giudice di pace andava impugnata in appello e non per cassazione, il tribunale ha ritenuto che correttamente la domanda fosse stata rivolta nei confronti del M.

Al riguardo, il giudice d'appello, facendo propria la tesi sostenuta dal condominio, ha ritenuto che il M. fosse tenuto, in virtù della sua sola qualità di condomino, a contribuire alle spesa de qua, poiché gli artt. 1104 e 1123 c.c., pongono a carico del condomino l'obbligo di concorrere alle spese di conservazione e godimento delle cose comuni, senza che tale obbligo possa essere derogato dalle disposizioni dettate dall'art. 63 disp. att. c.c., che mirano solo a rafforzare la posizione del condominio, assicurandogli, a determinate condizioni ed in particolari circostanze, la re-Page 640sponsabilità solidale del venditore e dell'acquirente del bene facente parte del condominio.

La sentenza di appello ha confermato, comunque, la revoca del decreto ingiuntivo in base al diverso rilievo che la somma richiesta era stata corrisposta, nel corso del giudizio, dalle danti causa dell'appellante e, quanto alla domanda di risarcimento per lite temeraria, l'ha rigettata, osservando che era venuta meno la soccombenza del condominio e che nessuna prova era stata fornita dal M. sia con riferimento al dolo o alla colpa grave sia con riferimento al danno.

Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il M., affidandosi a quattro motivi.

Il condominio resiste con controricorso, illustrato da successiva memoria difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE. - Col primo motivo il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 10, 14, 113, 339 e 360 c.p.c. nonché per omessa e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, adducendo che la statuizione adottata dal tribunale sulla sua eccezione d'inammissibilità dell'appello non è condivisibile, poiché la regola, posta dall'art. 10, comma 2, c.p.c., secondo cui per stabilire il valore della controversia va fatto riferimento alla domanda originaria, vale solo al fine di stabilire la competenza, mentre, quando, come nel caso in esame, dev'essere individuata la regola, di diritto e di equità, in base alla quale il giudice ha deciso la controversia, al fine di individuare il mezzo processuale col quale impugnare la decisione, occorre far riferimento al thema decidendum fissato dalle parti in sede di precisazione delle conclusioni, con la conseguenza, con riferimento al caso in esame, che, avendo, le parti, chiesto entrambe, all'udienza di precisazione delle conclusioni, la revoca del decreto ingiuntivo, il valore della controversia si era ridotto a meno di due milioni di lire e, quindi, la decisione, risolta secondo equità, poteva essere impugnata solo col ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost.

La censura è infondata, avendo, il tribunale correttamente ritenuto che, al fine di verificare se una controversia portata alla cognizione del giudice di pace abbia valore inferiore o superiore a due milioni di lire (ora a millecento euro) e sia, pertanto, assoggettabile a ricorso per cassazione o ad appello, sono irrilevanti le riduzioni della domanda fatte in corso di causa.

La statuizione è conforme al condiviso insegnamento di questa Suprema Corte (cfr. ord. 22 gennaio 2003, n. 968).

Col secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 324 e 329 c.p.c., osservando che la sentenza impugnata è erronea nella parte in cui, omettendo la motivazione sull'eccezione di giudicato in relazione al capo della sentenza appellata che revocava il decreto ingiuntivo, ha ritenuto esso ricorrente soccombente anche rispetto alla fase monitoria.

Al riguardo, il ricorrente rileva che il condominio, dopo aver chiesto in primo grado la revoca del provvedimento monitorio, non ha impugnata la relativa statuizione. Peraltro, a privare di senso giuridico la domanda relativa alle spese del procedimento monitorio stava il rilievo che il pagamento da parte delle effettive debitrici era stato effettuato dopo la notifica del decreto ingiuntivo.

La censura va disattesa.

In primo luogo, appare opportuno chiarire che, contrariamente a quanto sembra emergere dalla non agevole lettura del motivo, il ricorrente non è stato condannato a rimborsare al condominio le spese del decreto ingiuntivo, poiché il tribunale ha compensato integralmente tra le parti le spese del primo grado, nelle quali ha evidentemente compreso, in considerazione di quanto osservato in motivazione sulla unitarietà delle due fasi, monitoria e di cognizione, le spese del decreto ingiuntivo.

Ciò premesso, va, comunque, osservato che sul punto relativo alla revoca del decreto ingiuntivo, disposta dal giudice di pace, non si è formato il giudicato, avendo, il condominio, impugnata l'intera decisione, che lo aveva visto soccombente con riferimento a tutte le statuizioni adottate, compresa quella relativa al provvedimento monitorio, revocato in considerazione del ritenuto difetto di legittimazione passiva ad causam dell'opponente, mentre il condominio riteneva che la revoca dovesse essere disposta solo per la sopravvenuta cassazione della materia del contendere.

Col terzo motivo il ricorrente, dolendosi di violazione e falsa applicazione degli artt. 63 disp. att. c.c., 1104, 1118 e 1123 c.c., adduce che la decisione impugnata ribalta il significato e la portata dell'art. 63 disp. att. c.c., aggiungendo alla responsabilità del condomino acquirente, ritenuta sempre sussistente, quella solidale del venditore, e...

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA