Corte di Cassazione Penale sez. IV, 31 luglio 2018, n. 36759 (ud. 20 febbraio 2018)

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giur giur
Arch. giur. circ. ass. e resp. 10/2018
LEGITTIMITÀ
10/2018 Arch. giur. circ. ass. e resp.
LEGITTIMITÀ
ro della Compagnia assicurativa costituita parte civile;
inoltre si invocava la dichiarazione di inammissibilità del
ricorso, ribadendo la piena condivisione degli argomenti
contenuti nel provvedimento impugnato.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. In via preliminare il collegio rileva che, contraria-
mente a quanto sostenuto dalla difesa dell’indagato, il
ricorso è tempestivo. Si ribadisce che alle parti presenti
in udienza preliminare non deve essere, di norma, dato
avviso del deposito della sentenza emessa ai sensi dell’art.
424 c.p.p., poiché in tal caso il termine di quindici giorni
per impugnare decorre dal trentesimo giorno dalla pro-
nuncia, scadenza fissata per il deposito del provvedimento
dal comma quarto del citato articolo, sempre che la moti-
vazione sia depositata nello stesso termine. Né l’irrituale
fissazione di un termine più ampio per il deposito muta i
termini della questione, posto che le parti sono al corrente
del termine massimo entro cui deve essere depositata la
sentenza (Cass. sez. VI, n. 40877 del 1 ottobre 2007 - dep. 7
novembre 2007, P.M. in proc. Esposito e altri, Rv. 238037).
Nel caso di specie il provvedimento veniva emesso il 7
luglio 2017, sicchè tenuto conto della sospensione feriale
il termine di 15 giorni per la presentazione del ricorso de-
correva dal 7 settembre 2017. Pertanto il ricorso presenta-
to il 21 settembre 2017 deve considerarsi tempestivo.
2. Sempre in via preliminare il collegio rileva che, contra-
riamente a quanto ritenuto dalla difesa dell’indagato, non si
rileva alcun difetto nella legittimazione del querelante. Con
specifico riguardo alla giustificazione dei poteri di rappre-
sentanza degli enti il collegio ribadisce che ai fini della rife-
ribilità della querela ad una persona giuridica, la previsione
di cui all’art. 337 c.p.p. si limita a richiedere l’indicazione
della fonte dei poteri di rappresentanza da parte del sogget-
to che la presenta e non già la prova della veridicità delle
dichiarazioni di quest’ultimo sul punto, con la conseguenza
che detta veridicità deve presumersi fino a contraria dimo-
strazione (Cass. sez. V, n. 8368 del 26 settembre 2013 - dep.
21 febbraio 2014, Giacobelli, Rv. 259037). Nel caso di specie
la procura speciale della D. al direttore E.R. veniva conferita
nel pieno rispetto delle ricordate linee ermeneutiche.
3. Tanto premesso, il collegio ritiene che il ricorso pro-
posto dalla parte civile D. Italia s.p.a. sia fondato.
1.1. Il collegio rileva che l’art. 148 del Codice delle as-
sicurazioni costituisce una deroga alla disciplina prevista
dall’art. 124 c.p. nella parte in cui da un lato, introduce
una presunzione di conoscenza della frode riconducibile
alla decisione della Compagnia assicuratrice di inviare al
danneggiato istante la comunicazione della volontà non
risarcire e, dall’altro, prevede una contrazione a 30 giorni
del termine ordinario per querelare, termine che decorre
proprio dal giorno entro il quale l’impresa invia tale co-
municazione. Tali effetti derogatori si producono tuttavia
solo nel caso in cui la procedura prevista dal codice sia
stata concretamente attivata, restando altrimenti appli-
cabili le ordinarie regole codicistiche. La mancata attiva-
zione della procedura amministrativa che regolamenta la
procedura che deroga all’art. 124 c.p. non è, infatti, assi-
stita da alcuna sanzione: fare discendere dalla mancata
attivazione di tale procedura amministrativa la automati-
ca contrazione dei termini per la proposizione della que-
rela conseguente al riconoscimento di una presunzione di
conoscenza legale dell’illecito produce un effetto lesivo
sui diritti della Compagnia assicuratrice che si ritiene fro-
data che non risulta previsto dalla legge che non associa
alcuna conseguenze (neanche indirettamente sanzionato-
ria) alla mancata attivazione della procedura speciale. La
contrazione dei termini per la proposizione della querela
è, dunque, un effetto riconducibile alla (eventuale) atti-
vazione della procedura prevista dall’art., 148 del D.L.vo
209 del 2005, ma, ad oggi, non si rinviene alcuna norma
che preveda la contrazione dei termini a prescindere dal
concreto avvio dello speciale procedimento ivi previsto. A
ciò si aggiunge che la procedura prevista dal Codice delle
