Corte di Cassazione Penale sez. III, 27 ottobre 2016, n. 45403 (ud. 17 maggio 2016)

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giur
Rivista penale 12/2016
LEGITTIMITÀ
reato base di cui alla prima parte del medesimo comma 1:
la descrizione della condotta è operata per relationem alla
fattispecie di cui alla prima parte (“se il fatto è commes-
so”), non vi è alcuna immutazione degli elementi essen-
ziali della condotta illecita ivi descritta, in quanto il riferi-
mento è pur sempre a quel fatto-reato, che viene soltanto
integrato dall’utilizzo di documenti falsi; una fattispecie
identica a quella descritta nella prima parte del comma
15, dunque, rispetto alla quale si pone in un rapporto di
specialità per aggiunta soltanto con riferimento alle mo-
dalità, maggiormente insidiose, in quanto caratterizzate
dall’uso di atti falsi, della dichiarazione fraudolenta, con
conseguente previsione di un maggior trattamento sanzio-
natorio.
2.2. Oltre al criterio strutturale, del resto, soccorrono
altresì gli altri criteri interpretativi, c.d. ausiliari, la cui
valenza non univoca non ne esclude, tuttavia, un vaglio
ermeneutico residuale (sez. un., n. 26351 del 26 giugno
2002, Fedi; sez. un., n. 35737 del 24 giugno 2010, Rico).
Il riferimento è al criterio c.d. topografico, che, valoriz-
zando la collocazione della norma, impone di apprezzare
che la fattispecie di cui all’art. 1 ter, comma 15, D.L. 102
del 2009 è formulata nel medesimo articolo, e nel medesi-
mo comma che prevede il reato base, e non in una diversa
disposizione, in tal senso indiziando la natura meramente
circostanziale; nonché al criterio teleologico, alla stregua
del quale rileva che la fattispecie in oggetto è posta a tute-
la del medesimo bene giuridico rispetto al reato semplice.
3. Qualificata in termini circostanziali la natura della
fattispecie, consegue che, poiché il massimo edittale pre-
visto per il reato base di cui all’art. 1 ter, comma 15, D.L.
n. 102 del 2009, è inferiore a quattro anni, l’azione penale
deve essere esercitata mediante citazione diretta dell’im-
putato, senza celebrazione dell’udienza preliminare.
Va, pertanto, rigettato il ricorso del P.M. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. III, 27 OTTOBRE 2016, N. 45403
(UD. 17 MAGGIO 2016)
PRES. ROSI – EST. LIBERATI – P.M. X – RIC. X
Delitti contro la libertà sessuale y Violenza car-
nale y Contro la convivente y Circostanze aggravan-
ti y Art. 61 n. 11 quinquies c.p. y Figlia minorenne
della donna y Costretta ad assistere alla consuma-
zione del reato y Qualità di persona offesa dal rea-
to y Configurabilità y Sussistenza y Costituzione di
parte civile y Legittimità.
. Nei delitti di violenza sessuale aggravati ai sensi del-
l’art. 61 n. 11 quinquies c.p., il minore che ha assistito
al fatto delittuoso riveste la qualifica di persona offesa
ed è, pertanto, legittimato alla costituzione di parte ci-
vile ed all’impugnazione della sentenza. (Mass. Redaz.)
(c.p., art. 61; c.p., art. 609 nonies) (1)
(1) Nello stesso senso, in relazione al delitto di maltrattamenti si
veda Cass. pen., sez. V, 22 novembre 2010, n. 41142, in questa Rivista
2012, 118. Sull’argomento si veda inoltre Cass. pen., sez. VI, 3 marzo
2010, n. 8592, ivi 2011, 95. Per quanto riguarda la violenza sessuale
all’interno del rapporto di coniugio o di convivenza si esprime Cass.
pen., sez. III, 8 ottobre 2007, n. 36962, ivi 2008, 158. Per utili riferi-
menti sull’argomento si veda, inoltre, Cass. pen., sez. III, 18 giugno
2003, n. 26196, ivi 2004, 587. Sul tema della violenza contro le donne,
in dottrina, si legga F. MARIUCCI, La tutela della donna nelle rela-
zioni di coppia: tra femminicidio e violenza di genere, ivi 2016, 945.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Con sentenza del 31 marzo 2015 il Giudice dell’u-
dienza preliminare del Tribunale di Latina ha dichiarato
non doversi procedere nei confronti di X per il reato di cui
agli artt. 61 n. 11 quinquies, 609 bis, 609 ter n. 5 ter c.p.
(per avere costretto con violenza la convivente Y a subire
un rapporto sessuale completo, costringendo la figlia Z ad
assistere alla violenza), perché il fatto non sussiste.
Ha ritenuto il giudice insufficienti gli elementi proba-
tori raccolti per disporre il rinvio a giudizio dell’imputato,
non essendo riscontrata la iniziale versione accusatoria
della parte offesa da elementi certi, né testimoniali né do-
cumentali, alla luce delle ritrattazioni della persona offe-
sa innanzi al Pubblico Ministero e nel corso dell’incidente
probatorio.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso la parte
civile Z in persona del tutore, mediante il suo difensore,
affidato ad un unico articolato motivo, mediante il quale
ha prospettato erronea applicazione di legge in relazione
al giudizio di inidoneità degli elementi acquisiti a sostene-
re l’accusa in giudizio, ai sensi dell’art. 425 c.p.p., e vizio
di motivazione.
Ha escluso, in particolare, che la valutazione del giu-
dice dell’udienza preliminare possa estendersi, qualora
l’accusa sia fondata su prove dichiarative, alla valutazio-
ne di attendibilità dei dichiaranti, come invece avvenuto
nella sentenza impugnata, in ragione della natura esclusi-
vamente processuale della valutazione rimessa al giudice
dell’udienza preliminare.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato.
1. Va premesso che il ricorso, proposto dall’Avvocato
Alessandra Puglielli, quale tutore della minore Z persona
offesa costituita parte civile, è ammissibile, stante la pie-
na legittimazione della minore, per effetto della contesta-
zione della circostanza aggravante di cui all’art. 61, n. 11
quinquies, c.p, che consente di ritenerla persona offesa.
1.1. Tale disposizione è stata introdotta dall’art. 1, D.L.
14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni nella
L. 15 ottobre 2013, n. 119, e prevede un aggravamento di
pena nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità
individuale, contro la libertà personale e nel delitto di cui
all’art. 572 c.p., quando il fatto sia commesso in presenza
o in danno di un minore degli anni diciotto o in danno di
persona in stato di gravidanza.
In tal modo il legislatore ha inteso attribuire specifica
valenza giuridica alla c.d. “violenza assistita”, intesa come
il complesso di ricadute di tipo comportamentale, psicolo-
gico, fisico, sociale e cognitivo, nel breve e lungo termine,

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