Il fascismo e la previdenza sociale

Autore:Stefano Vinci
Pagine:709-729
RIEPILOGO

1. La politica sociale tra stato liberale e regime fascista. - 2. Lo stato sociale totalitario. - 3. La legislazione previdenziale fascista. - 4. La politica previdenziale del secondo dopoguerra.

 
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S. Vinci
Il fascismo e la previdenza sociale
STEFANO VINCI
IL FASCISMO E LA PREVIDENZA SOCIALE
S: 1. La politica sociale tra stato liberale e regime fascista. – 2. Lo stato
sociale totalitario. – 3. La legislazione previdenziale fascista. – 4. La politica
previdenziale del secondo dopoguerra.
1. Nella collana dei Testi per i corsi di preparazione politica, il Partito
Nazionale Fascista dava alle stampe nel 1936 il volume dal titolo La poli-
tica sociale del fascismo dedicato alla materia del lavoro, della previden-
za e dell’assistenza1. In una apologetica visione dell’azione interventista e
«totalitaria»2 dello Stato, orientata alla «disciplina e difesa del lavoro» e alla
«tutela ed incremento della stirpe» - quali obiettivi della «politica sociale del
Fascismo» che «s’integrano e si completano a vicenda in una funzione uni-
taria volta al benessere ed allo sviluppo morale e fisico del popolo italiano»3
1 PNF, La politica sociale del fascismo, La Libreria dello Stato, a. XIV E.F. Il contenuto del testo
si articola in sei capitoli: 1. azione sodale dello Stato e del Partito; 2. La tutela e l’avvenire della
stirpe; 3. La disciplina del lavoro; 4. Difesa, igiene e sicurezza del lavoro; 5. Elevamento morale, in-
tellettuale e professionale dei lavoratori; VI. Previdenza ed assicurazioni sociali. Le pubblicazioni a
cura del PNF vanno lette come manifestazione della politica propagandista attuata dal fascismo che
aveva come scopo il raggiungimento del consenso attivo dei cittadini. Infatti - spiega P. C, Lo
‘Stato totalitario’: un campo semantico nella giuspubblicistica del fascismo, in Quaderni orentini,
28 (1999), p. 66-7 - l’incontro tra individuo e comunità politica non poteva fondarsi «sulla semplice
‘apatia’, sull’obbedienza meccanica dei sudditi» ma aveva bisogno di un’adesione convinta e parte-
cipe suscitata e guidata da un’attenta orchestrazione propagandistica». Cfr. G. L, Prolo
giuridico dello Stato totalitario, in Scritti giuridici in onore di Santi Romano, I, Filosoa e teoria
generale del diritto. Diritto costituzionale, Cedam, Padova 1940, pp. 583-5.
2 Sul signicato di ‘totalitario’ rinvio alla tavola sinottica elaborata da C, op. cit., p. 74-5,
che ha evidenziato, nell’ambito di ben sette diverse dezioni, come il concetto di ‘Stato totalitario’
rappresenti la realizzazione di una democrazia che si differenzia, in quanto ‘organica’ od organiz-
zata, dall’atomistica democrazia parlamentare e si traduce nell’ordinamento corporativo delle forze
sociali: ‘Stato totalitario’ si connette quindi con ‘Stato sindacale’ e con ‘Stato corporativo’.
3 PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 6. Il contenuto del volume si pone in linea con
i contenuti dei discorsi di Mussolini di quegli anni. «Obiettivo del regime» – dichiarava il duce
in un discorso tenuto il 6 ottobre a Milano sulla crisi del capitalismo – era la realizzazione di una
«più alta giustizia sociale» che consisteva nel «lavoro garantito, salario equo, casa decorosa; non
710 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto — Anno IV
- la previdenza sociale assumeva un ruolo fondamentale nell’ambito delle
«realizzazioni» del fascismo4:
La PREVIDENZA sociale è, tra le manifestazioni della politica sociale
del Regime fascista, quella che, forse, più ampiamente e più profondamente
ne interpreta le promesse fondamentali e ne realizza i ni. Unitariamente
concepita e organicamente attuata, la previdenza sociale ha segnato in Italia,
una linea di sviluppo costante. Già nel 1923 l’attenzione del regime era stata
