Diritti sindacali

AutoreMario Giovanni Garofalo - Massimo Roccella
Pagine119-146

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@PREMESSA

Federmeccanica e Assistal e FimCisl, FiomCgil e UilmUil si danno atto che le rappresentanze dei lavoratori in azienda sono costituite dalle Rappresentanze sindacali unitarie nel rispetto dei principi e della disciplina stabiliti dal Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo del 23 luglio 1993, e dall’Accordo interconfederale per la costituzione delle Rappresentanze sindacali unitarie del 20 dicembre 1993.

Per l’applicazione dell’Accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 nel settore metalmeccanico si fa riferimento a quanto previsto nell’accordo per la costituzione delle Rappresentanze sindacali unitarie del 2 febbraio 1994 allegato al presente Contratto (allegato n. 4).

Le parti si danno reciprocamente atto che le funzioni attribuite per legge e/o per Contratto alle Rappresentanze sindacali aziendali vengono esercitate dalle Rappresentanze sindacali unitarie. Le stesse risultano pertanto titolari di tutti i relativi diritti, poteri e tutele.

Federmeccanica e Assistal e FimCisl, FiomCgil e UilmUil si incontreranno per armonizzare ed adeguare le normative contrattuali con eventuali interventi legislativi in materia.

@Commento di Monica Mc Britton

Sommario: 1. Il rapporto con l’Accordo interconfederale 20 dicembre 1993. – 2. Composizione rsu. – 3. Modalità della votazione. – 4. L’apparato amministrativo per la gestione delle elezioni. – 5. Revoca della rsu. – 6. Rsu: organo collegiale o plurimo?

  1. – L’Accordo interconfederale 20 dicembre 1993, come è noto, istituisce e disciplina le rappresentanze sindacali aziendali (rsu)1; la premessa in com-

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    mento, nel richiamarlo e nel ribadirne alcuni punti essenziali, richiama anche il contratto integrativo di categoria del 2 febbraio 1994 (in allegato). In quest’ultimo viene ribadito che la rsu assume le funzioni delle rappresentanze sindacali aziendali previste dall’art. 19 St. lav., per cui i «diritti, poteri e tutele» spettanti alle rsa sono trasferite alle rsu.

    L’accordo di categoria ribadisce quanto previsto dall’A.I.: la partecipazione alle elezioni è aperta ad ogni organizzazione sindacale che accetti la disciplina ivi contenuta e a tale adesione consegue la rinuncia a costituire la propria rsa ex art. 19 St. lav.2.

  2. – L’accordo di categoria espressamente stabilisce – attuando quanto disposto al punto 3, co. 2, parte seconda dell’A.I. – che possano candidarsi alle elezioni delle rsu anche lavoratori a tempo determinato purché la scadenza del loro contratto di lavoro consenta, alla data dello svolgimento delle elezioni, una durata residua di almeno 6 mesi.

    In questa come nelle altre ipotesi di risoluzione del contratto di lavoro, il mandato del rappresentante eletto decade automaticamente e esso sarà sostituito secondo le regole stabilite dall’A.I.

    L’accordo di categoria individua anche il meccanismo per garantire un’equilibrata composizione della rsu fra la categoria degli operai e quella degli impiegati e quadri. È previsto che la ripartizione dei seggi faccia riferimento «al rispettivo peso percentuale sul totale degli addetti»; ma, comunque deve essere garantito a ognuna di queste categorie almeno un seggio quando nella unità produttiva il loro numero sia superiore a 15 lavoratori. Nell’ipotesi che non siano coperti tutti i posti spettanti a una delle categorie per mancanza di candidature, i seggi saranno assegnati all’altra categoria fino «ad un numero non superiore al 50% arrotondato all’unità superiore»; aldilà di questo tetto, i seggi rimangono vuoti. È appena il caso di segnalare che non è prestata uguale attenzione alla rappresentanza di genere.

  3. – Secondo un’altra disposizione che non ha riscontro nell’A.I., i lavoratori «potranno compiere le operazioni di voto al di fuori dell’orario di lavoro,

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    nonché durante l’orario di lavoro utilizzando le ore dell’assemblea». Si tratta di una possibilità in più rispetto a quanto previsto dall’Accordo generale che si limita a disporre che le operazioni di voto «dovranno svolgersi senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale».

  4. – L’apparato amministrativo necessario allo svolgimento delle votazioni coinvolge un consistente numero di lavoratori tra membri della commissione elettorale, scrutatori, componenti del seggio elettorale e garanti in uno con il vincolo del rispetto allo svolgimento della regolare attività produttiva. L’accordo di categoria disciplina le modalità di espletamento di questi incarichi poiché l’attività o si svolge al di fuori dell’orario di lavoro o «utilizzando in via eccezionale, previa richiesta, i permessi retribuiti» ex art. 23 St. lav.

    L’accordo espressamente dispone che il godimento di tali permessi non comporta l’equiparazione di questi soggetti ai componenti delle rsu, essendo solo funzionali all’espletamento dell’attività elettorale.

    L’accordo di categoria prevede che, per le u.p. con più di 500 dipendenti, ogni organizzazione sindacale possa designare due componenti della Commissione elettorale, così estendendo di una unità il numero previsto dall’A.I.

  5. – L’A.I. prevede che la RSU decada se vengono meno più del 50% dei membri originariamente eletti; l’accordo di categoria vi aggiunge l’ipotesi di una raccolta di firme sottoscritta dalla maggioranza degli elettori. Tali firme debbono essere «opportunamente certificate». La disposizione lascia spazi ad incertezze giacché nulla dice sulle modalità della certificazione.

  6. – Un profilo ampiamente discusso, di grande rilevanza sia teorica che nelle sue conseguenze pratiche, è quello della natura collegiale o meno della rappresentanza ed è, a sua volta, connesso con altre importanti questioni, come quella del rapporto tra membro della rsu e sindacato nelle cui liste è stato eletto e quella della titolarità dei diritti sindacali.

    In giurisprudenza sono state espresse posizioni molto differenziate. In un primo momento sembrava prevalere un’interpretazione che privilegiava la natura per così dire composita delle rsu3. La Cassazione4, infatti, aveva affermato la decadenza dalla carica di rsu del lavoratore che, eletto in una lista sindacale, passasse ad un altro sindacato. La Corte aveva ritenuto decisivo il vincolo associativo, riconducendo “interamente alla dimensione del mandato Page 122

    associativo poteri e funzioni dei membri della rsu”5. Così facendo aveva avvallato la tendenza, allora maggiormente riscontrabile nella giurisprudenza di merito, di privilegiare il profilo associativo6, trascurando quello collegiale derivante dalla investitura elettorale dei lavoratori, iscritti e non.

    Successivamente, la Cassazione ha invece valorizzato l’elemento della collegialità dell’organo in quanto rappresentativo dei lavoratori e delle lavoratrici che l’hanno eletto: ciò è avvenuto principalmente nella giurisprudenza sull’esercizio del diritto di convocare l’assemblea7. Si rinvia dunque al commento del prossimo articolo.

    Una parte della giurisprudenza ha fondato la natura collegiale delle rsu a partire da una sentenza di legittimità8 che aveva affermato la soggettività autonoma della rsa. Quest’ultima sentenza, dall’attribuzione alle rsa, nello Statuto dei lavoratori, della titolarità di alcuni diritti sindacali, ricava, appunto, che le rsa hanno “un’autonoma rilevanza e una propria soggettività giuridica distinta da quella dell’associazione sindacale e corrispondente al dato normativo – quello di essere un centro di imputazione di situazioni giuridiche – che individua l’associazione di cui agli artt. 36 e 38 cc.” e l’argomento appare fondato9.

    Alcune decisioni lo hanno successivamente applicato anche alle rsu, richiamando espressamente il precedente10 11.

    Comunque, su un punto la giurisprudenza di legittimità è ferma: è condotta antisindacale l’ingerenza del datore di lavoro in merito alla composizione e al funzionamento della rsu12.

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    Ma l’affermazione della soggettività autonoma della rsu non risolve tutti i problemi: una parte della giurisprudenza, infatti, attraverso una lettura articolata dell’A.I. ha ritenuto che si debbano distinguere i poteri e i diritti che riguardano la collettività dei lavoratori – e dunque la loro rappresentanza complessivamente considerata – e i diritti e i poteri che spettano al sindacalista in quanto rappresentante di un’organizzazione sindacale13. Ad es., ci si è chiesti chi possa convocare un’assemblea ex art. 20 St. lav.: soltanto la rsu complessivamente considerata oppure lo può fare anche la singola componente? O anche, il componente della rsu che ha revocato l’iscrizione al sindacato nella cui lista era stato eletto può ancora godere dei permessi sindacali? Su queste ed altre questioni si rinvia al commento delle disposizioni contrattuali che seguono.

    @ART. 1. ASSEMBLEA.

    L’esercizio del diritto di assemblea di cui all’art. 20 della legge n. 300 del 20 maggio 1970 avrà corso nel rispetto delle seguenti modalità: 1) la convocazione sarà comunicata alla Direzione con preavviso di 2 giorni e con l’indicazione specifica dell’ordine del giorno;

    2) le Organizzazioni sindacali stipulanti e/o la Rappresentanza sindacale unitaria convocheranno l’assemblea retribuita possibilmente alla fine o all’inizio dei periodi di lavorazione, fermo restando quanto previsto alla lettera a), punto 4., Parte prima, dell’Accordo interconfederale 20 dicembre 1993;

    3) le Organizzazioni sindacali stipulanti e/o la Rappresentanza sindacale unitaria nel convocare assemblee retribuite di gruppi di lavoratori da tenersi durante l’orario di lavoro dovranno tenere conto delle esigenze afferenti la continuazione della normale attività degli altri lavoratori non interessati all’assemblea stessa;

    4) quando nell’unità produttiva il lavoro si svolge a turni l’assemblea può essere articolata in due riunioni nella medesima giornata;

    5) lo svolgimento delle riunioni durante l’orario di lavoro dovrà aver luogo comunque con modalità che tengano conto della...

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