assicurazioni se, da un lato, scandisce i tempi che la Com-
pagnia assicuratrice ha a disposizione per l’accertamento
di possibili frodi, dall’altro prevede che anche l’azione ci-
vile del danneggiato sia condizionata dall’attivazione della
procedura potendo essere intentata solo dopo la comuni-
cazione delle determinazione conclusive della Compagnia
assicuratrice; il che, di fatto, “congela” anche le preroga-
tive del danneggiato condizionandole all’esito della pro-
cedura speciale, ove avviata (artt. 145 e 148 comma 2 bis
ultimo periodo del D.L.vo n. 209 del 2005). Nel caso di
specie, invece, proprio in ragione della mancata attivazio-
ne della procedura speciale, la Compagnia assicuratrice
ricorrente veniva tratta immediatamente a giudizio. Il col-
legio rileva, a margine, che ove si ritenessero automatici
gli effetti della procedura prevista dal Codice delle assi-
curazioni, bisognerebbe considerare gli stessi “attivi” non
solo sui termini della Compagnia assicuratrice, ma anche
su quelli del presunto danneggiato, con conseguente ini-
bizione delle azioni civili proposte fuori termine: si tratta
di effetti estremamente incisivi sui diritti delle parti che
non possono essere riconosciuti in assenza di una esplicita
previsione di legge e che vanno rilevati solo nei casi in cui
la speciale procedura prevista dal Codice delle assicura-
zioni sia stata in concreto avviata.
1.2. In conclusione: il collegio ritiene che ogni volta
che la procedura prevista dall’art. 148 del D.L.vo n. 209
del 2005 non sia stata attivata, i termini per la proposi-
zione della querela sono regolati dalla ordinaria disciplina
codicistica e, dunque, decorrono dalla piena conoscenza
dell’illecito da parte della Compagnia assicuratrice che si
ritiene offesa dal reato.
1.3. Inoltre ed in via generale il collegio ribadisce che
il dies a quo per proporre querela deve essere individuato
nella data della piena cognizione dei fatti da parte dell’in-
teressato (Cass. sez. VI, n. 3719 del 24 novembre 2015 - dep.
27 gennaio 2016, Saba, Rv. 266954). Si ribadisce, infine,
che la decorrenza del termine per la presentazione della
querela è differita quando la persona offesa deve compiere
accertamenti al fine di acquisire la consapevolezza della
illiceità penale del fatto, ma tale differimento si protrae
solo per il tempo strettamente necessario al compimento di
tali verifiche, non potendo farsi discendere dall’inerzia di
una parte la produzione di effetti sfavorevoli per l’imputato
(Cass. sez. II, n. 7988 del 1 febbraio 2017 - dep. 20 febbra-
io 2017, Ippolito, Rv. 269726; Cass. sez. V, n. 17104 del 22
dicembre 2014 - dep. 23 aprile 2015, Slimani, Rv. 263620).
1.3. Nel caso in esame, preso atto del fatto che la speciale
procedura prevista dall’art. 148 del Codice delle assicura-
zioni non risulta essere stata attivata, il dies a quo da cui
decorre il termine per la proposizione della querela deve es-
sere individuato facendo ricorso alla ordinaria disciplina co-
dicistica e, pertanto, deve essere riconosciuto tenendo conto
della effettiva conoscenza dell’illecito da parte dell’offeso.
La sentenza impugnata deve dunque essere annulla-
ta con rinvio per l’ulteriore corso al Tribunale di Napoli.
(Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. IV, 31 LUGLIO 2018, N. 36759
(UD. 20 FEBBRAIO 2018)
PRES. IZZO – EST. CENCI – P.M. ORSI (DIFF.) – RIC. M.
Omicidio y Stradale y Nuova disciplina y Sanzioni
amministrative accessorie y Sospensione della pa-
tente di guida ex art. 222, comma 2, primo, secondo
e terzo periodo c.d.s. y Applicabilità alle condotte
antecedenti alla L. n. 41/2016.
Patente y Revoca e sospensione y Art. 222, commi
1 e 2, quarto e quinto periodo c.d.s. y Operatività.
. Il primo, secondo e terzo periodo del comma 2 del-
l’art. 222 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, non sono in
contraddizione con la previsione del quarto periodo del
comma 2 dell’art. 222 del D.L.vo n. 285 del 1992, intro-
dotto dalla legge 23 marzo 2016, n. 41, in quanto i primi
tre valgono da, seppure anomala, norma transitoria,
nel senso, cioè, di segnalare che per i fatti commessi
in epoca antecedente rispetto alla novella legislativa
introdotta dalla legge n. 41 del 2016, in vigore dal 25
marzo 2016, in relazione ai quali non può retroagire la
più grave sanzione della revoca, successivamente in-
trodotta, continua a trovare applicazione la sanzione
amministrativa, in precedenza prevista, della sospen-
sione della patente di guida. (Mass. Redaz.) (c.p., art.
