Giurisprudenza di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:27-58
RIEPILOGO

Delitti contro la personalità dello Stato - Notizie di cui è stata vietata la divulgazione - Rivelazione - Oggetto - Individuazione anche alla luce della legge n. 124/07. Rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio - Elemento oggettivo - Fattispecie di cui al primo e al terzo comma dell'art. 326 c.p. - Differenze (...)

 
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@CORTE DI CASSAZIONE Sez. I, 25 ottobre 2007, n. 39514 (ud. 3 ottobre 2007). Pres. Mocali - Est. Gironi - P.M. (conf.) - Ric. Ferrari.

Delitti contro la personalità dello Stato - Notizie di cui è stata vietata la divulgazione - Rivelazione - Oggetto - Individuazione anche alla luce della legge n. 124/07. Rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio - Elemento oggettivo - Fattispecie di cui al primo e al terzo comma dell'art. 326 c.p. - Differenze.

Il reato di cui all'art. 262 c.p. (Rivelazioni di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione) ha ad oggetto non solo le notizie coperte dal segreto di Stato, ai sensi dell'art. 39 legge 3 agosto 2007 n. 124, ma anche quelle, diverse dalle prime, di cui sia stata vietata dall'Autorità competente la divulgazione per la tutela di interessi generali di natura assimilabile a quelli tutelati dal segreto di Stato. (Mass. Redaz.). (C.p., art. 262; L. 3 agosto 2007, n. 124, art. 39) (1).

La fattispecie di rivelazione del segreto d'ufficio da parte del pubblico ufficiale dietro compenso in denaro o di altra utilità integra l'ipotesi prevista dal primo comma dell'art. 326 c.p., eventualmente in concorso con il reato di corruzione, mentre, perché si realizzi la condotta prevista dal terzo comma dello stesso articolo, è necessario che si realizzi una condotta di autonomo e diretto sfruttamento o impiego della notizia coperta da segreto d'ufficio da parte dell'intraneus, pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. (Mass. Redaz.). (C.p., art. 326) (2).

    (1) La legge del 3 agosto 2007, n. 124 che riforma i servizi segreti per la sicurezza del Paese nonché detta la disciplina del segreto è pubblicata infra nella sezione «Legislazione e documentazione» con nota di CAUTERUCCIO R., Considerazioni in tema di scriminanti delle condotte previste dalla legge come reato nel nuovo ambito di applicazione della recente legge 124/2007.


    (2) Nulla in termini. Cfr. Cass. pen., sez. I, 14 settembre 1996, De Chiara, in Riv. polizia 1998, 177, per la quale, ai fini della sussistenza dell'ipotesi di reato prevista dall'art. 326, comma terzo, c.p., non è richiesta l'individuazione del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio rivelatore delle notizie segrete. Dette informazioni, però, devono riferirsi ad un soggetto di cui sia con certezza accertata tale qualità.


MOTIVI DELLA DECISIONE. - L'ordinanza indicata in epigrafe ha confermato, in sede di riesame, quella del Gip con cui è stata applicata la custodia cautelare in carcere nei confronti di Ferrari Mirco, indiziato di partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, all'utilizzazione a scopi patrimoniali di segreti d'ufficio e di dati riservati, all'acquisizione di documenti e notizie attinenti alla sicurezza dello Stato, alla realizzazione di intrusioni ed accessi abusivi a sistemi informatici, appropriazioni indebite ed illecito trattamento di dati personali nonché di concorso nei reati di cui all'art. 262, commi 1 e 4 (per aver ottenuto documenti contenenti notizie di cui il Sisde aveva vietato la divulgazione), 319/321 c.p. (corruzione di pubblici ufficiali per l'esecuzione di indagini e rivelazione di dati coperti da segreto d'ufficio in favore del servizio di Security Telecom - Pirelli, facente capo a Tavaroli Giuliano) e 326, comma 3, c.p. (illegittima utilizzazione di segreti d'ufficio e dati riservati a scopo di indebito profitto patrimoniale), avendo il Ferrari in dette vicende operato come collaboratore di Bernardini Marco (titolare - con Spinelli Gianpaolo - delle agenzie investigative «Global Security Services Inc.» e «Global Security Services Srl», agenti su mandato della «Security Telecom-Pirelli», subentrata all'agenzia fiorentina «Polis d'Istinto di Cipriani Emanuele»), con il compito specifico di gestire i pubblici ufficiali corrotti, autori delle rivelazioni illecite.

I giudici del riesame ritenevano la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato integrata dalle dichiarazioni confessorie del Bernardini, riscontrate da quelle dello Spinelli, delle segretarie Vilardo e Spirolazzi e dal consulente informatico Marchetti nonché di acquisizioni documentali (files rinvenuti nei computers dell'agenzia), tabulati telefonici ed accertamenti bancari, alla cui stregua emergeva che il Bernardini evadeva le commissioni ricevute dalla Security Telecom-Pirelli avvalendosi di una serie di collaboratori tra i quali, in primo piano, il Ferrari, che provvedevano all'acquisizione delle notizie riservate dai pubblici ufficiali corrotti (ivi inclusi elementi dei servizi di sicurezza dello Stato), redigevano i rapporti informativi e li rimettevano al committente.

