Giudice di Pace Civile di Savona 9 dicembre 2016, n. 928

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giur
Arch. giur. circ. e sin. strad. 2/2017
MERITO
capacità lavorativa specif‌ica, ben lungi dal costituire dan-
no “in re ipsa”, va pertanto allegato e provato nell’”an” e
nel “quantum” (sia pure a mezzo di presunzioni semplici)
da parte del danneggiato (cfr., ex multis, Cass. civ., sez.
III, 6 giugno 2008, n. 15031).
Soltanto nei casi in cui l’elevata percentuale di inva-
lidità permanente rende altamente probabile, se non ad-
dirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa
specif‌ica e il danno che necessariamente da essa consegue
(situazione non ricorrente nel caso di specie), il giudice
può procedere all’accertamento presuntivo della predetta
perdita patrimoniale, liquidando questa specif‌ica voce di
danno con criteri equitativi (cfr. da ultimo Cass. civ., sez.
III, 23 agosto 2011, n. 17514).
Il carattere futuro del danno in esame non ne esclude la
sua risarcibilità purché risulti fondato non su di una pura
e semplice eventualità, ma su una situazione obiettiva; in
altri termini, è necessario che il danno che si proietta nel
futuro sia certo o comunque, secondo l’id quod plerumque
accidit, si possa ritenere che si produrrà con ragionevole e
fondata previsione (Cass. 17 gennaio 2003, n. 608).
Il criterio attraverso il quale si può attribuire certezza
al verif‌icarsi (futuro) del danno, e conseguentemente sti-
marlo e misurarlo, è quello della causalità: il danno diven-
ta risarcibile solo quanto è in rapporto di causalità con il
suo fatto produttivo e la dimostrazione della sua ricorren-
za spetta al danneggiato (Cass. 18 aprile 2003, n. 6291).
Orbene, nel caso di specie, è rimasta sfornita di adegua-
ta prova la domanda volta ad ottenere il ristoro dei danni
derivanti dall’asserita perdita della capacità di lavoro spe-
cif‌ica del Maisto, non essendo stata dimostrata l’inciden-
za delle lesioni da quest’ultimo riportate sulla attività di
lavoro da egli svolta (operaio parquettista) – che ad ogni
modo non hanno compromesso il suo svolgimento ancor-
ché in termini di maggiore fatica già, peraltro, valutata in
sede di personalizzazione del danno – né sulla effettiva
contrazione del reddito da lui prodotto (invero, nella con-
sulenza tecnica d’uff‌icio a f‌irma della dott.ssa Santacroce
si legge soltanto che “i postumi residuati alle lesioni subite
dal periziando nel 1999 hanno impedito in misura media
l’attività lavorativa svolta all’epoca dal Maisto”, senza che
però venga fatto alcun riferimento ad una perdita della
futura capacità di lavoro specif‌ica dell’attore: cfr. ultima
pagina della relazione peritale).
Da quanto precede discende il rigetto della domanda
attorea relativamente al risarcimento del danno da perdi-
ta della capacità lavorativa specif‌ica.
Dagli importi dovuti in favore di Maisto Cosma, come
sopra determinati, va detratto il versamento già effettua-
to dalla compagnia di assicurazione in favore dell’attore a
titolo di provvisionale di euro 50.000,00; si tratta di versa-
mento non imputabile agli interessi e agli accessori, non
essendo applicabile il principio previsto dall’art. 1194 c.c.
che presuppone l’esistenza di un debito pecuniario, inesi-
stente sino alla liquidazione giudiziale o negoziale (Cass.
civ., 27 ottobre 2005, n. 2094).
Resta assorbita ogni ulteriore questione agitata nel
presente giudizio.
Quanto alla regolamentazione delle spese processua-
li, vale la pena preliminarmente rammentare che il te-
sto dell’art. 92, comma 2 c.p.c., nell’attuale formulazione
introdotta dalla legge n. 162 del 10 novembre 2014 (“…
nel caso di assoluta novità della questione trattata o mu-
tamento della giurisprudenza rispetto alle questioni diri-
menti”), è destinato a trovare applicazione soltanto per i
procedimenti introdotti dal trentesimo giorno successivo
all’entrata in vigore della suddetta legge, e dunque, non
per il presente giudizio.
Analogamente, anche la formulazione del citato art. 92,
comma 2 c.p.c., come riveniente dalle modif‌iche apportate
dalla L. n. 69 del 2009 (“. . . concorrono altri gravi ed eccezio-
nali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione”), tro-
va applicazione per i giudizi iniziali dopo l’entrata in vigore
della citata legge (ovverosia dopo il 4 luglio 2009, ex legge n.
69 del 2009, art. 58) e quindi non al presente procedimento.
Ciò premesso e, pur se nella specie non è applicabile ra-
tione temporis neppure l’art. 92 nel testo modif‌icato dalla
L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), con
riguardo alla necessità di esplicitare i "giusti motivi” (per i
giudizi instaurati a far data dal primo marzo 2006), la scelta
discrezionale di compensare le spese processuali è riservata
al prudente ma comunque, pur sempre motivato apprezza-
mento del giudice di merito (Cass., S.U. n. 20598/2008).
Ebbene nel caso di specie, ritiene questo giudicante
che sussistono giusti motivi per compensare le spese, te-
nuto conto della complessità degli accertamenti in fatto
necessari per addivenire alla esatta conoscibilità degli
accadimenti dedotti in giudizio (lunga e laboriosa è stata
l’attività istruttoria, anche di natura tecnico-scientif‌ica),
nonché della parziale soccombenza, tenuto conto del ri-
dotto accoglimento della domanda proposta.
Quanto alle spese delle CC.TT.UU., nella misura già
liquidata nel corso del giudizio, si ritiene che debbano es-
sere def‌initivamente poste a carico di Levante Norditalia
S.p.a. (in seguito Carige Ass.ni S.p.a., ed Amissima Ass.ni
S.p.a.), e Capuzzello Maria Cristina, stante la prevalente
soccombenza sostanziale. (Omissis)
GIUDICE DI PACE CIVILE DI SAVONA
9 DICEMBRE 2016, N. 928
EST. BOERO – RIC. F.T.S. DI FRUTTERO ROBERTO & C. S.N.C. C. PREFETTURA DI
SAVONA
Velocità y Limiti f‌issi y Accertamento y Apparecchi
rilevatori y Strada extraurbana senza banchine y
Rilevamento a distanza y Possibilità y Esclusione y
Conseguenze.
. Essendo illegittimo, e, quindi, dovendosi disapplica-
re, il decreto con il quale il prefetto abbia autorizzato
l’installazione d’un dispositivo per il rilevamento a di-
stanza su una strada extraurbana che, per mancanza
delle banchine, non può essere classif‌icata come “se-
condaria”, bensì semplicemente “locale”, va annullata
l’ordinanza-ingiunzione con la quale il prefetto confer-

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