Corte di Cassazione Penale sez. VI, 2 dicembre 2016, n. 51615 (ud. 9 novembre 2016)

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giur
1/2017 Rivista penale
LEGITTIMITÀ
verosimile perchè effettuata “secondo un criterio di cau-
salità” (pag. 3 della sentenza impugnata) e senza alcuna
programmazione, con argomentazione di tipo presuntivo.
3.2 Il vizio di manifesta illogicità dedotto dalla difesa
rende, quindi, nulla la sentenza impugnata per la quale si
imporrebbe un annullamento con rinvio per nuova motiva-
zione sul punto. Ma tale soluzione, stante la maturata pre-
scrizione rispetto alla data di commissione dei fatti risalenti
all’agosto 2010, senza che siano intervenuti medio tempore
sospensioni del suo corso, appare del tutto superflua, do-
vendosi invece pronunciare l’annullamento della sentenza
senza rinvio per estinzione del reato per intervenuta pre-
scrizione, maturata comunque dopo la sentenza di appello
e dedotta dalla difesa dei ricorrenti con i motivi aggiunti.
3.3 Vale, sul punto, il principio affermato dalle SS.UU.
di questa Corte secondo il quale nella ipotesi di matura-
zione del termine prescrizionale successivamente alla
sentenza di appello è solo l’inammissibilità del ricorso per
cassazione dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi
a precludere la possibilità di rilevare e dichiarare le cause
di non punibilità a norma dell’art. 129 c.p.p, non potendo
considerarsi formato un valido rapporto di impugnazione
(sez. un. 22 novembre 2000 n. 32 D.L. Rv. 217266; sez. II, 20
novembre 2003 n. 47383, Viola, Rv. 227546; sez. IV, 20 gen-
naio 2004 n. 18641, Tricomi, Rv. 228349; sez. II, 8 maggio
2013 n. 28848, Ciaffoni, Rv. 256463).
4. Quanto al motivo nuovo dedotto dalla difesa con i
motivi aggiunti depositati il 14 ottobre 2015 va osservato
che, anche a voler ritenere sussistente il potere di questa
Corte Suprema di pronunciarsi sulla ammissibilità in sede
di legittimità della eventuale richiesta di applicazione del
nuovo istituto codicistico, formulata per la prima volta nel
giudizio di cassazione, nel caso in esame tale evenienza è
da ritenersi preclusa essendo il reato in esame prescritto
ed essendo tale formula di proscioglimento prevalente sul-
la causa di non punibilità.
4.1 Tale conclusione si giustifica, come precisato nella
decisione testè menzionata, in relazione alla particolare
struttura del nuovo istituto il cui testo implica valutazioni di
merito sulla sussistenza della causa di non punibilità (causa,
sia detto per incidens, non rientrante nel novero delle ipote-
si contemplate dall’art. 129 c.p.p. che prevedono un proscio-
glimento dell’imputato secondo una delle formule enunciate
nel detto articolo) che sono sottratte al giudizio della Corte
di legittimità, una volta che il reato risulti prescritto.
4.2 Se è vero, infatti, che il D.L.vo in esame non contie-
ne alcuna disciplina transitoria e che, trattandosi di nor-
ma più favorevole, va fatto richiamo ai principi generali in
tema di successione delle norme nel tempo ex art. 2 c.p.,
comma 4° per verificare la possibilità di applicare il nuovo
istituto ai procedimenti in corso, è del pari indubitabile
che nel caso regolamentato dall’art. 131 bis c.p. il fatto
viene pur sempre qualificato come “reato”(si richiamano i
contenuti dell’art. 651 bis c.p.p. come introdotto dal citato
D.L.vo n. 28 di 2015 e va ricordato anche che l’imputato
viene dichiarato “non punibile”), sicché la causa di non
punibilità di cui si discute va qualificata come atipica.
4.3 Ciò comporterebbe ancora una volta l’esigenza di
annullare la sentenza con rinvio, (circostanza contraria
alle ragioni di economia processuale legate alla maturata
prescrizione del reato medio tempore) in relazione alla
necessità - in mancanza di riferimenti contenuti nella
sentenza di appello - di effettuare accertamenti di merito
onde verificare la applicabilità del nuovo istituto in rela-
zione alle condizioni richieste dalla norma.
4.4 Si ritiene allora di dare continuità al principio già af-
fermato da questa Corte con sentenza di questa stessa sezio-
ne 26 maggio 2015 n. 27055, P.c. in proc. Sorbara, Rv. 263885,
ribadendosi che l’eventuale declaratoria di estinzione del
reato per prescrizione prevale su una declaratoria di non
punibilità per la particolare tenuità del fatto, sia in relazione
alle diverse conseguenze scaturenti dalle due pronunce, sia
in relazione al fatto che con la declaratoria di prescrizione
il reato si estingue, laddove la declaratoria di non punibilità
per la particolare tenuità del fatto lascia del tutto intatto il
reato nella sua esistenza sia storica che giuridica.
5. Tanto doverosamente chiarito, la sentenza impugna-
ta va annullata senza rinvio per essere il reato estinto per
prescrizione. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. VI, 2 DICEMBRE 2016, N. 51615
(UD. 9 NOVEMBRE 2016)
PRES. FRANCESCO – EST. BASSI – P.M. ROSSI (DIFF.) – RIC. CABONI
Stupefacenti y Coltivazione y Coltivazione non au-
torizzata y Destinazione ad uso personale y Condot-
ta penalmente rilevante.
Stupefacenti y Coltivazione y Cannabis indiana y
Reato configurabile y Causa di non punibilità della
particolare tenuità del fatto, ex art. 131-bis c.p. y
Riconoscimento in sede di legittimità y Presupposti.
. Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi
attività non autorizzata di coltivazione di piante dal-
le quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche
quando la stessa sia realizzata per la destinazione del
prodotto ad uso personale, sempre che risulti accerta-
ta l’offensività della condotta ovvero l’idoneità della
sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rile-
vabile. (Nella specie, in applicazione di tale principio,
la Corte ha ritenuto che rettamente fosse stata ravvi-
sata la sussistenza del reato in un caso in cui era stata
rilevata la presenza di sette piantine di cannabis già
poste a dimora e di altre, diciannove pronte per essere
impiantate, previa predisposizione di due piccole ser-
re domestiche attrezzate con impianto di irrigazione,
ventole, lampade, filtri e termometri, sì da consentire
anche la coltivazione "a rotazione", ed era stata accer-
tata la possibilità di ricavare, da dette piante, 90 dosi
medie singole). (Mass. Redaz.) (d.p.r. 9 ottobre 1990, n.
309, art. 73) (1)

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