D.L.vo 1 settembre 2011, n. 150

AutoreMassimiliano di Pirro
Pagine959-981
APPENDICE NORMATIVA
D.L.vo 1 settembre 2011, n. 150. Disposi-
zioni complementari al codice di pro-
cedura civile in materia di riduzione
e semplif‌icazione dei procedimenti
civili di cognizione, ai sensi dell’arti-
colo 54 della legge 18 giugno 2009,
n. 69 (Gazzetta Uff‌iciale Serie gen. - n.
220 del 21 settembre 2011) e avviso di
rettif‌ica in Gazzetta Uff‌iciale Serie gen. -
n. 246 del 21 ottobre 2011.
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI
1.
Def‌inizioni. – 1. Ai f‌ini del presente
decreto si intende per:
a) Rito ordinario di cognizione: il pro-
cedimento regolato dalle norme del titolo I
e del titolo III del libro secondo del codice
b) Rito del lavoro: il procedimento re-
golato dalle norme della sezione II del capo
I del titolo IV del libro secondo del codice
c) Rito sommario di cognizione: il pro-
cedimento regolato dalle norme del capo
III bis del titolo I del libro quarto del codice
2.
Disposizioni comuni alle contro-
versie disciplinate dal rito del lavo-
ro. – 1. Nelle controversie disciplinate dal
Capo II, non si applicano, salvo che siano
espressamente richiamati, gli articoli 413,
415, settimo comma, 417, 417 bis, 420 bis,
421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, ter-
zo comma, 431, dal primo al quarto comma
e sesto comma, 433, 438, secondo comma,
2. L’ordinanza prevista dall’articolo 423,
secondo comma, del codice di procedura
civile può essere concessa su istanza di cia-
scuna parte.
3. L’articolo 431, quinto comma, si ap-
plica alle sentenze di condanna a favore di
ciascuna delle parti.
4. Salvo che sia diversamente disposto,
i poteri istruttori previsti dall’articolo 421,
secondo comma, del codice di procedura
civile non vengono esercitati al di fuori dei
limiti previsti dal codice civile.
3.
Disposizioni comuni alle contro-
versie disciplinate dal rito sommario
di cognizione. – 1. Nelle controversie di-
sciplinate dal Capo III, non si applicano i
commi secondo e terzo dell’articolo 702 ter
2. Quando la causa è giudicata in pri-
mo grado in composizione collegiale, con
il decreto di cui all’articolo 702 bis, terzo
presidente del collegio designa il giudice
relatore. Il presidente può delegare l’assun-
zione dei mezzi istruttori ad uno dei com-
ponenti del collegio.
3. Fermo quanto previsto dai commi 1 e
2, quando è competente la corte di appello
in primo grado il procedimento è regolato
dagli articoli 702 bis e 702 ter del codice di
4.
Mutamento del rito. – 1. Quando
una controversia viene promossa in forme
diverse da quelle previste dal presente de-
creto, il giudice dispone il mutamento del
rito con ordinanza.
2. L’ordinanza prevista dal comma 1 vie-
ne pronunciata dal giudice, anche d’uff‌icio,
non oltre la prima udienza di comparizione
delle parti.
3. Quando la controversia rientra tra
quelle per le quali il presente decreto preve-
de l’applicazione del rito del lavoro, il giu-
dice f‌issa l’udienza di cui all’articolo 420
del codice di procedura civile e il termine
perentorio entro il quale le parti devono
provvedere all’eventuale integrazione degli
atti introduttivi mediante deposito di me-
morie e documenti in cancelleria.
4. Quando dichiara la propria incom-
petenza, il giudice dispone che la causa sia
riassunta davanti al giudice competente
con il rito stabilito dalle disposizioni del
presente decreto.
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5 Appendice normativa
5. Gli effetti sostanziali e processuali del-
la domanda si producono secondo le nor-
me del rito seguito prima del mutamento.
Restano ferme le decadenze e le preclusioni
maturate secondo le norme del rito seguito
prima del mutamento.
5.
Sospensione dell’eff‌icacia esecu-
tiva del provvedimento impugnato.
1. Nei casi in cui il presente decreto pre-
vede la sospensione dell’eff‌icacia esecutiva
del provvedimento impugnato il giudice vi
provvede, se richiesto e sentite le parti, con
ordinanza non impugnabile, quando ricor-
rono gravi e circostanziate ragioni esplicita-
mente indicate nella motivazione.
2. In caso di pericolo imminente di un
danno grave e irreparabile, la sospensione
può essere disposta con decreto pronun-
ciato fuori udienza. La sospensione diviene
ineff‌icace se non è confermata, entro la pri-
ma udienza successiva, con l’ordinanza di
cui al comma 1.
CAPO II
DELLE CONTROVERSIE REGOLATE
DAL RITO DEL LAVORO
6.
Dell’opposizione ad ordinanza-
ingiunzione. – 1. Le controversie previ-
ste dall’articolo 22 della legge 24 novembre
1981, n. 689, sono regolate dal rito del la-
voro, ove non diversamente stabilito dalle
disposizioni del presente articolo.
2. L’opposizione si propone davanti al
giudice del luogo in cui è stata commessa
la violazione.
3. Salvo quanto previsto dai commi 4 e
5, e salve le competenze stabilite da altre di-
sposizioni di legge, l’opposizione si propo-
ne davanti al giudice di pace.
4. L’opposizione si propone davanti al
tribunale quando la sanzione è stata appli-
cata per una violazione concernente dispo-
sizioni in materia:
a) di tutela del lavoro, di igiene sui luo-
ghi di lavoro e di prevenzione degli infortu-
ni sul lavoro;
b) di previdenza e assistenza obbligato-
ria;
c) di tutela dell’ambiente dall’inquina-
mento, della f‌lora, della fauna e delle aree
protette;
d) di igiene degli alimenti e delle bevande;
e) valutaria;
f) di antiriciclaggio.
5. L’opposizione si propone altresì da-
vanti al tribunale:
a) se per la violazione è prevista una san-
zione pecuniaria superiore nel massimo a
15.493 euro;
b) quando, essendo la violazione punita
con sanzione pecuniaria proporzionale senza
previsione di un limite massimo, è stata appli-
cata una sanzione superiore a 15.493 euro;
c) quando è stata applicata una sanzione
di natura diversa da quella pecuniaria, sola
o congiunta a quest’ultima, fatta eccezione
per le violazioni previste dal regio decreto
21 dicembre 1933, n. 1736, dalla legge 15
dicembre 1990, n. 386 e dal decreto legi-
slativo 30 aprile 1992, n. 285.
6. Il ricorso è proposto, a pena di inam-
missibilità, entro trenta giorni dalla noti-
f‌icazione del provvedimento, ovvero en-
tro sessanta giorni se il ricorrente risiede
all’estero, e può essere depositato anche a
mezzo del servizio postale.
7. L’eff‌icacia esecutiva del provvedimen-
to impugnato può essere sospesa secondo
quanto previsto dall’articolo 5.
8. Con il decreto di cui all’articolo 415,
secondo comma, del codice di procedura
civile il giudice ordina all’autorità che ha
emesso il provvedimento impugnato di de-
positare in cancelleria, dieci giorni prima
dell’udienza f‌issata, copia del rapporto con
gli atti relativi all’accertamento, nonchè al-
la contestazione o notif‌icazione della viola-
zione. Il ricorso e il decreto sono notif‌icati,
a cura della cancelleria, all’opponente e al-
l’autorità che ha emesso l’ordinanza.
9. Nel giudizio di primo grado l’oppo-
nente e l’autorità che ha emesso l’ordinanza
possono stare in giudizio personalmente.

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