Quanto, in particolare, al reato di cui all'art. 262 c.p., il tribunale precisava che esso si riferiva alla compilazione di un rapporto denominato «operazioni Sirtaki», il cui materiale veniva reperito nel computer della Vilardo ed il cui oggetto era costituito da informazioni sulla situazione dell'ordine pubblico in Grecia attinte dagli archivi del Sisde che il Ferrari aveva acquisito per conto della Pirelli.

In ordine alla competenza territoriale dell'A.G. di Milano, contestata dalla difesa dell'indagato, l'ordinanza precisa che tale ultimo reato, individuato come il più grave tra quelli ascritti al Ferrari, deve ritenersi consumato nel luogo in cui il soggetto ottiene la no-Page 28tizie riservata e che, nella specie, appare «altamente verosimile» che l'indagato abbia ricevuto dette informazioni dalla sua fonte Dionisi (sottufficiale dei C.C.) proprio in Milano, dove il Dionisi era solito recarsi alloggiando sempre nel medesimo albergo, mentre certamente in Milano si era verificata la rivelazione delle notizie da parte del Ferrari con la consegna del materiale al committente.

In punto di valutazione delle esigenze cautelari i giudici del riesame ritenevano ravvisabili sia quelle di cui alla lettera a) dell'art. 274 c.p.p., essendo in corso indagini per l'individuazione delle fonti delle notizie riservate, che quelle di cui alla lettera c), in relazione al ruolo di primo piano svolto dall'indagato ed alla natura dei suoi rapporti con gli informatori, e giudicavano la custodia in carcere l'unica misura concretamente idonea a prevenire il rischio di inquinamento probatorio e di recidiva.

Il difensore ha proposto ricorso e presentato memoria, deducendo:

- violazione della legge processuale in tema di competenza territoriale, sull'assunto della unitarietà della fattispecie di cui all'art. 262 c.p., valendo il disposto del comma 4 unicamente ad estendere a chi riceve la notizia la pena prevista per l'autore della rivelazione, la quale costituirebbe l'unico momento rilevante ai fini della consumazione del reato, con la conseguenza che, essendo rimasto ignoto il luogo di detta rivelazione (meramente congetturale risultando l'ipotesi che ciò sia avvenuto in Milano da parte del Dionisi), la competenza dovrebbe radicarsi in Roma, luogo di «custodia della notizia» ovvero, ex art. 9, comma 2, c.p.p., in «Prato/Firenze», luogo di residenza del Dionisi, o nei luoghi di residenza degli altri concorrenti, nessuno dei quali ubicato in Milano;

- erronea interpretazione dell'art. 262 c.p., non attenendo le notizie riservate all'ambito del «segreto di Stato» ex art. 12 L. n. 801/1977 ed, ora, dell'art. 38 (recte: 39) L. n. 124/2007 o, comunque, degli interessi dello Stato, cui esclusivamente si riferirebbe la norma incriminatrice ed ai quali non sarebbero assimilabili gli interessi «messi a rischio dalle formazioni terroristiche»;

- erronea interpretazione e falsa applicazione dell'art. 326, comma 3, c.p. sull'assunto della configurabilità, nella specie, dell'ipotesi del comma 1 (la cui commissione è ritenuta addebitabile all'extraneus a titolo di concorso), non risultando che i pubblici ufficiali abbiano utilizzato direttamente ab interno le notizie riservate, essendosi essi limitati a porle a disposizione degli estranei, cui unicamente andrebbe ascritta la loro eventuale utilizzazione, costituente un post-factum non punibile;

- estraneità, ex art. 68 D.P.R: n. 600/1973, dei dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi dall'ambito del segreto d'ufficio in quanto destinati ad essere inseriti negli elenchi dei contribuenti ai sensi dell'art. 69 D.P.R. cit.;

- vizio di motivazione in punto di valutazione del quadro indiziario, sull'assunto della mancata specificazione dell'attività di reperimento delle notizie e di corruzione dei pubblici ufficiali da parte del Ferrari, la cui ingerenza si sarebbe limitata a due operazioni (dossier San Gennaro e Mamy Blue), mentre dagli allegati E, F e G all'ordinanza custodiale emergerebbe che per le operazioni imputate al ricorrente i pubblici ufficiali corrotti (allo stato ignoti) avevano rapporti con un diverso indagato e, quanto all'entità delle somme corrisposte al Ferrari, mancherebbe la prova del loro impiego per pagare le notizie o corrispondere il prezzo della corruzione; omessa specificazione, altresì, del contributo causale ascritto all'indagato nella consumazione del reato di cui all'art. 262 c.p., essendosi trascurato che i pubblici ufficiali in questione erano persone note proprio al Bernardini, nonché del ruolo dell'indagato nell'ipotizzata associazione criminosa, ritenuta coincidente con la società facente capo al Bernardini nonostante che molti dei soggetti operanti all'interno di quest'ultima non siano stati indiziati ma qualificati come testimoni;

- vizio di motivazione in punto di valutazione delle esigenze cautelari, affidata a considerazioni astratte ed argomenti suggestivi, senza tener conto del fatto che l'indagato aveva interrotto la propria attività prima dell'adozione della misura cautelare.

Il ricorso è solo parzialmente fondato. In ordine alla competenza territoriale, pur dandosi atto della mancata identificazione, in termini di certezza e non di mera verosimiglianza, del luogo di commissione del più grave reato...

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