Geopolitica degli spazi marittimi

Autore:Fabio Caffio
Pagine:95-151
 
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Capitolo III
GEOPOLITICA DEGLI SPAZI MARITTIMI
Fabio Caffio
SOMMARIO: 1. Geopolitica del mare e potere marittimo – 2. Mari chiusi e semichiusi. – 3.
Mediterraneo allargato. – 4. Choke points e stretti internazionali: analogie e diffe-
renze. – 5. Segue: la nozione giuridica di stretti. – 6. Segue: il regime di transito
negli stretti. 7. Isole contese. – 8. Territorializzazione delle ZEE: pretese, controllo,
attività militari ed antipirateria. – 9. Sfruttamento delle risorse marine viventi e non
viventi; sicurezza e tutela ambientale delle attività offshore. – 10. Controversie sugli
spazi marittimi e principi giuridici relativi alla delimitazione. – 11. Casi di studio:
Artico, Mediterraneo centrale, Mar Egeo e Mar di Levante.
1. GEOPOLITICA DEL MARE E POTERE MARITTIMO
L’essenza della geopolitica sta nelle relazioni che esistono tra una politica in-
ternazionale di potenza e le caratteristiche dei fattori geografici ed economici che
la influenzano1. Si pensi alle teorie sugli «spazi vitali» o che, a cavallo delle due
guerre mondiali, sono state utilizzate dai regimi, come la Germania o il Giappone,
che hanno invaso territori dell’Europa orientale o dell’Estremo Oriente. Simili le
motivazioni della politica coloniale messa in atto in Africa e nel Medio Oriente
da alcune nazioni europee come la Francia o la stessa Italia, per appropriarsi,
sulla sponda sud del Mediterraneo, di territori appartenuti all’Impero Ottomano.
Non a caso, d’altronde, l’Impero spagnolo era stato costruito, dopo la scoperta
dell’America, mediante l’appropriazione violenta di estesi territori costituenti i
punti di approdo della rotta atlantica da sfruttare per acquisire materie prime,
manodopera e mercati per i propri prodotti.
1 Sulla nozione generale di geopolitica si veda JEAN, Manuale di Geopolitica, Milano, 2007.
Una lucida esposizione dei concetti chiave in materia è in KELLY, Quarantatrè teorie e concetti per
un modello geopolitico, in Geopolitica, 3, 2012, 19.
96 Elementi di Diritto e Geopolitica degli spazi marittimi
Applicata agli spazi marittimi la geopolitica mostra con maggior evidenza il
suo radicamento in elementi naturalistici come la conformazione delle coste2, la
presenza di isole da utilizzare come basi commerciali e militari, il controllo di vie
di comunicazioni commerciali passanti per stretti e punti di transito, l’esistenza di
bassofondi ricchi di risorse ittiche, la necessità di proteggere l’ambiente marino
dai rischi derivanti dal transito di navi con carichi pericolosi.
Il pensiero va immediatamente al concetto romano del Mediterraneo come
Mare nostrum. Vale a dire della realizzazione in termini geopolitici di un’idea
imperiale di potenza che era basata, sin dagli albori della lotta contro Cartagine,
sul dominio dei «mari di casa»3. In sostanza un’anticipazione della teoria dei
mari chiusi considerati come «unità spaziale politica»4. In aggiunta si possono
ricordare sia la politica marittima veneziana che quella britannica.
Venezia costruì le fondamenta della sua fortuna durata quasi mille anni sul
controllo delle vie di comunicazione commerciale verso il Levante, conseguito
mediante l’acquisizione di isole come quelle Ioniche, di Creta e Cipro e di porti
dalmati, albanesi e greci. In questa prospettiva si deve vedere il ruolo primario
e privilegiato assegnato dalla Serenissima al suo Arsenale come cantiere gestito
dallo Stato per la costruzione e manutenzione della Marina da guerra. Ed in que-
sta dimensione geopolitica orientata principalmente al mare va anche collocata
la pretesa veneziana – così bene teorizzata da Fra’ Paolo Sarpi5 – di esercitare il
controllo esclusivo sul Mar Adriatico considerato come spazio vitale per gli inte-
ressi della Repubblica e perciò vigilato costantemente da un gruppo navale detto
«Squadra del Golfo»6. Ed infatti, al tempo, l’intero Adriatico veniva designato tout
court come Golfo di Venezia, adottando una denominazione che sottindendeva
l’applicazione ante litteram della dottrina delle «baie storiche»7 e dei mari chiusi
ma che era anche espressione della concezione romana del Mare Nostrum.
La Gran Bretagna, altra nazione marittima per eccellenza, si impadronì, a
partire dal Seicento, nell’arco di due secoli, di una catena di isole in Atlantico,
Pacifico e Mediterraneo (si ricordi l’occupazione di Malta che nel 1800 fu sot-
tratta ai francesi ed ai Cavalieri di san Giovanni8) che le consentirono in breve di
divenire la prima potenza economica mondiale. Funzionale alla politica maritti-
ma britannica, che riuscì a sopravanzare Spagna, Francia, Olanda e Portogallo,
