Corte Di Cassazione Penale Sez. Vi, 8 Agosto 2017, N. 39021 (C.C. 18 Luglio 2017)

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Arch. nuova proc. pen. 6/2017
Legittimità
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. VI, 8 AGOSTO 2017, N. 39021
(C.C. 18 LUGLIO 2017)
PRES. ROTUNDO – EST. TRONCI – P.M. ROSSI (CONF.) – RIC. BUGLISI
Misure cautelari personali y Custodia cautelare
in carcere y Durata y Sospensione y Termini di dura-
ta della custodia cautelare y Previo avviso all’impu-
tato y Necessità y Esclusione.
. Ai fini dell’adozione del provvedimento di sospensione
dei termini di durata della custodia cautelare, ai sensi
dell’art. 304, comma 2, c.p.p., non è richiesto che venga
previamente dato avviso all’imputato. (Mass. Redaz.)
(c.p.p., art. 178; c.p.p., art. 182; c.p.p., art. 304) (1)
(1) In senso difforme, si esprime Cass. pen., sez. VI,. 17 ottobre 2011,
n. 37406, in questa Rivista 2013, 103, nel senso che ritiene necessario
che la difesa possa eccepire la nullità dell’ordinanza di pronuncia di
sospensione dei termini di custodia cautelare, adottata senza oppor-
tuno avviso per la stessa.In senso conforme si veda Cass. pen., sez. VI,
8 agosto 2017, n. 39016, in www.italgiure.giustizia.it.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il difensore di Salvatore Buglisi ricorre per cassazione
avverso il provvedimento in data 16 marzo 2017 con cui il
Tribunale di Palermo, adito a seguito dell’appello proposto ai
sensi dell’art. 310 c.p.p., ha confermato l’ordinanza adottata
il precedente 15 febbraio 2017 dalla Corte d’assise d’appello
del capoluogo siciliano, di sospensione dei termini di durata
massima della custodia cautelare, ex art. 304 comma 2 c.p.p.
2. Deduce in proposito il legale ricorrente “erronea ap-
plicazione della legge penale ex art. 606 lett. b) c.p.p., in re-
lazione agli artt. 178 lett. c) e 180 c.p.p., 13, 24 e 111 Cost.,
nonché in relazione all’art. 6 CEDU”: ciò per avere la Corte
palermitana fatto luogo alla celebrazione dell’ordinanza
fissata a seguito della richiesta formalizzata dal locale P.G.,
senza aver provveduto alla relativa notifica all’imputato
personalmente, in aperto contrasto con i principi sanciti
dalle richiamate disposizioni costituzionali e comunitarie.
Non avrebbe infatti rilievo, in senso contrario, il valorizza-
to carattere strettamente tecnico della questione oggetto
dell’istanza decisa con il provvedimento qui impugnato, at-
teso che l’iter procedurale seguito dalla Corte d’assise d’ap-
pello “impedisce, di fatto, all’imputato di conoscere dell’e-
sistenza di un procedimento direttamente refluente sul
bene primario ed inviolabile della (sua) libertà personale
e, conseguentemente, di esercitare il proprio inviolabile
diritto di difesa, scegliendo un difensore per tale specifico
procedimento incidentale ovvero predisponendo memorie
o ancora chiedendo di essere sentito”.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso proposto non ha fondamento e va pertanto
disatteso, con la conseguente statuizione in tema di spese
del grado.
2. Il punto di partenza del discorso del Collegio non può
che essere costituito dalla constatazione - già opportuna-
mente valorizzata dal Tribunale distrettuale della cautela,
sulla scia dell’insegnamento della giurisprudenza di que-
sta Corte, di cui a sez. un. n. 40701 del 31 ottobre 2001,
Rv. 219948 - che nessuna disposizione specifica risulta
essere stata dettata dal legislatore con riferimento al sub-
procedimento incidentale di cui all’art. 304 c.p.p.: donde
la coerente conclusione che il giudice non è tenuto all’os-
servanza di alcuna specifica forma, appunto perchè non
contemplata. Il che, lungi dall’essere una soluzione apo-
dittica e contrastante con i principi generali dell’ordina-
mento, trova la propria ragion d’essere nella possibilità di
una scadenza anche ravvicinata dei termini di custodia e
nella conseguente necessità di non “ingabbiare” il giudice
nel rispetto di moduli procedimentali fissi e predetermi-
nati, lasciandogli piena libertà nella scelta di forme agili
e semplificate, che tuttavia - e l’importanza del principio
non ha necessità di essere ulteriormente sottolineata - de-
vono garantire il rispetto di un contraddittorio reale con
la difesa, tale cioè da assicurare l’effettivo esercizio delle
prerogative difensive (v. sez. VI, sent. n. 28560 del 26 giu-
gno 2009, Rv. 244425 ed anche sez. VI, sent. n. 37406 del 13
ottobre 2011, Rv. 250811).
La Corte d’assise d’appello di Palermo ha appunto
fatto applicazione dei criteri suddetti e, all’apprezzabile
fine di garantire lo svolgimento di un più pregnante con-
traddittorio orale, ha disposto la convocazione delle par-
ti, formalizzata mediante la notifica del relativo avviso di
fissazione dell’udienza camerale, avvenuta quattro giorni
prima dello svolgimento della stessa.
3. Tanto premesso, può ora passarsi ad affrontare la
sola censura cui il ricorrente ha affidato la propria richie-
sta di annullamento del provvedimento impugnato, per
violazione del diritto di difesa.
In proposito, risulta illuminante il parallelo con il di-
sposto dell’art. 305 del codice di rito, in tema di “proro-
ga della custodia cautelare”, così come recita la rubrica
dell’articolo testé citato, che prevede esplicitamente che
la relativa decisione - sia che essa rientri nella previsio-
ne di cui al primo comma, sia che ricada nell’ambito della
disciplina di cui al comma successivo - sia assunta dopo
aver “sentito il difensore”, cui è pertanto esplicitamente
circoscritta l’interlocuzione con il giudice.

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