Giurisprudenza di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:309-324
RIEPILOGO

Veicoli - Ciclomotore - Motore maggiorato - Illecito amministrativo di cui all'art. 97, sesto comma, nuovo c.s. - Guida di motoveicoli senza patente - Illecito penale di cui all'art. 116, tredicesimo comma, nuovo c.s. - Rapporto di specialità - Esclusione. (...)

 
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@CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. IV, 2 marzo 1999, n. 2802 (ud. 22 dicembre 1998). Pres. Fattori - Est. Federico - P.M. Leo (parz. diff.) - Ric. P.G. in proc. Bonati

Veicoli - Ciclomotore - Motore maggiorato - Illecito amministrativo di cui all'art. 97, sesto comma, nuovo c.s. - Guida di motoveicoli senza patente - Illecito penale di cui all'art. 116, tredicesimo comma, nuovo c.s. - Rapporto di specialità - Esclusione.

Non esiste rapporto di specialità fra l'art. 97, sesto comma, nuovo c.s., che sanziona in via amministrativa il fatto di chi circoli con un ciclomotore non rispondente alle prescritte caratteristiche (fra cui, in particolare, quella di non sviluppare una velocità superiore al consentito), e l'art. 116, tredicesimo comma, stesso codice, il quale sanziona penalmente il fatto di circolare alla guida di motoveicoli (quale è da ritenersi un ciclomotore «maggiorato»), senza aver conseguito la relativa patente; ciò in quanto l'illecito amministrativo può essere commesso anche da chi sia munito di patente, per cui, mancando tale condizione, ben si rende configurabile anche l'illecito penale. (Nuovo c.s., art. 97; nuovo c.s., art. 116; L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 9) (1).

    (1) Nel senso di ricondurre la guida senza patente di ciclomotore maggiorato, nella previsione dell'illecito penale di cui all'art. 116, tredicesimo comma, nuovo c.s., v. Cass. pen., sez. IV, 13 gennaio 1998, P.M. in proc. Fichera, in questa Rivista 1998, 671 e Cass. pen., sez. IV, 21 ottobre 1993, Foti, ivi 1994, 392.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE. - Il P.G. di Brescia ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata che aveva mandato assolto Marco Bonati dal reato ascrittogli di cui all'art. 116, tredicesimo comma, c.s. (guida di un motociclo «Vespa» 60 cc senza patente di guida), in quanto il fatto non è previsto dalla legge come reato, essendo stata ravvisata nella fattispecie l'ipotesi di cui all'art. 97, sesto comma, c.s., e deduce a sostegno del suo gravame l'erronea applicazione degli artt. 97 e 116 c.s., nonché l'art. 9 della L. n. 689/1981 per avere il giudice ritenuto che il fatto de quo integrasse i caratteri dell'illecito amministrativo di cui all'art. 97, sesto comma, c.s. e che tale norma dovesse trovare applicazione nella fattispecie, essendo essa speciale rispetto a quella dell'art. 116 c.s., in forza di quanto disposto dal citato art. 9 della L. n. 689/1981.

Il ricorso è fondato.

Il principio di specialità posto dal richiamato art. 9 postula, infatti, completa identità di tutti gli elementi delle norme poste a confronto che prima facie sembrano applicarsi alla stessa fattispecie materiale, con l'aggiunta - per una di esse - di uno o più particolari elementi cosiddetti specializzanti.

Va però escluso che un rapporto cosiffatto possa sussistere tra le norme degli artt. 97 e 116 c.s., la prima delle quali sanziona in via amministrativa chiunque circoli con un ciclomotore non rispondente ad una o più delle caratteristiche o prescrizioni indicate nell'art. 52 c.s. o nel certificato di identità tecnica, o che sviluppi una velocità superiore a quella prevista dallo stesso art. 52 (tra dette caratteristiche rientra anche quella di avere un motore di cilindrata non superiore a cc 50), mentre l'art. 116, tredicesimo comma, punisce penalmente chiunque guida motoveicoli senza aver conseguito la relativa patente di guida. È, infatti, evidente che l'ambito della fattispecie legale descritta dall'art. 97, sesto comma, non ricomprende nella sua interezza quella delineata dall'art. 116, in quanto, ad esempio, il fatto di circolare alla guida di un ciclomotore «maggiorato» non implica necessariamente, e dunque non contiene necessariamente in sè - come il più rispetto al meno - il fatto di essere sprovvisti della prescritta patente di guida. L'illecito amministrativo di cui all'art. 97 può, infatti, essere commesso anche da chi è munito di regolare patente, attenendo alle caratteristiche del veicolo e non a quelle del conducente, così come specularmente il reato di guida senza patente non implica affatto che il veicolo posto in circolazione sia necessariamente un ciclomotore con potenza o cilindrata da motociclo.

Escluso quindi che la norma dell'art. 97 si ponga come speciale rispetto a quella dell'art. 116, il fatto di chi, privo di patente, guidi un ciclomotore «maggiorato», e cioè un vero e proprio motociclo, deve essere ricondotto - secondo quanto giustamente eccepito dal P.G. di Brescia - sotto la previsione dell'illecito penale di cui all'art. 116, tredicesimo comma, c.s.

La sentenza impugnata va pertanto annullata senza rinvio (Omissis).

@CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. IV, 2 marzo 1999, n. 2764 (ud. 3 novembre 1998). Pres. Fattori - Est. Malzone - P.M. Turone (diff.) - Ric. P.G. in proc. Cavalieri

Sorpassi - In prossimità o in corrispondenza di intersezioni - Divieto - Operatività - Assenza di presegnalazione dell'intersezione - Conseguenze.

Il divieto di sorpasso in prossimità o in corrispondenza delle intersezioni è operante anche in assenza di presegnalazione dell'intersezione, quando l'esistenza di quest'ultima, se non conosciuta già dal conducente, sia da lui tempestivamente percepibile, come nel caso in cui vi sia interruzione della linea continua di mezzeria. Ne consegue che, sussistendo tale condizione, non può dirsi esente da colpa il conducente di autovettura che, nell'effettuazione della manovra di sorpasso di un ciclomotorista, abbia investito quest'ultimo all'atto in cui il medesimo operava una concomitante manovra di svolta a sinistra per immettersi nella strada laterale. (Nuovo c.s., art. 148; c.p., art. 589) (1).

    (1) Per utili riferimenti, v. Cass. pen., sez. IV, 20 gennaio 1982, Naitana, in questa Rivista 1982, 485, la quale, sebbene con riferimento al codice abrogato, stabilisce che il divieto di sorpasso inPage 310 prossimità di crocevia non deve essere espressamente segnalato poiché esso è stabilito dall'art. 106, nono comma, c.s., che è norma di carattere generale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE. - Luigi Cavalieri, condannato con sentenza del Pretore di Foggia, Sezione distaccata di Trinitapoli, del 21 gennaio 1997 a mesi otto di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da liquidarsi in separata sede, perché ritenuto responsabile dell'omicidio colposo di Stefano Marrone, commesso alla guida dell'autovettura tg. FG 510919 in fase di sorpasso del ciclomotore condotto dalla vittima, mentre la stessa stava svoltando a sinistra ad un incrocio, con la sentenza in epigrafe veniva assolto dalla relativa imputazione per insussistenza del nesso causale tra la condotta dell'imputato e l'evento letale per il motociclista.

Riteneva la corte di merito che la responsabilità del sinistro era da attribuirsi al ciclomotorista, per la improvvisa svolta a sinistra operata da costui e che nessuna efficienza causale era ravvisabile nella condotta di guida dell'imputato in quanto: a) essendo l'autovettura in fase di sorpasso non era tenuta ad osservare la distanza di sicurezza; b) non sussisteva il divieto di sorpasso in prossimità dell'incrocio con la strada a sinistra ove il motorino stava svoltando, perché tale incrocio non era segnalato; c) non sussisteva il divieto di sorpasso «nonostante la linea di mezzeria continua», in quanto avuto riguardo alle dimensioni dei due veicoli era possibile il sorpasso nella stessa corsia di marcia; d) la velocità di circa 60 km/h tenuta dall'autovettura era consentita trattandosi di strada senza limite di velocità.

Ricorre il P.G. e per illogicità della motivazione, sul riflesso che la strada percorsa dall'automobilista aveva la segnaletica orizzontale costituita dalla linea di mezzeria continua prima e dopo l'incrocio e che l'imputato iniziò la manovra di sorpasso nonostante vi fosse un doppio divieto e cioè la linea di mezzeria continua e l'incrocio con la strada laterale a sinistra ove il ciclomotore stata svoltando.

Il ricorso è fondato.

L'art. 148, dodicesimo comma, c.s. (e si veda pure l'art. 347, terzo comma, del regolmento), vieta tassativamente il sorpasso in prossimità o in corrispondenza delle intersezioni, salvo che la circolazione sia regolata da semafori o da agenti del traffico. Nel caso concreto, come sopra si è ricordato, l'incidente avvenne proprio mentre il Cavaliere stava sorpassando, all'altezza di un crocevia dove il traffico non era regolato, e avendo iniziato la manovra proco prima, il ciclomotore condotto dal Marrone. Così stando le cose, è evidente che l'odierno ricorrente violò una precisa norma del codice della strada ed è chiaro altresì che questa violazione va ritenuta causalmente rilevante rispetto all'incidente che ebbe a verificarsi, ferma naturalmente la possibilità di riconoscere un eventuale concorso di colpa da parte della vittima.

Vero è (e la sentenza impugnata fa leva su questa circostanza) che il crocevia non era segnalato; ma non bisogna dimenticare che il segnale di intersezione è solo un segnale di «pericolo» e che, come la giurisprudenza di legittimità ha avuto occasione di affermare, la sua mancanza non toglie valore al divieto di sorpasso posto dalla legge. Solo perciò nel caso particolarissimo in cui, all'assenza del segnale, si accompagni l'impossibilità (ad es., per la particolare conformazione dei luoghi, per la vegetazione, ecc.) di avvistare tempestivamente il crocevia, e sempre che ovviamente il conducente che intende sorpassare non ne sia comunque a conoscenza (su questi punti, nulla è dato ricavare dalla motivazione della sentenza impugnata), la colpa di quest'ultimo potrà essere esclusa.

La sentenza contro cui è stato proposto deve perciò essere annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Bari; e il giudice del rinvio terrà conto di quanto sopra puntualizzato (Omissis).

@CORTE DI CASSAZIONE CIVILE Sez. I, 30 dicembre 1998, n. 12887. Pres. Grieco - Est. Olla - P.M. Lo Cascio (conf.) - Prefetto di...

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