DELIBERA 26 giugno 2019 - Integrazioni e modifiche della delibera 8 marzo 2017, n. 241, per l'applicazione dell'articolo 14, commi 1-bis e 1-ter, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. (Delibera n. 586). (19A04986)

 
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IL CONSIGLIO dell'autorita' nazionale anticorruzione Nell'adunanza del 26 giugno 2019;

Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190 «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalita' nella pubblica amministrazione»;

Visto il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 «Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicita', trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni» e successive integrazioni e modificazioni;

Visto il decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 «Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicita' e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche;

Viste le indicazioni fornite dall'ANAC con la delibera 28 dicembre 2016, n. 1310 contenente le «Prime linee guida recanti indicazioni sull'attuazione degli obblighi di pubblicita', trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel decreto legislativo n. 33/2013 come modificato dal decreto legislativo n. 97/2016» ed il relativo allegato 1;

Vista la delibera dell'8 marzo 2017, n. 241«Linee guida recanti indicazioni sull'attuazione dell'art. 14 del decreto legislativo n. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall'art. 13 del decreto legislativo n. 97/2016»;

Vista la delibera 12 aprile del 2017, n. 382 «Sospensione dell'efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente alle indicazioni relative all'applicazione dell'art. 14, comma 1, lettere c) ed f) del decreto legislativo n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN»;

Visto il comunicato del Presidente dell'ANAC del 7 marzo 2018 con cui e' stata sospesa l'efficacia della delibera dell'8 marzo 2017, n. 241 limitatamente alle indicazioni relative alla pubblicazione dei dati di cui all'art. 14, comma 1-ter, ultimo periodo, del decreto legislativo n. 33/2013 in attesa della definizione della questione di legittimita' costituzionale sollevata dal Tribunale amministrativo regionale Lazio - Roma, sezione I-quater, ordinanza del 19 settembre 2017, n. 9828. Viste le indicazioni fornite dall'ANAC con la delibera 8 novembre 2017, n. 1134 contenente «Nuove linee guida per l'attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle societa' e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici»;

Vista la sentenza della Corte costituzionale n. 20 del 23 gennaio 2019 con cui la Consulta, su questione di legittimita' costituzionale sollevata dal Tribunale amministrativo regionale Lazio - Roma, sezione I-quater, con ordinanza n. 9828 del 19 settembre 2017, ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale dell'art. 14, comma 1-bis, decreto legislativo n. 33/2013 «nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati di cui all'art. 14, comma 1, lettera f), dello stesso decreto legislativo anche per tutti i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione, anziche' solo per i titolari degli incarichi dirigenziali previsti dall'art. 19, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche)»;

Valutata la necessita' di revocare la sospensione di cui alla delibera del 12 aprile del 2017, n. 382 alla luce della sentenza suddetta e di superare il comunicato del Presidente dell'ANAC del 7 marzo 2018;

Considerata la necessita' di fornire precisazioni in ordine alle indicazioni contenute nella delibera n. 241/2017 e della delibera n. 1134/2017, alla luce della pronuncia della Consulta al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche e agli enti di diritto privato di cui all'art. 2-bis del decreto legislativo n. 33/2013 situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell'art. 14 del medesimo decreto;

Vista la decisione del consiglio dell'8 maggio 2019 con cui e' stata approvata in via preliminare la bozza di delibera delle Linee guida «Integrazioni e modifiche della delibera n. 241/2017 per l'applicazione dell'art. 14, comma 1-bis e 1-ter del decreto legislativo n. 33/2013 dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 20 del 23 gennaio 2019.» e ritenuto opportuno, prima della definitiva approvazione, trasmettere lo schema di modifica al garante della privacy per un parere;

Vista la nota n. 39274 del 16 maggio 2019 con cui l'Autorita', in spirito di leale collaborazione istituzionale, ha richiesto un parere al garante per la protezione dei dati personali sulla bozza di delibera;

Visto il parere del garante per la protezione dei dati personali reso il 31 maggio 2019 ed esaminato nella seduta del 26 giugno 2019;

Viste le relazioni dell'Ufficio PNA e regolazione anticorruzione e trasparenza (URAC);

