Giurisprudenza di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:369-397
RIEPILOGO

Prova penale - Intercettazioni di conversazioni o comunicazioni - Comunicazioni tra presenti - Luogo di privata di mora - Abitacolo di un'autovettura - Esclusione (...)

 
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@CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. VI, 12 marzo 2001, n. 10095 (ud. 23 gennaio 2001). Pres. Sansone - Est. Ambrosini - P.M. Febbraro (parz. diff.) - Ric. De Palma ed altri.

Prova penale - Intercettazioni di conversazioni o comunicazioni - Comunicazioni tra presenti - Luogo di privata di mora - Abitacolo di un'autovettura - Esclusione.

Le intercettazioni ambientali effettuate nell'abitacolo di un'autovettura non sono equiparabili a quelle effettuate in un "luogo di privata dimora", atteso che per "luogo di privata dimora" deve intendersi, di regola, un immobile, salva l'attribuibilità, in casi particolari, di detta qualificazione anche a beni mobili, ivi compresi anchi i mezzi di trasporto, a condizione, però, che sussista l'attualità del loro uso per finalità private diverse dal trasporto (es: la "roulotte" o il "camper", per il nomade, lo sfollato o il turista che vi alloggino, a seconda dei casi, in via permanente o precaria; la barca, per il navigatore anche occasionale; la cabina di guida del camion per l'autista che si ferma a riposare o, al limite, anche l'autovettura adoperata da uno sfrattato o da un barbone per trascorrervi la notte). (C.p.p., art. 266) (1).

    (1) Da ultimo, in senso conforme alla massima in epigrafe, v. Cass. pen., sez. VI, 5 dicembre 2000, SAGGIO, in questa Rivista 2001, 105, secondo cui ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 266, comma 2, c.p.p., nella parte in cui questo si richiama ai «luoghi indicati dall'art. 614 del codice penale», un autoveicolo non può essere considerato luogo di privata dimora. V. inoltre il commento di M. PUMO, Una dubbia interpretazione restrittiva sui requisiti della privata dimora, in Dir. e giust. n. 12/2000, 20.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. - La Corte d'appello di Catanzaro con sentenza 8 febbraio 2000 confermava la sentenza 22 giugno 1999 del Gup del tribunale della stessa città di condanna per il reato di cui agli articoli 81 c.p. e 73, comma 5, D.P.R. 309/90 di:

- Lamanna Enzo (capi 2, 4, 5, 6, 9, 10, 12, 13) alla pena di anni 4, mesi 8 di reclusione e 40 milioni di lire di multa;

- De Palma Lorenzo (capi 8, 14) alla pena di anni 4, mesi 2 di reclusione e 30 milioni di lire di multa;

- Monterosso Massimiliano (capo 12) alla pena di anni uno di reclusione e 3 milioni di lire di multa.

La sentenza respinge le questioni preliminari sollevate dalle difese. In particolare ritiene infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 266 c.p.p., nella parte in cui consente l'intercettazione di conversazioni fra presenti all'interno di un domicilio privato: in primo luogo perché l'autoveicolo non è assimilabile al domicilio o al luogo di privata dimora; in secondo luogo perché la collocazione del mezzo intercettivo in abitazione privata non comporta necessariamente l'intrusione clandestina nel domicilio altrui.

Quanto alla prova della responsabilità, la stessa sentenza esamina dettagliatamente, imputato per imputato, il tenore delle conversazioni intercettate, deducendo dal loro tenore che le domande e le risposte evidenzino in modo non equivoco la partecipazione al traffico delle sostanze stupefacenti.

Ricorre il Lamanna in proprio dolendosi in primo luogo del fatto che il tribunale di Catanzaro, nel procedimento principale a carico di altri coimputati, ha rimesso gli atti alla Corte costituzionale in ordine alla questione di cui all'articolo 266 c.p.p., mentre la Corte d'appello ha rigettato la relativa eccezione preliminare. In secondo luogo lamenta la violazione di legge e la mancanza di motivazione in punto responsabilità. In terzo luogo contesta il mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui al comma 5 dell'articolo 73 D.P.R. 309/90. Infine contesta la sproporzione della pena inflitta rispetto alla materialità dei fatti.

Ricorre, altresì, la difesa del Monterosso, per violazione degli articoli 268, comma 3, c.p.p., e 271, comma 1, c.p.p. per quanto riguarda l'utilizzabilità delle intercettazioni in quanto non effettuate presso gli impianti esistenti presso la procura della Repubblica. In secondo luogo lamenta la mancanza di riscontri ai pretesi esiti delle intercettazioni. In terzo luogo si duole della determinazione della pena inflitta.

Infine la difesa del De Palma ribadisce l'inutilizzabilità delle intercettazioni (limitatamente al capo 8) perché effettuate dagli impianti della polizia giudiziaria senza che ricorressero le condizioni legittimanti la deroga prevista dall'articolo 268, comma 3, c.p.p. e, conseguentemente, lamenta la mancanza di motivazione sul punto. Infine si duole della mancanza di motivazione relativamente alla sollevata eccezione di incostituzionalità dell'articolo 266, comma 2, c.p.p.

