Corte di Cassazione Penale sez. V, 25 ottobre 2018, n. 48915 (ud. 1 ottobre 2018)

Pagine:23-23
 
ESTRATTO GRATUITO
1073
Rivista penale 12/2018
Legittimità
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. V, 25 OTTOBRE 2018, N. 48915
(UD. 1 OTTOBRE 2018)
PRES. PALLA – EST. SCORDAMAGLIA – P.M. LOY (DIFF.) – RIC. S.
Furto y Aggravanti y Destrezza o strappo y Presup-
posti di operatività y Condotta y Particolare abilità
y Necessità y Approfittamento della situazione og-
gettiva o soggettiva favorevole y Sufficienza y Esclu-
sione.
. Correttamente viene ritenuto aggravato da destrezza
(art. 625 n. 4 c.p.) il furto commesso mediante introdu-
zione rapida della mano in una borsa indossata dalla
persona offesa, profittando della momentanea distra-
zione di quest’ultima, impegnata in un acquisto. (Mass.
Redaz.) (c.p., art. 624; c.p., art. 625) (1)
(1) Nello stesso senso si vedano Cass. pen., sez. II, 20 marzo 2018, n.
12851, in www.latribunaplus.it e Cass. pen., sez. un., 12 luglio 2017,
n. 34090, in questa Rivista 2017, 828.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. È impugnata la sentenza del 1 giugno 2017 della Cor-
te di appello di (omissis), resa in integrale conferma di
quella del Tribunale di (omissis) del 14 dicembre 2016,
che aveva riconosciuto S.M.C. responsabile del delitto di
tentato furto aggravato dalla destrezza - per avere posto in
essere atti idonei diretti in modo non equivoco ad impos-
sessarsi di oggetti e valori custoditi all’interno della borsa
indossata da S.O., introducendo repentinamente la mano
destra all’interno di essa nel mentre la parte offesa era
momentaneamente distratta dall’acquisto di prodotti far-
maceutici, senza tuttavia riuscire nell’intento per il pron-
to intervento della vittima stessa - e, per l’effetto, l’aveva
condannata alla pena di giustizia.
2. Il ricorso per cassazione, sottoscritto dal difensore
dell’imputata, è affidato ad un solo motivo, con il quale
si censura la violazione dell’art. 625, comma 1, n. 4, c.p.,
per non avere, la Corte territoriale, fatto buon governo
dei principi del diritto vivente, che, ai fini della ravvisa-
bilità della circostanza aggravante della destrezza nella
realizzazione del delitto di furto esigono che la condotta
del soggetto agente sia caratterizzata da un quid pluris
consistente in una particolare abilità o astuzia, di certo
non ricorrente nel caso al vaglio, essendosi la prevenuta
limitata ad approfittare di una situazione di disattenzione
della vittima, non da lei provocata.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è inammissibile per la manifesta infondatez-
za del motivo in esso articolato.
1. La ricorrente ha ricordato la giurisprudenza delle Se-
zioni Unite di questa Corte secondo cui, in tema di furto,
la circostanza aggravante della destrezza sussiste qualora
l’agente abbia posto in essere, prima o durante l’impos-
sessamento del bene mobile altrui, una condotta carat-
terizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza ed
idonea a sorprendere, attenuare o eludere la sorveglianza
del detentore sulla “res”, non essendo, invece, sufficiente
che egli si limiti ad approfittare di situazioni, non provoca-
te, di disattenzione o di momentaneo allontanamento del
detentore medesimo (sez. un., n. 34090 del 27 aprile 2017,
Quarticelli, Rv. 270088).
V’è, tuttavia, da riconoscere la perdurante validità - san-
cita anche di recente da questo giudice di vertice - dell’in-
segnamento nomofilattico secondo cui, perché sussista la
circostanza aggravante in parola non è necessario l’uso
di un’eccezionale abilità, tale che il soggetto passivo non
possa in alcun modo accorgersi della sottrazione, essendo
sufficiente che l’agente approfitti di una qualsiasi situazio-
ne oggettiva e soggettiva favorevole per eludere la normale
vigilanza dell’uomo medio, poiché tale condotta è di per
sé indicativa di quella più intensa pericolosità criminale
che costituisce la ragione giustificatrice dell’aggravante,
la quale, pertanto, non è esclusa dal fatto che il soggetto
passivo si accorga della manovra furtiva durante la sua
esecuzione: donde la suindicata aggravante è applicabile
anche al delitto di furto tentato, quando l’azione posta in
essere dall’agente per impossessarsi della cosa, per le sue
caratteristiche e con riferimento a tutte le modalità di tem-
po, di esecuzione e di luogo, si presenti idonea a eludere la
vigilanza dell’uomo medio (sez. II, n. 12851 del 7 dicembre
2017 dep. 20 marzo 2018, Miele e altro, Rv. 272688).
2. Alla stregua di tali coordinate interpretative va,
dunque, apprezzata la motivazione resa sul tema devoluto
dalla Corte territoriale, la quale ha scandito le cadenze
dell’agire delittuoso dell’imputata, descrivendole nell’in-
troduzione celere della mano destra all’interno della borsa
indossata dalla parte offesa allorché questa era momenta-
neamente distratta dall’acquisto di prodotti farmaceutici;
di guisa che correttamente ha riconosciuto la contestata
circostanza aggravante della destrezza, non ricorrendo,
nella specie, il mero approfittamento di circostanze propi-
zie in conseguenza della disattenzione della vittima, bensì
una modalità di azione, esplicativa di una particolare abi-
lità, consistita nell’introduzione celere della mano all’in-
terno della borsa, finalizzata a neutralizzare l’ordinaria

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA