Diritti e obblighi del datore di lavoro

Autore:Massimiliano di Pirro
Pagine:173-182
RIEPILOGO

1. I poteri del datore di lavoro. 2. Il mutamento delle mansioni. 3. Gli obblighi del datore di lavoro.

 
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Capitolo 7
7
DIRITTI E OBBLIGHI
DEL DATORE DI LAVORO
1
I poteri del datore di lavoro
La posizione giuridica del datore di lavoro ha una struttura complessa do-
vuta alla sussistenza di diritti e doveri collegati con i corrispondenti diritti e
obblighi del lavoratore.
I diritti del datore di lavoro possono essere configurati come poteri giuridici,
in quanto sono esercitabili in modo discrezionale per la tutela di un interes-
se proprio o dell’impresa.
La forma di manifestazione di tali poteri è del tutto libera, potendo essere
sia orale che scritta.
Naturalmente i poteri dell’imprenditore incontrano dei limiti legislativi,
primo fra tutti il divieto di discriminazione previsto dall’art. 15 della L. n.
300/1970.
a) Il potere direttivo
L’art. 2086 c.c. sancisce che “l’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui
dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori”.
Tale posizione di supremazia si sostanzia, anzitutto, nel potere direttivo,
consistente nel potere di organizzare e conformare l’attività di ciascun la-
voratore alle esigenze dell’impresa. Tale potere si traduce nella possibilità,
per il datore di lavoro, di predisporre norme interne di regolamentazione
attinenti all’organizzazione tecnica e disciplinare del lavoro nell’impresa,
con efficacia vincolante per i prestatori di lavoro.
Tuttavia, al fine di impedire che la posizione di supremazia del datore di
lavoro sconfini nel dispotismo, occorre, in virtù dei principi di buona fede
e correttezza desumibili principalmente dall’art. 1175 c.c., che il suo eser-
cizio sia effettivamente funzionale alle esigenze tecniche, organizzative e
produttive dell’azienda. Deve, pertanto, escludersi che il datore di lavoro
possa impartire prescrizioni che, imponendo limitazioni alle libertà del pre-
statore d’opera, risultino prive di fondamento logico o del tutto avulse dalle
ragioni attinenti all’organizzazione, alla disciplina e all’attività produttiva;
non trovano quindi legittimazione nei poteri datoriali quei provvedimenti
Potere
direttivo
del datore

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