provvidamente rivolta al perfezionamento della previdenza sociale, sia dal
punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista funzionale, affermandosi n
da allora quell’indirizzo unitario che doveva avere, più tardi, conferma dalla
Carta del Lavoro e dalle successive realizzazioni, dalle quali la stessa Carta
del Lavoro aveva tracciate le linee direttrici di orientamento e di sviluppo. Un
notevole e confortevole cammino la previdenza sociale ha compiuto sotto gli
impulsi della collaborazione corporativa e della solidarietà che di tale colla-
borazione è l’espressione migliore5.
Il lungo «cammino» a cui il Partito Nazionale Fascista faceva riferimento era
in realtà già iniziato all’indomani del primo dopoguerra, quando avevano preso
piede i dibattiti parlamentari sui provvedimenti da adottare in materia di sicurez-
za e assistenza sociale - di cui il fascismo si farà presto fermo sostenitore6 - che
cedevano ormai il passo alle tradizionali forme di lotta contro il pauperismo7
basta, signica che gli operai, i lavoratori debbono sempre più intimamente conoscere il processo
produttivo per partecipare alla sua necessaria disciplina». B. M, Scritti e discorsi, IX, Ho-
epli, Milano, 1935, p. 129. Cfr. R. Z, Il lungo viaggio attraverso il fascismo, Feltrinelli,
Milano, 1982, p. 38-9.
4 Essa rientrava tra gli interventi posti in essere nell’ambito dell’azione diretta alla difesa e l’in-
cremento della stirpe insieme a «la rigorosa disciplina dell’igiene e della sanità pubblica; la lotta
condotta in ogni campo contro le malattie sociali, la disciplina dell’alimentazione, il risanamento
edilizio, l’igiene dell’abitazione e l’istituzione di case popolari non più fomiti di infezioni siche
e morali ma fonti di salute, l’assistenza sanitaria ed ospedaliera, l’educazione sica e morale della
gioventù, la difesa morale e sica della famiglia, la protezione della maternità e dell’infanzia».
PNF, La politica sociale del fascismo, cit., p. 5.
5 Ivi, p. 50.
6 Nella fase iniziale del fascismo, «l’azione pubblica in campo sociale mostra per certi versi una
notevole continuità con il passato: la scelta di dare il massimo impulso alle Casse Mutue (1929)
sancisce ad esempio ancora una volta il tentativo da parte dello Stato di non accollarsi direttamente
l’onere della copertura di un ‘grande rischio’, oltrechè il ne di relegare la questione dell’assistenza
sanitaria ad un fatto di contrattualistica-privata dopo averlo ormai inquadrato come problema di
pertinenza delle relazioni industriali». U. A, Il sistema italiano di Welfare, in A.V., Welfare
state all’italiana, Laterza, Roma-Bari, 1984, p. 27.
7 Scrive G. S, Le socialdemocrazie europee e le origini dello Stato sociale (1880-1939),
Siena 1998: «Lo spartiacque tra il vecchio concetto di assistenza ai poveri e il moderno Stato socia-
le coincide con i provvedimenti varati nel corso degli anni ottanta dell’Ottocento dalla Germania
bismarckiana, cui si ispirarono generalmente gli altri Paesi, e che sancirono l’istituzionalizzazione
del concetto di assicurazione sociale». Rispetto alle tradizionali forme di lotta contro il pauperismo,
che – scrive J. A, Le origini del welfare state: teorie, ipotesi ed analisi empirica, in Rivista
Italiana di Scienza Politica, a. XII, n. 3, dicembre 1983, p. 384 - «partivano dal presupposto di una
‘colpa individuale’ come causa della situazione di bisogno e miravano all’obiettivo di un ‘benessere
pubblico’», il nuovo concetto di assicurazione sociale «faceva invece risalire le perdite di guada-
gno a cause collettive e si poneva come obiettivo la garanzia giuridica del benessere individuale».
Sull’argomento cfr. G.C. J, Le origini della legislazione sociale in Italia. Problemi e pro-
spettive di ricerca, in Movimento operaio e socialista, XXVIII, 1982, n. 2, p. 289-302; A.V.,

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