Considerato in fatto: Con la presente delibera l'Autorita' intende modificare e integrare la delibera n. 241/2017 e fornire precisazioni sulla delibera n. 1134/2017 in merito ai criteri e modalita' di applicazione dell'art. 14, commi 1, 1-bis e 1-ter del decreto legislativo n. 33/2013 alle amministrazioni pubbliche e agli enti di cui all'art. 2-bis del medesimo decreto, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 20 del 23 gennaio 2019. Prima di affrontare gli aspetti giuridici della vicenda e' preliminarmente necessario ricostruire lo svolgimento dei fatti in quanto rilevanti ai fini dei chiarimenti successivamente espressi. Dirigenti del garante per la protezione dei dati personali hanno impugnato innanzi al Tribunale amministrativo regionale Lazio, sezione 1-quater di Roma, alcuni provvedimenti, tra cui la nota del segretario generale del garante n. 34260/96505 del 14 novembre 2016, con cui, al fine di adempiere alle prescrizioni in materia di trasparenza, si invitavano i ricorrenti a comunicare i dati di cui all'art. 14, comma 1, lettere c) e f) del decreto legislativo n. 33/2013. A sostegno dell'impugnativa, i ricorrenti lamentavano, in linea generale, che «il carattere limitativo della riservatezza individuale di un trattamento che non troverebbe rispondenza in alcun altro ordinamento nazionale,» - come quello imposto dalla disciplina nazionale - si porrebbe "in contrasto con il «principio di proporzionalita' di derivazione europea» essendo fondato «sull'erronea assimilazione di condizioni non equiparabili fra loro (dirigenti delle amministrazioni pubbliche e degli altri soggetti cui il decreto si applica e titolari di incarichi politici)», prescindendo «dall'effettivo rischio corruttivo insito nella funzione svolta». Di conseguenza, i ricorrenti chiedevano l'annullamento degli atti gravati, previa eventuale disapplicazione dell'art. 14, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 33/2013, ovvero, in subordine, che fosse sollevata questione pregiudiziale dell'art. 14, comma 1-bis in combinato disposto con il comma 1, lettere c) ed f), del decreto legislativo n. 33/2013 innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea o avanti alla Corte costituzionale per violazione in tale ultima ipotesi degli artt. 2, 3, 11, 13 e 117, comma 1, Costituzione. Il Tribunale amministrativo regionale, dichiarate rilevanti e non manifestamente infondate le questioni sollevate dalle parti, con ordinanza n. 9828 del 19 settembre 2017 sospendeva il giudizio in attesa del pronunciamento della Consulta. Il Tribunale amministrativo regionale, inoltre, richiamando integralmente le argomentazioni gia' esposte in ordine all'art. 14, comma 1-bis, decreto legislativo n. 33/2013, estendeva, d'ufficio, la questione di legittimita' costituzionale anche al comma 1-ter dell'art. 14 del decreto legislativo n. 33/2013, limitatamente alla parte in cui dispone che «l'amministrazione pubblica sul proprio sito istituzionale l'ammontare complessivo dei suddetti emolumenti per ciascun dirigente». Giova anticipare, come si illustrera' di seguito, che l'ANAC con delibera n. 241 dell'8 marzo 2017 aveva dettato «Linee guida recanti indicazioni sull'attuazione dell'art. 14 del decreto legislativo n. 33/2013» con l'obiettivo di fornire alle pubbliche amministrazioni destinatarie delle disposizioni del decreto legislativo n. 33/2013, individuate all'art. 2-bis, comma 1, ivi compresi gli ordini professionali di cui al comma 2 del medesimo decreto legislativo, indicazioni sulla nuova configurazione degli obblighi concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali a seguito delle modifiche apportate al decreto legislativo n. 33/2013 con l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 97/2016. La stessa Autorita', in attesa della definizione nel merito del giudizio innanzi al Tribunale amministrativo regionale Lazio, sezione I-quater, o di un intervento legislativo, con la delibera n. 382 del 12 aprile 2017, aveva disposto la sospensione dell'efficacia della delibera n. 241/2017 al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell'art. 14, decreto legislativo n. 33/2013 con conseguente significativo contenzioso, nonche' disparita' di trattamento tra dirigenti appartenenti ad amministrazioni diverse. Con delibera n. 1134/2017 recante «Nuove linee guida per l'attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle societa' e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici», l'ANAC ha, tra l'altro, fornito indicazioni per l'applicazione dell'art. 14...

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