Giurisprudenza di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:771-808
RIEPILOGO

Acque pubbliche e private - Inquinamento - Insediamenti civili o produttivi - Impianto di autolavaggio - Insediamento produttivo - Sussistenza - Diversa qualificazione operata da regolamento comunale - Irrilevanza. Acque pubbliche e private - Inquinamento - Responsabilità penale - Gestore di impianto di distribuzione carburante e di autolavaggio - Scarico senza autorizzazione - Configurabilità... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 20 giugno 2003, n. 26843 (ud. 15 maggio 2003). Pres. Toriello - Est. Grillo - P.M. Favalli (conf.) - Ric. Nencioni

Acque pubbliche e private - Inquinamento - Insediamenti civili o produttivi - Impianto di autolavaggio - Insediamento produttivo - Sussistenza - Diversa qualificazione operata da regolamento comunale - Irrilevanza. Acque pubbliche e private - Inquinamento - Responsabilità penale - Gestore di impianto di distribuzione carburante e di autolavaggio - Scarico senza autorizzazione - Configurabilità del reato a suo carico - Sussistenza.

L'attività di autolavaggio non può considerarsi insediamento civile, ma va considerata attività produttiva, siccome attività di esecuzione di un servizio idonea a scaricare rifiuti liquidi di natura inquinante per la presenza di oli minerali, residui di petrolio, polveri, sostanze chimiche contenute nei detersivi e nelle vernici, che possono staccarsi dalle vetture usurate. A nulla può rilevare la differente qualificazione della tipologia di scarico eventualmente operata da regolamento comunale. (Mass. Redaz.). (L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 21; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59) (1).

Lo scarico senza autorizzazione, in pubblica fognatura, di reflui provenienti da un impianto di autolavaggio configura reato non solo a carico del titolare dell'insediamento ma altresì nei confronti del gestore dell'impianto, stante l'onere di controllo a suo carico che l'impianto affidato alla sua gestione sia dotato della necessaria autorizzazione. (Mass. Redaz.). (L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 21; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59) (2).

    (1) Orientamento giurisprudenziale prevalente ormai pacifico nel senso della massima in epigrafe. Ex plurimis si vedano Cass. pen., sez. III, 13 febbraio 2001, Zanon, in questa Rivista 2001, 376; Cass. pen., sez. III, 1 ottobre 1999, Zompa, ivi 2000, 316; Cass. pen., sez. III, 29 aprile 1999, Fingolo, ivi 1999, 793; Cass. pen., sez. III; 29 marzo 1999, De Zotti; ivi 1999, 489 e Cass. pen., sez. III, 29 aprile 1999, Cicuto, ivi 1999, 489. In dottrina, in termini generali, si veda M. MEDUGNO, M. GABRIOTTI, P. PAGLIARA, Il nuovo regime delle acque tra presente e futuro, Ed. La Tribuna, Piacenza 2002.

    (2) Sostanzialmente conforme Cass. pen., sez. III, 7 febbraio 2002, Spada, in Riv. pen. 2002, 830. Si veda inoltre Cass. pen., sez. III, 27 giugno 1992, Gramaglia, ivi 1993, 477, secondo cui «il gestore di un impianto di distribuzione carburante e di autolavaggio, pur non essendo proprietario, è personalmente tenuto a munirsi delle prescritte autorizzazioni allo scarico, dovendosi considerare titolare di un insediamento produttivo».

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. - Con la sentenza indicata in epigrafe, il Tribunale di Firenze, in composizione monocratica, condannava Nencioni Patrizia, gestrice di una stazione di servizio Shell con annessa attività di autolavaggio veicoli, alla pena, di lire 4.000.000 di ammenda in ordine alla contravvenzione di cui all'art. 21, I e II parte, in relazione all'art. 1, lett. a), L. n. 319/1976, accertata il 25 novembre 1998, per scarico in pubblica fognatura delle acque reflue risultanti dal ciclo di lavaggio, senza aver chiesto la prescritta autorizzazione al Sindaco di Firenze.

Avverso detta sentenza ricorre l'imputata, deducendo: 1) inosservanza o erronea applicazione della legge n. 319/1976, giacché questa sanziona penalmente (art. 21), solo lo scarico nelle acque, sul suolo e nel sottosuolo, ma non quello «in fognature», che è tutt'altra cosa, come si evince dall'art. 1, e che dunque non costituisce reato, per il principio di tassatività delle fattispecie penali; 2) violazione di legge per inapplicabilità della normativa contestata, dovendosi ritenere «insediamento civile» e non «produttivo» la stazione di servizio de qua, nonché travisamento del fatto e omessa motivazione sul punto, in quanto, ai sensi del Regolamento comunale, lo scarico in questione (proveniente da distributori di carburante con stazione di servizio) è classificato tra gli «scarichi da insediamento civile di classe B», e tale infatti lo considera l'autorizzazione comunale, concessa - successivamente ai fatti per cui è processo - alla ditta Tiberina Petroli Tiber srl, proprietaria dell'impianto gestito dall'imputata; 3) violazione di legge e travisamento del fatto, perché, trattandosi di scarico «discontinuo periodico», doveva comunque essere accertata, ai fini della responsabilità penale, l'eventuale assimilabilità all'insediamento produttivo, mediante valutazione dei reflui; 4) travisamento del fatto, nonché inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione alla determinazione del responsabile del reato, da individuarsi nella ditta proprietaria dell'impianto e non nella gestrice dello stesso; infatti tutte le pratiche amministrative fanno capo alla ditta Tiberina Petroli Tiber srl, così come anche la menzionata autorizzazione a scaricare nella pubblica fognatura, concessa il 10 giugno 1999, né può trovare applicazione nella fattispecie in esame, in quanto norma successiva, l'art. 45 D.L.vo n. 152/1999, che pone a carico del titolare dell'attività la richiesta di autorizzazione; 5) erronea applicazione della legge penale in ordine agli artt. 5, 42, 43, 665 c.p., in relazione all'elemento psicologico della contravvenzione contestata, e travisamento del fatto, avendo ella ritenuto, in buona fede, che la ditta proprietaria fosse in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie per l'esercizio dell'attività concessale in locazione, anche perché pagava regolarmente il contributo di depurazione fognatura, per cui non poteva immaginare che l'amministrazione ignorasse la sua attività; 6) inosservanza o erronea applicazione della legge penale processuale in relazione all'art. 429 c.p.p., non recando il decreto di citazione a giudizio la chiara enunciazione delle norme che si assumono violate.

All'odierna udienza il P.M. conclude come riportato in epigrafe.

MOTIVI DELLA DECISIONE. - Il ricorso merita accoglimento, nei termini appresso indicati, essendo fondata la quinta doglianza.

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Innanzitutto rileva il Collegio la manifesta infondatezza dell'ultima doglianza, di carattere processuale, in quanto la denunciata imperfetta formulazione del capo di imputazione, che fa riferimento alla parte I e II dell'art. 21, anziché ai commi 1 e 2 dello stesso, non ha decisiva rilevanza, non avendo comportato di certo alcun pregiudizio ai diritti dell'imputata, tant'è che la stessa si è potuta difendere a tutto campo, dimostrando di aver bene inteso il contenuto dell'addebito.

In ordine alla prima doglianza, ritiene il Collegio di non condividere l'interpretazione della legge Merli fornita dalla ricorrente, pur trovando essa riscontro in molte pronunzie di questa Corte.

La questione - se costituisca il reato di cui all'art. 21, primo comma, L. n. 319/1976 lo scarico di reflui da insediamento produttivo in pubblica fognatura, in assenza di autorizzazione - è stata a lungo dibattuta in dottrina e giurisprudenza, tanto da approdare alle sezioni unite di questa Corte, senza però essere risolta, essendo stata dichiarata in quella sede (ud. 24 giugno 1998, proc. Verga) l'inammissibilità del ricorso.

Il D.L.vo n. 152/1999 ha risolto testualmente - in senso affermativo - il problema, che pertanto non si pone per i fatti regolati dalla nuova normativa, ma, nel caso di specie, deve applicarsi la c.d. legge Merli, risalendo i fatti al 25 novembre 1998.

Ebbene, ritiene il Collegio, maggiormente logico e corretto l'orientamento, supportato da numerosissime decisioni, tutte della III Sezione di questa Corte (ex plurimis: 2 dicembre 2002, n. 42932, Barattoni; 16 febbraio 2000, n. 1773, Calvo; 28 settembre 1999, n. 12176, Di Liddo ed altro; 11 gennaio 1999, n. 3272, Tornatore; 11 gennaio 1999, n. 3270, De Gennaro; 3 dicembre 1998, n. 1136, Di Palma; 27 novembre 1998, n. 603, Battaglia; 25 maggio 1998, n. 8571, Salpietra; 17 dicembre 1997, n. 2845, Biondi; 30 ottobre 1997, n. 11043, Campanelli), secondo cui lo scarico senza autorizzazione da insediamento produttivo nelle pubbliche fognature costituisce reato ex art. 21 legge 10 maggio 1976 n. 319, anche dopo le modifiche introdotte dalla legge 17 maggio 1995 n. 172, la quale ha depenalizzato soltanto gli scarichi civili e delle pubbliche fognature, senza autorizzazione, e non anche gli scarichi da insediamenti produttivi, compresi quelli nelle pubbliche fognature; permane, infatti, il principio del controllo preventivo per tutti gli scarichi - ai sensi dell'art. 9, ultimo comma - essendo irrilevante che tra i corpi recettori non sia indicata espressamente la fognatura, poiché la norma richiama le acque menzionate dall'art. 1 della legge stessa, quindi, anche i corpi recettori intermedi, tra i quali rientra appunto la fognatura; sicché l'obbligo di autorizzazione per tutti gli scarichi da insediamento produttivo comprende anche quelli effettuati in tale sito.

Anche lo scarico in questione, dunque, era soggetto ad autorizzazione.

Per quanto concerne la seconda doglianza, ricorda il Collegio che l'orientamento giurisprudenziale è pacifico nel ritenere gli impianti di autolavaggio assimilabili agli insediamenti produttivi e non a quelli civili, in quanto la qualità inquinante dei reflui è diversa e più grave rispetto a quella dei normali scarichi delle abitazioni per la presenza di oli minerali, residui di petrolio, polveri, sostanze chimiche contenute nei detersivi e nelle vernici, che possono staccarsi da vetture usurate (Cass., sez. III, 18 dicembre 2000, n. 5938, P.M./Zanon; 16 febbraio 2000, n. 174, Scaramozza; 26 marzo 1999, n. 5465, P.M./Fingolo; 8 febbraio 1999, n. 3898, P.M./Piovesan ed altro). Detta assimilabilità, peraltro, può essere dedotta sia dai risultati delle analisi, sia, in assenza di queste, dall'attività svolta e dalle sue modalità, da nozioni di comune esperienza circa le caratteristiche degli scarichi e dalle...

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