Corte di Cassazione Penale sez. VI, 21 gennaio 2016, n. 2618 (ud. 21 ottobre 2015)

Pagine:40-43
 
ESTRATTO GRATUITO
228
giur
3/2016 Rivista penale
LEGITTIMITÀ
che possiedano tuttavia una carica intimidatoria analoga
alla minaccia esplicita.
Per effetto di ciò deve essere prospettato alla vittima
un danno ingiusto, tale da porre il soggetto passivo in
una condizione di sostanziale mancanza di alternativa,
in modo che lo stesso intenda evitare il danno minacciato
offrendo la disponibilità a dare o promettere una qualche
utilità che si sa non essere dovuta.
In tal modo il dato saliente dell’ipotesi delittuosa pre-
vista dall’art. 317 c.p. risiede nell’antigiuridicità del danno
prospettato e nell’assenza di un movente opportunistico di
vantaggio indebito per il privato.
La stessa sentenza ha rilevato per contro che l’ipotesi
dell’induzione di cui all’art. all’art. 319-quater va ravvisa-
ta in primo luogo nell’assenza di una minaccia costrittiva
e in secondo luogo nel vantaggio indebito, che assurge al
rango di «criterio di essenza» della fattispecie induttiva e
giustifica la punibilità dell’indotto.
In tale quadro sono stati analizzati anche alcuni casi
che rappresentano «zone grigie», nelle quali si può rav-
visare una commistione di minaccia-offerta o minaccia-
promessa.
Tra le altre è stata considerata l’ipotesi del pubblico
funzionario che subordini la tempestiva evasione di una
legittima richiesta del cittadino al pagamento dell’inde-
bito, lasciando intendere che in difetto potrebbe sorgere
qualche difficoltà: in tale caso è stato ravvisato il delitto di
concussione, che però potrebbe sfumare, in favore dell’in-
duzione di cui all’art. 319-quater, qualora sulla base di una
valutazione approfondita della dinamica relazionale si evi-
denzi l’assenza di una effettiva coazione della parte pri-
vata, la quale mostrando disponibilità all’interlocuzione
con la controparte pubblica, per averne colto i significati
sottintesi, decida di privilegiare la via breve del pagamen-
to illecito non solo per superare la contingente difficoltà
ma anche per ingraziarsi la benevolenza del funzionario
e assicurarsi pro futuro la trattazione preferenziale delle
proprie pratiche.
5. Orbene, la ricostruzione della vicenda operata dal
primo Giudice e assecondata dalla Corte territoriale, non
autorizzava la riqualificazione del fatto.
Quest’ultimo era stato infatti segnato da due fonda-
mentali elementi: una situazione di cogente e urgente
necessità di intervento, al fine di sistemare la salma del
defunto Corcella Ruggiero; l’indebita richiesta da parte
degli imputati di una somma non dovuta, per procedere a
quella sistemazione, in relazione alla quale i soggetti pas-
sivi non perseguivano alcun indebito tornaconto, essendo
stata riconosciuta anche nel ricorso la legittimità di quella
pretesa.
La richiesta indebita di una somma nettamente ecce-
dente il dovuto, come tale immediatamente percepita dai
soggetti passivi, si poneva in correlazione con un’attività
cui in realtà i funzionari non avrebbero potuto frapporre
ostacoli: quella richiesta costituiva dunque il risultato di
un abuso, originato dallo sfruttamento di una situazione di
cogente necessità, tale da privare i soggetti passivi di una
reale alternativa.
Ed allora avrebbe dovuto ritenersi che la richiesta
sottendesse una minaccia, insita nel condizionamento di
un’attività doverosa al pagamento di una somma non do-
vuta, con il risultato di costringere i soggetti passivi all’e-
sborso, al fine di realizzare il loro legittimo interesse, che
non avrebbe potuto essere diversamente soddisfatto.
In un tale quadro sarebbe paradossale ipotizzare nella
vigenza dell’art. 319 quater una penale responsabilità del
I’extraneus.
Al contrario la situazione risulta connotata dallo sfrut-
tamento di una situazione di cogenza e necessità, che si
salda con la volontà dell’intraneus di trarre da essa un in-
debito vantaggio e con il conseguente danno ingiusto per
l’extraneus, sostanzialmente privato di una reale facoltà
di scelta.
Né si sarebbe potuto nel caso di specie prospettare che
il privato avesse agito in vista di un potenziale indebito
tornaconto futuro, trattandosi di vicenda destinata ad
esaurirsi in quell’unico contatto con quei pubblici funzio-
nari.
Ciò significa che il fatto era caratterizzato da abuso co-
strittivo, seppur nella forma della minaccia implicita, tale
comunque da porre il privato nella condizione di dover
soggiacere.
Se dunque è vero, come rilevato nel ricorso, che non ri-
correva un vantaggio ingiusto del privato, deve nondimeno
inquadrarsi tale elemento nella complessiva ricostruzione
della vicenda, operata dai giudici di merito.
Per tale via deve giungersi alla riqualificazione del
fatto nei termini di cui all’originaria contestazione ex art.
317 c.p., il che rende l’operazione di per sé legittima, non
equivalendo ad una nuova qualificazione, la quale postule-
rebbe in sede di legittimità il previo contraddittorio.
6. In conclusione, previa riqualificazione, si impone il
rigetto del ricorso, con condanna del ricorrente al paga-
mento delle spese processuali. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. VI, 21 GENNAIO 2016, N. 2618
(UD. 21 OTTOBRE 2015)
PRES. IPPOLITO – EST. FIDELBO – P.M. SELVAGGI (PARZ. DIFF.) – RIC. MARONGIU
Stupefacenti y Coltivazione y Elementi del reato
y Appartenenza delle piante alle specie botaniche
indicate dalla legge y Capacità drogante y Grado di
sviluppo della pianta y Valutazione y Necessità y Fat-
tispecie in tema di capacità drogante di piante di
"cannabis indica" allo stato di germogli.
. Ai fini della configurabilità del reato di coltivazio-
ne non autorizzata di piante dalle quali sia possibile
estrarre sostanze stupefacenti occorre verificare, pur
quando risulti accertato che le piante appartengano
ad una delle specie botaniche previste dalla legge, che
sussista anche l’imprescindibile requisito della offen-
sività in concreto, costituito dalla effettiva ed attuale
capacità drogante (Nella specie, in applicazione di tale

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA