Giurisprudenza di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:119-172
RIEPILOGO

Strade - Tutela e manutenzione - Responsabilità dell'amministrazione - Insidia - ConseguenzeOmicidio colposo - Responsabilità - Individuazione - Fattispecie in tema di scavo non protetto da barriere all'interno di anello rotatorio aperto al traffico. Reato - Causalità (Rapporto di) - Obbligo giuridico di impedire l'evento - Condotta omissiva impropria - Configurabilità - Fattispecie in tema di... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. IV, 22 novembre 2006, n. 38410 (ud. 27 aprile 2006). Pres. Battisti - Est. Foti - P.M. Gialanella (diff.) - Ric. Frappi ed altri.

Strade - Tutela e manutenzione - Responsabilità dell'amministrazione - Insidia - ConseguenzeOmicidio colposo - Responsabilità - Individuazione - Fattispecie in tema di scavo non protetto da barriere all'interno di anello rotatorio aperto al traffico. Reato - Causalità (Rapporto di) - Obbligo giuridico di impedire l'evento - Condotta omissiva impropria - Configurabilità - Fattispecie in tema di insidia stradale.

In tema di eventi lesivi connessi alla circolazione stradale, costituisce «insidia» tale da dar luogo a responsabilità, anche penale, dei soggetti che avrebbero avuto l'obbligo di eliminarla, quella costituita dalla presenza di uno scavo non protetto da barriere all'interno di un anello rotatorio aperto al traffico nonostante il mancato completamento dei lavori di realizzazione, in assenza di adeguata segnalazione ed illuminazione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, sono stati riconosciuti corresponsabili di omicidio colposo il direttore tecnico dell'impresa incaricata dei lavori, il direttore dei lavori ed il responsabile del procedimento per conto dell'ente pubblico committente, in relazione al decesso di un automobilista il quale, immessosi nella rotatoria e perduto il controllo del veicolo, era finito nello scavo, così riportando lesioni di esito mortale). (Mass. Redaz.). (C.p., art. 589; nuovo c.s., art. 21; D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 32) (1).

Colui che ha creato una fonte di pericolo è tenuto a quella particolare forma di garanzia, chiamata di controllo, la quale, insieme con l'altra, definita di protezione, costituisce il contenuto dell'art. 40, comma secondo, c.p., che detta la disciplina del reato omissivo improprio (principio applicato, nella specie, con riguardo alla condotta di un soggetto che, nella qualità di ingegnere capo di un comune e di responsabile del procedimento per la realizzazione di un anello rotatorio, aveva preteso l'apertura al traffico di detto anello nonostante che i relativi lavori non fossero stati ancora completati e che lo stato dei luoghi, in particolare per la presenza di uno scavo non adeguatamente segnalato e non protetto da barriere, potesse costituire fonte di pericolo). (Mass. Redaz.). (C.p., art. 40) (2).

    (1) Per utili ragguagli in tema di insidie stradali e responsabilità penale, a titolo di colpa, dei soggetti tenuti ad eliminarle o adeguatamente segnalarle, v. Cass. pen., sez. IV, 29 luglio 2004, Santilli ed altri, in questa Rivista 2005, 23, con ampia nota di riferimenti giurisprudenziali e dottrinali alla quale si rinvia.


    (2) Analogamente, pur riferendosi a differente fattispecie, v. Cass. pen., sez. IV, 13 dicembre 1993, Cocco, in Riv. pen. 1995, 274.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. - Con sentenza del 15 novembre 2004, la Corte di appello di Firenze confermava, nei confronti di Frappi Pierangelo, Rossi Roberto e Martellini Maurizio, la sentenza del Tribunale di Arezzo dell'11 aprile 2003 che ne aveva affermato la penale responsabilità, ex art. 589 c.p. per avere, per colpa, cagionato la morte di Guiducci Gianni. Costui, nella notte tra il 13 ed il 14 dicembre del 1998, essendosi trovato alla guida della propria auto, dopo avere percorso la via Turati di Arezzo, in direzione viale Amendola, giunto all'altezza dell'anello rotatorio «Setteponti», ove erano ancora in corso i lavori per la realizzazione della rotonda che sostituiva il precedente incrocio, aveva perso il controllo della propria auto che, sbandando verso sinistra, cioè verso la parte interna della rotatoria, aveva urtato contro un cordolo di cemento che delimitava la sede stradale, lo aveva superato ed aveva terminato la propria corsa dentro uno scavo, profondo m. 3,65, posto a ridosso della circonferenza della rotonda. Il decesso dell'automobilista era stato determinato da schiacciamento della cassa toracica.

Nel confermare, dunque, in punto di responsabilità, quanto ai menzionati imputati, la sentenza di primo grado, la Corte territoriale, tuttavia, ritenuta la prevalenza delle già riconosciute circostanze attenuanti generiche, riduceva la pena ai tre condannati a mesi otto di reclusione, quanto al Frappi, ed a mesi sei quanto al Rossi ed al Martellini, la cui pena detentiva sostituiva con la multa di euro 6.840,00 e con non menzione della condanna per Rossi e Martellini. Dichiarava, altresì, la stessa Corte il concorso di colpa della vittima nella produzione dell'evento nella misura del 50%, riducendo in proporzione le statuizioni di condanna al risarcimento dei danni alle parti civili, ferme le provvisionali già concesse.

Si accertava, fin dalle prime fasi delle indagini, che, benché i lavori di realizzazione dell'anello rotatorio non fossero stati ancora completati, essi erano stati, tuttavia, parzialmente consegnati il 28 ottobre 1998 all'amministrazione comunale, in vista dell'esigenza di aprire al traffico la rotatoria il 1º novembre 1998, in occasione dell'inaugurazione del centro com-Page 120merciale «Ipercoop» di viale Amendola. Dagli accertamenti svolti dal C.T. del P.M. e dalle altre risultanze processuali, si apprendeva che il fondo stradale della rotatoria era privo del tappeto di usura, cosparso di buche e sporco di terra e ghiaia; il tempo era nuvoloso, vi era foschia e la rotonda era scarsamente illuminata.

A tale proposito, il verbale del sopralluogo eseguito dal P.M. annotava che la segnalazione gialla intermittente era spenta e che l'unica fonte d'illuminazione della zona era rappresentata dalla fioca luce emessa da una sola lampada. Vi erano diversi segnali che indicavano la presenza di una zona interessata a lavori in corso ed i limiti di velocità (prima 50, quindi 30 km), anche se, segnalava il C.T. del P.M., mancavano le strisce gialle per terra. La circonferenza interna della rotonda era delimitata da una rete di plastica di colore arancione, al di là della quale si trovava uno scavo, ove era andato a finire l'auto del Guiducci. In corrispondenza dello scavo (eseguito per accedere a due sottopassi, e forse anche per realizzare una pista ciclabile o per impiantare una torre-faro) era previsto in progetto la posa di un guard-rail lungo 15 metri; in realtà, il fosso risultava protetto per un tratto, assai più breve, di m. 3,5.

A tale proposito, la sentenza impugnata ha rilevato che la presenza dello scavo, privo di adeguata protezione e separato dalla sede stradale solo da una rete di plastica, rappresentava una vera e propria insidia, peraltro posta in essere in violazione di precise normative. In particolare dell'art. 21 del codice della strada al tempo vigente, che rimanda all'art. 32 del relativo regolamento, che rende obbligatoria la predisposizione di barriere sui lati frontali. Nel segnalare tale normativa, la Corte territoriale ha anche ricordato, condividendolo, il giudizio espresso dal C.T. del P.M., il quale ha sostenuto che in una circonferenza ogni parte è potenzialmente frontale; in ogni caso, ha ancora sostenuto la Corte territoriale, in situazioni di pericolo, le barriere sono ritenute obbligatorie anche sui lati longitudinali, e dunque dovevano ritenersi necessarie nel caso di specie, rappresentando il profondo scavo un evidente pericolo per chiunque si trovasse a transitare nella zona. La sentenza impugnata ha richiamato, altresì, l'art. 4 del D.M. LL.PP. n. 232/92 che vieta l'apertura al traffico di strade prive delle protezioni previste in progetto. Anche tale normativa, secondo i giudici del merito, è stata violata nel caso di specie, posto che, prevedendo il progetto la realizzazione di barriere di protezione, l'apertura al pubblico della rotatoria doveva necessariamente essere preceduta dalla predisposizione di detta barriera, viceversa assente per gran parte del perimetro. Se il guard-rail fosse stato sviluppato lungo tutto il perimetro, secondo quanto previsto in progetto, il Guiducci, hanno sostenuto i giudici dell'impugnazione, non sarebbe mai finito nel fosso, posto che la barriera di protezione, urtata trasversalmente, gli avrebbe impedito di precipitarvi dentro, e dunque egli non avrebbe lamentato le gravi lesioni toraciche da schiacciamento che ne hanno causato la morte. E dunque, secondo i giudici del merito, proprio l'omessa predisposizione della barriera protettiva ha determinato l'esito tragico dell'incidente; mentre le ulteriori omissioni, in tema di segnaletica, di illuminazione, di sconnessioni del piano stradale, hanno avuto un ruolo causale nello sbandamento dell'auto e delineano, a giudizio della Corte territoriale, ulteriori profili di responsabilità nei confronti di quanti avrebbero dovuto intervenire per porre in sicurezza la zona, specie dopo che, nei giorni precedenti, quella stessa zona era stata teatro di tre o quattro incidenti simili.

Del tragico evento è stato, quindi, ritenuto responsabile Frappi Pierangelo che, quale direttore tecnico e responsabile per la sicurezza dell'impresa «Frappi Dino», avrebbe dovuto predisporre la barriera protettiva, nonché curare la pulizia e la regolarità del piano stradale, la completezza della segnaletica, attivare le luci intermittenti proprio per la scarsa illuminazione presente in loco; obblighi dai quali non avrebbe potuto ritenersi esentato sol perché non era stato lui a decidere l'apertura anticipata della rotonda.

Altri responsabili sono stati individuati nel direttore dei lavori, ing. Roberto Rossi, e nell'ing. capo del Comune di Arezzo, ing. Martellini, quale responsabile del procedimento in relazione alla realizzazione dei lavori in questione.

Con riguardo a quest'ultimo imputato, la sentenza impugnata ha rilevato come, intervenendo, accedendo alla sollecitazione degli amministratori, per l'apertura della rotonda al traffico prima dell'ultimazione dei lavori, avesse assunto una posizione di garanzia in relazione ai pericoli che tale decisione comportava e...

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