589 bis; nuovo c.s., art. 222) (1)
. La revoca della patente di guida di cui al quarto e al
quinto periodo del comma 2 dell’art. 222 D.L.vo n. 285
del 1992 opera in caso di accertata violazione degli artt.
589-bis e 590-bis c.p., che incriminano, rispettivamen-
te l’“omicidio stradale” e le “lesioni personali stradali
gravi o gravissime”, mentre la sospensione opera per gli
altri casi, pure previsti dal codice della strada, in cui si
verificano danni alla persona (arg. ex art. 222, comma
1, del D.L.vo n. 285 del 1992), come, ad esempio, allor-
ché sia accertata la violazione da parte dell’imputato
dell’art. 9-ter, comma 2, del codice della strada, che
incrimina a titolo di reato autonomo la violazione del
divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore cui
consegua la morte di una o più persone ovvero lesioni
personali. (Mass. Redaz.) (nuovo c.s., art. 222) (2)
(1, 2) Sentenza interessante che pone in evidenza le difficoltà inter-
pretative dell’art. 222 c.d.s. dopo le modifiche introdotte dalla L. n.
41/2016. In dottrina, v. FRANCESCO BARTOLINI, L’omicidio strada-
le, Tribuna Dossier, Piacenza.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il G.i.p. del Tribunale di Latina il 10 aprile 2017 ha
applicato ai sensi dell’art. 444 c.p.p. a R.M., imputato di
omicidio stradale (art. 589-bis c.p., introdotto dall’art. 1,
comma 1, della legge 23 marzo 2016, n. 41, in vigore dal
25 marzo 2016), fatto commesso il 27 giugno 2016, la pena
concordata con il Pubblico Ministero; ha inoltre disposto,
ai sensi dell’art. 222, comma 2, del D.L.vo 30 aprile 1992,
n. 285, come riformato dalla legge 23 marzo 2016, n. 41, la
revoca della patente di guida.
2. Ricorre tempestivamente per la cassazione della
sentenza l’imputato, tramite difensore, che si affida ad
un unico motivo, con il quale denunzia violazione di legge
(art. 222 del D.L.vo n. 285 del 1992).
Premette il ricorrente che il G.u.p. quale sanzione ac-
cessoria ha disposto la revoca della patente di guida, ai
sensi dell’art. 222 del D.L.vo n. 285 del 1992 nel testo in
vigore al momento dell’accadimento per cui è processo.
Osserva che il legislatore, al comma 1 dell’art. 222 del
D.L.vo n. 285 del 1992, individua nella sospensione e nella re-
voca della patente le due sanzioni accessorie per i reati con-
nessi alle violazioni del codice della strada, per poi raccor-
darle, al comma 2, alle singole fattispecie previste dal codice
penale, prevedendo, in particolare, per l’omicidio colposo la
sospensione della patente sino a quattro anni; prosegue, poi,
prevedendo che alla condanna per l’omicidio stradale di cui
all’art. 589-bis c.p. consegua la revoca della patente.
Attesa la difficile decodificabilità dell’art. 222 D.L.vo n.
285 del 1992, il ricorrente, esclusa comunque la possibi-
lità di applicare retroattivamente le sanzioni accessorie,
propone tre possibili interpretazioni della norma in que-
stione, due delle quali stima, tuttavia, impraticabili.
La prima lettura – ritiene – è la seguente: la sospen-
sione della patente sino a quattro anni per l’omicidio col-
poso potrebbe avere natura cautelare e sarebbe destinata
a trasformarsi in revoca allorché intervenga la condanna
definitiva. Tale opzione sarebbe, però, vistosamente incon-
ciliabile con quanto disposto dall’art. 222, comma 2-bis,
del D.L.vo n. 285 del 1992, secondo il quale «La sanzione
amministrativa accessoria della sospensione della patente
fino a quattro anni è diminuita fino a un terzo nel caso
di applicazione della pena ai sensi degli articoli 444 e se-
guenti del codice di procedura penale».
La seconda: si potrebbe – prosegue il ricorrente – ipo-
tizzare che la sospensione della patente sino a quattro
anni sia applicabile al solo omicidio colposo diverso da
quello stradale di cui all’art. 589-bis c.p. Anche tale in-
terpretazione, però, non sarebbe praticabile, in quanto il
primo comma dell’art. 222 del D.L.vo n. 285 del 1992 lega
inscindibilmente le due sanzioni accessorie alle violazioni
afferenti il codice della strada, sottolineandosi da parte

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