Giurisprudenza di legittimitá

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:1019-1061
RIEPILOGO

Truffa -Estremi - Transito da porta Viacard senza tessera - Configurabilità (...)

 
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@CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. II, 6 luglio 2007, n. 26289 (ud. 18 maggio 2007). Pres. Cosentino - Est. Di Iorio - Ric. Piccoli.

Truffa -Estremi - Transito da porta Viacard senza tessera - Configurabilità.

Configura il reato di truffa di cui all'art. 530, comma 2, c.p., il comportamento dell'automobilista che, in uscita dall'autostrada, transiti attraverso il varco riservato ai possessori di tessera Viacard pur essendone sprovvisto. (Mass. Redaz.). (C.p., art. 530) (1).

    (1) Non si rinvengono precedenti di questa Corte che affrontino l'esatta fattispecie. Sulla configurabilità del reato di truffa nell'ipotesi, peraltro analoga, di chi si introduca in autostrada approfittando del transito di veicoli muniti di Telepass ed accodandosi ad essi, v. Trib. pen. Frosinone 7 ottobre 2003, n. 704, in questa Rivista 2004, 183.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE. - Con sentenza in data 23 settembre 2002 il Tribunale monocratico di S. Maria Capua Vetere, ritenuta insufficiente la prova di responsabilità, assolveva ai sensi dell'art. 530 comma 2 c.p.p. Piccoli Adolfo dal reato di truffa contestatogli per essere transitato con la propria autovettura attraverso il varco autostradale riservato ai possessori di tessera Viacard di cui non era in possesso.

A seguito di appello del P.M. la Corte di appello di Napoli, con la sentenza in epigrafe, in riforma della decisione impugnata, dichiarava il Piccoli colpevole del reato contestato e lo condannava alla pena di mesi otto di reclusione ed euro 800,00 di multa.

Il Piccoli ha proposto ricorso per cassazione lamentando la violazione di legge e la mancanza di motivazione non essendo rimasto provato che fosse alla guida della autovettura nelle circostanze del fatto. Neppure è stata accertata la ricorrenza degli elementi costitutivi del reato di truffa, in particolare l'elemento psicologico.

Osserva la Corte che il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.

La Corte di merito bene individua nel fatto gli estremi del reato contestato perché costituisce una condotta truffaldina da parte dell'automobilista in uscita dall'autostrada il transitare attraverso il varco riservato ai possessori di tessera Viacard pur essendone sprovvisto. In tale comportamento deve ravvisarsi una consapevole condotta raggirante finalizzata in maniera equivoca a sottrarsi al pagamento del pedaggio dovuto, come correttamente ha ritenuto il giudice di appello.

Quanto alla individuazione del Piccoli quale autore del reato, non merita censura la decisione impugnata che si basa su prova logica posta che il ricorrente era il proprietario della vettura e rimanendo contumace nel giudizio di primo grado, non ha fornito alcun elemento da cui dedursi la sua estraneità al fatto, come ben poteva fare e tale atteggiamento ha mantenuto anche nel giudizio di appello. (Omissis).

@CORTE DI CASSAZIONE CIVILE Sez. II, 22 giugno 2007, n. 14656. Pres. Pontorieri - Est. Scherillo - P.M. Fedeli (conf.) - Prefettura di Cremona (Avv. gen. Stato) c. A.C.

Veicoli - Ciclomotore - Modifica delle caratteristiche tecniche - Violazione di cui all'art. 97, comma 6, c.s. - Configurabilità - Condizioni.

Veicoli - Circolazione - Nozione - Fattispecie in tema di violazione dell'art. 97 c.s. da parte di ciclomo- tore.

In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice stradale, in caso di circolazione su strada di ciclomotore che sviluppi una velocità superiore a quella massima consentita si applica la sanzione amministrativa prevista dall'art. 97, comma sesto, del codice della strada e non la sanzione prevista per la violazione dei limiti di velocità dall'art. 142 dello stesso, qualora si contesti l'avvenuta alterazione delle caratteristiche costruttive tecniche del veicolo; ai fini dell'accertamento della violazione, è necessario verificare non già la velocità tenuta dal ciclomotore nel caso concreto, ma l'avvenuta alterazione permanente delle predette caratteristiche costruttive, mediante i relativi accertamenti operati dalla Motorizzazione civile. (Nuovo c.s., art. 97; nuovo c.s., art. 142) (1).

Ai fini dell'applicabilità delle disposizioni del codice della strada, per «circolazione» deve intendersi non solo il movimento, ma anche la sosta e la fermata dei veicoli sulla sede stradale. (Fattispecie concernente la violazione dell'art. 97 del codice della strada da parte del proprietario di un ciclomotore, fermo al momento dell'accertamento, che tuttavia presentava una alterazione delle caratteristiche tecniche idonea al superamento, da parte del mezzo in movimento, della velocità massima consentita). (Nuovo c.s., art. 97; nuovo c.s., art. 3) (2).

    (1) Nel medesimo senso v. Cass. civ. 7 dicembre 2001, n. 15506, in questa Rivista 2002, 288. Sulla responsabilità del genitore per non aver impedito al figlio minore di circolare con ciclomotore avente caratteristiche tecniche alterate, v. Cass. civ. 21 marzo 2007, n. 6685, ivi 2007, 908.


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    (2) Giurisprudenza ormai consolidata sul punto. Già la lontana Corte cost. 14 aprile 1969, n. 82, in Giur. it. 1969, I, 1219, si era espressa nel senso che la disciplina della circolazione dovesse riguardare, per sua natura, non soltanto il movimento dei veicoli, ma anche la fermata e la sosta di questi, in quanto, seppure fermo, ostacolano o alterano il movimento degli altri veicoli, ingombrando necessariamente la sede stradale. Ad essa si sono uniformate: Cass. civ. 29 novembre 1990, n. 11467, in questa Rivista 1991, 860; Cass. civ. 17 giugno 1997, n. 6750, ivi 1993, 870 e Cass. civ. 25 novembre 1993, n. 11681, ivi 1994, 389. In dottrina, v. E. COLOMBINI , La sosta è circolazione?, ivi 1995, 45; A. ALIBRANDI, Sul concetto di circolazione stradale, ivi 1991, 641.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. - Il Prefetto di Cremona ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 72/02 del Giudice di pace di Casalmaggiore che, accogliendo l'opposizione proposta ex lege n. 689/81 da A.C., in qualità di obbligato in solido e di esercente la potestà sul figlio minore F.C., ha annullato l'ordinanza-ingiunzione n. 121/2001 emessa da esso Prefetto in data 13 giugno 2001 per violazione dell'art. 97, commi sesto e quattordicesimo c.s.

Il ricorso è sorretto da due motivi.

L'intimato non ha svolto alcuna attività difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE. - I. - Il ricorso è tempestivo, quindi ammissibile, essendo stato l'atto consegnato all'ufficiale giudiziario per la notificazione al destinatario il 31 maggio 2003 (come risulta dal timbro apposto dal predetto ufficiale giudiziario sulla prima facciata dell'atto), e quindi entro il termine annuale (+ 46 giorni di sospensione feriale) dal 17 aprile 2002, data di pubblicazione della sentenza.

Si può, quindi, procedere all'esame dei motivi di censura.

  1. - Con il primo motivo si denuncia violazione dell'art. 19 legge 689/81 per avere il giudice di pace ritenuto nulla l'ordinanza prefettizia perché emessa dal Prefetto oltre il termine di cui alla detta norma, non considerando che il detto termine riguarda il tempo concesso al Prefetto per decidere sul ricorso avverso il sequestro, e pertanto la sua inosservanza nel caso di specie incideva soltanto sull'efficacia della misura cautelare, non anche sulla validità dell'ordinanza irrogativa della sanzione.

    Col secondo motivo si denunciano plurime violazioni di legge (art. 2700 c.c. nonché art. 52 D.L.vo 285/ 92; art. 198 D.P.R. 495/92; artt. 97/6 e 142 D.L.vo 285/92) per avere il giudice di pace ritenuto non provato il superamento dei limiti di velocità disattendendo sia il verbale di accertamento dotato di fede privilegiata sia la successiva verifica eseguita sul ciclomotore dall'Ufficio della Motorizzazione civile che era, invece, idonea a dimostrare l'avvenuta alterazione delle caratteristiche del ciclomotore.

  2. - Le censure sono fondate.

    La sentenza è fondata su due distinte ed autonome rationes decidendi conclusivamente riassunte nella parte finale della motivazione, nella quale l'annullamento dell'ordinanza prefettizia risulta giustificato «sia perché il provvedimento di dissequestro era intervenuto oltre il termine di cui all'art. 19 legge 689/81, sia perché emesso senza elementi certi, stante che la prova del superamento dei limiti di velocità deve ritenersi raggiunta solo quando la circostanza risulta stabilita dalle apparecchiature previste dall'art. 142 c.s.».

    Nessuna delle due rationes possono essere condivise.

    La prima perché, come esattamente osservato dal ricorrente con il primo motivo di censura, il termine di cui all'art. 19 della legge 689/81 riguarda soltanto il sequestro del veicolo e non anche la sanzione irrogata dal Prefetto. Pertanto, la sua inosservanza nel caso di specie non incideva sulla validità del provvedimento di irrogazione della sanzione, ma solo sull'efficacia della misura cautelare (peraltro revocata, come riconosciuto dalla stessa sentenza impugnata).

    La seconda perché l'illecito contestato al C. non era il superamento dei limiti di velocità, previsto e disciplinato dall'art. 142 c.s. a cui ha fatto riferimento il giudice di pace, bensì - com'è pacifico - la violazione dell'art. 97, commi 6 e 14 stesso codice e cioè la circolazione con ciclomotore sviluppante una velocità superiore a quella prevista dall'art. 52 perché modificato.

    Pertanto, ai fini della configurabilità dell'illecito in questione, occorreva accertare non già la velocità tenuta dal ciclomotore nel caso concreto, ma l'avvenuta alterazione delle caratteristiche costruttive del veicolo, con la conseguenza che i mezzi di accertamento andavano individuati in quelli stabiliti dall'art. 97 del Regolamento (che demanda le verifiche alla Motorizzazione civile), non già in quelli previsti dall'art. 345 ai fini dell'accertamento del superamento dei limiti di velocità di cui all'art. 142 c.s., mezzi tra i quali è compresa anche quell'omologazione delle apparecchiature a cui ha fatto riferimento il giudice di pace, confondendo - in tal modo - illeciti...

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