anch’essi impegnati in analoga competizione, era l’idea di sorvegliare militar-
mente i principali stretti come Gibilterra, Bab el Mandeb, Hormuz e Malacca, per
2 Per quel che riguarda gli aspetti marittimi v. LIZZA, Geopolitica, Torino, 2001, 193.
3 Al riguardo v. CARRO, Imperium Maris. Il Dominio del mare di Roma antica, in www.
romaeterna.org.
4 Così HUMMEL, SIWERT, Il Mediterraneo, Milano, 1938, 40.
5 V. SCOVAZZI, Libertà o dominio del mare, cit.
6 Cfr. BRAGADIN, Storia delle Repubbliche marinare, Trento, 1989.
7 V. supra, Cap. II, par. 2.
8 Sulle vicende di Malta v. SCICLUNA SORGE, Malta: visione storica, sintesi politica, Livorno
1932, 57, nonché SILVA, Italia, Francia ed Inghilterra nel Mediterraneo, Varese, 1939, 59.
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mantenere il controllo delle principali rotte commerciali. Parte di questo disegno
fu anche la realizzazione del Canale di Suez che, benchè inizialmente finanziata
dalla Francia9, entrò successivamente nell’orbita britannica sfociando nel 1882
nell’occupazione della zona del Canale e dell’intero Egitto10.
Il successo della Gran Bretagna nello sfruttare a pieno i fattori geopolitici a sé
favorevoli si deve alla capacità di mettere in atto un’efficace strategia marittima.
Come questo sia stato possibile è materia che richiede lo studio di vari fattori
della storia, della geografia fisica, antropica ed economica. Quando, come nel
caso della Gran Bretagna e degli Stati Uniti (il maggior teorico della strategia
marittima è stato nell’Ottocento l’Ammiraglio statunitense Alfred Mahan11), tutti
questi elementi interagiscono in senso positivo, si ha la creazione di quello che è
definito come «potere marittimo»12. Perché uno Stato possa esercitare il dominio
sul mare non si può perciò prescindere da quegli specifici fattori che, secondo il
Mahan, ne costituiscono la componente essenziale: posizione geografica, confor-
mazione fisica del territorio, estensione territoriale, popolazione, carattere nazio-
nale, forma di governo.
La geopolitica marittima è senz’altro una nozione da utilizzare per compren-
dere la politica marittima attuata nell’evo moderno delle potenze europee. Ciò
non toglie tuttavia che fattori geopolitici sono spesso alla base di strategie adot-
tate da Stati apparentemente privi di ambizioni di potenza. Nell’Artico, luogo
di svolgimento della partita per aggiudicarsi le risorse dei fondali liberate dallo
scioglimento dei ghiacci, Norvegia e Danimarca sono attivissime, come si dirà
più avanti, nel trarre vantaggio dalla propria posizione geografica, agendo in
competizione con Canada, Stati Uniti e Russia13.
In effetti, a prescindere dall’eterno grande gioco sul mare delle superpotenze
in cui è anche entrata con forza la Cina, di recente sono risorte vecchie dispu-
9 La Compagnia autorizzata dalle Autorità egiziane a costruire il Canale fu costituita nel
1858 in Francia dal de Lesseps con 200.000.000 di franchi oro, ripartiti in 400.000 azioni. La Gran
Bretagna rafforzò la sua posizione nel 1875 acquistando dal Kedivè d’Egitto Ismail Pashà (le cui
finanze erano in difficoltà) il pacchetto finanziario egiziano, escludendo in tal modo l’Egitto: il
Canale si trasformò, in sostanza, in una società franco-britannica.
10 L’occupazione fu motivata con l’esigenza di ristabilire l’ordine a seguito della rivolta anti-
turca del Colonnello Arabi Pasha (v. HUMMEL, SIWERT, Il Mediterraneo, cit. 244).
11 Una brillante traduzione dell’opera di MAHAN, Naval Strategy del 1911 è stata curata da
SANFELICE DI MONTEFORTE per i tipi delle Edizioni Forum di Relazioni Internazionali, Roma, 1997.
12 Un altro fondamentale testo di MAHAN è L’influenza del potere marittimo sulla storia pub-
blicato in traduzione italiana, nel 1994, dall’Ufficio Storico della Marina. Al riguardo si veda anche
l’eccellente sintesi di FLAMIGNI, L’influenza del potere marittimo nella storia, in Il Pensiero navale
italiano dal dopoguerra ad oggi, Roma, 1997, 137. Una diversa prospettiva degli elementi del po-
tere marittimo visti come «fattori di spinta al mare» è in SPIGAI, Il Problema navale italiano, Roma,
1963, ove si dà rilievo alla scarsità di zone interne coltivabili, all’esistenza di comunità costiere
dedite a pesca, trasporto marittimo ed industria delle costruzioni navali, alla capacità di disporre di
una cospicua flotta di navi mercantili cui si affianchi una Marina da guerra efficiente.
13 Per una eccellente sintesi di tutti gli aspetti geopolitici della questione, ivi compresi quelli mi-
litari, economici ed ambientali, si veda BORRENSEN, Il grande gioco artico, in Partita al Polo, Limes,
supplemento 3/2008, 9 (ripubblicato in Quel che resta della terra, Limes Classici, 2/2012, 137).

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