MOTIVI DELLA DECISIONE. 1. - Il materiale probatorio, la cui utilizzabilità è posta in discussione dalle difese sia quanto ai contenuti, sia quanto ai modi di acquisizione, è costituito essenzialmente da intercettazioni ambientali e telefoniche.

Non solo, ma ove l'utilizzabilità venga ritenuta, si pone in discussione la legittimità costituzionale delle norme che eventualmente la consentano, sia per quanto concerne il loro esplicito dettato, sia per quanto concerne il dettato implicito.

È necessario, pertanto, procedere ad alcune essenziali distinzioni.

  1. - In primo luogo va chiarito che le intercettazioni telefoniche si distinguono nettamente da quelle ambientali, dove le prime devono essere necessariamente eseguite attraverso impianti installati nelle procure della Repubblica ex articolo 368 c.p.p., salvo che gli impianti risultino insufficienti o inidonei ed esistano eccezionali ragioni di urgenza onde il P.M. dispone con provvedimento motivato il compimento delle operazioni mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria. Le seconde, invece, per le loro caratteristiche specifiche (essendo di volta in volta eseguite mediante speciali apparecchiature) non possono essere assoggettate a regole predeterminate.

    In questo senso la giurisprudenza di questa Corte (in particolare di questa sezione) si è più volte espressa in relazione al mezzo tecnico adottato nei singoli casi. La condizione essenziale è che, nel compimento della intercettazionePage 370 «non telefonica» non vengano lesi diritti fondamentali della personalità.

  2. - Posta questa premessa, appare comunque di tutta evidenza che l'intercettazione effettuata nell'abitacolo di un'autovettura non è equiparabile a quella effettuata in un «luogo di privata dimora».

    Si è giustamente affermato (Cassazione, sez. VI, 5 ottobre 2000, Alice) che il concetto di privata dimora è più ampio di quello di abitazione e rientra in esso qualsiasi luogo dove taluno si sofferma per compiere, anche in modo contingente o transitorio, lecitamente atti della propria vita privata, quali manifestazioni dell'attività individuale per i motivi più diversi, dallo studio, alla cultura, allo svago, al lavoro professionale o artigianale, al commercio, all'industria, all'attività politica, ecc.

    Tendenzialmente il luogo di privata dimora è costituito da cose immobili, a incominciare dall'alloggio (di proprietà o in locazione) nel quale si conduce la propria privata esistenza, alla stanza dell'albergo, allo studio professionale, alla bottega, al negozio, all'impianto industriale.

    Solo in casi particolari è costituito da un bene mobile, quale la tenda precariamente ancorata al suolo (per motivi di turismo, commerciali, politici, ecc.) o da mezzi di trasporto, purché sussista l'attualità dell'uso per finalità private. Così è la roulotte o il camper adibito permanentemente dal nomade ad abitazione, o precariamente dallo sfollato o dal turista, la barca per il navigatore anche occasionale, la cabina del camion per l'autista che si ferma a riposare, al limite l'autovettura in cui lo sfrattato o il barbone trascorre la notte.

    In linea generale, invece, il mezzo di trasporto non ha le caratteristiche tipiche del luogo di privata dimora, proprio in relazione alla funzione del mezzo, che è quella di trasferire da un luogo ad un altro cose o persone, quali il proprietario o il possessore del mezzo e gli eventuali ospiti degli stessi. Che, se poi nel trasferimento o nella sosta si sviluppano conversazioni «private» fra gli occupanti il veicolo, il fatto non si discosta da quello in cui le persone conversino fra loro in un luogo pubblico o aperto al pubblico.

    La riprova a livello giurisprudenziale si ha in relazione alla circostanza aggravante di cui all'articolo 625, comma 1, n. 1), c.p., non contestata e non comunque riconosciuta di regola in relazione al furto su cose detenute all'interno di un'autovettura (sempre che essa non sia eccezionalmente utilizzata come precaria abitazione).

    Ora, se la violazione di domicilio non è riscontrabile nell'introduzione abusiva in un'autovettura altrui, né è ravvisabile l'aggravante di cui all'articolo 625, comma 1, n. 1), c.p. per il furto su cose detenute all'interno di un veicolo, non si comprende come a livello processuale (ai fini delle intercettazioni ambientali) gli stessi mezzi di trasporto debbano trasformarsi in luoghi di privata dimora.

    Gli eventuali isolati precedenti giurisprudenziali in questo senso non appaiono convincenti sotto il profilo logico, e contrastano comunque con la considerazione che i fatti che si verificano all'interno di un'autovettura sono normalmente percepibili sia visivamente (si pensi all'ipotesi di cui all'articolo 527 c.p.), sia sonoramente anche dall'esterno.

    A prescindere da queste considerazioni, l'estensione della nozione di privata dimora all'autoveicolo può avere effetti irragionevoli, moltiplicando la potenzialità della privatezza della dimora e qualunque situazione in cui due o più persone, a prescindere dal luogo in cui si trovano, pretendano che le loro conversazioni rimangano segrete.

    Le norme costituzionali, in realtà, tutelano la segretezza della corrispondenza e l'inviolabilità del domicilio, non anche le comunicazioni fra persone presenti. Chi comunica...

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