Corte di Cassazione Penale sez. II, 31 luglio 2018, n. 36942 (ud. 27 aprile 2018)

Pagine:10-11
 
ESTRATTO GRATUITO
804 805
giur giur
Arch. giur. circ. ass. e resp. 10/2018
LEGITTIMITÀ
10/2018 Arch. giur. circ. ass. e resp.
LEGITTIMITÀ
comma 3, legge n. 24/2017, «raccomandazioni di com-
portamento clinico, elaborate mediante un processo di
revisione sistematica della letteratura e delle opinioni
scientifiche, al fine di aiutare medici e pazienti a decide-
re le modalità assistenziali più appropriate in specifiche
situazioni cliniche». La dottrina epistemologica italiana
ha, poi, osservato che le linee guida possono avere diverso
grado di cogenza, presuppongono l’esistenza e la plausibi-
lità di molteplici comportamenti degli esercenti le profes-
sioni sanitarie, a fronte della medesima situazione data, e
sono volte a ridurre la variabilità e la soggettivizzazione
dei comportamenti clinici (Sez. IV, n. 16237 del 29 gen-
naio 2013, Cantone, cit.). Va aggiunto che le linee-guida
non esauriscono il sapere scientifico che deve trovare in-
gresso nel processo e, se a volte contengono vere e proprie
cautele, quando regolano l’attività medica come attività
pericolosa, in altri casi si sostanziano in regole di giudi-
zio della perizia del medico. Non è, allora, conforme alle
finalità della legge una motivazione che enunci la regola
di comportamento desumibile da linee-guida senza speci-
ficare se si tratti di regola cautelare o di regola di giudizio
della perizia del sanitario.
8.2. Si è detto dell’orientamento della Corte regolatri-
ce teso ad ampliare i margini di applicabilità dell’art. 3
legge n. 189/2012 alla colpa per imprudenza e per negli-
genza (Sez. IV, n. 16140 del 16 marzo 2017, Filippini, Rv.
26961101; Sez. IV, n. 23283 dell’11 maggio 2016, Denegri,
Rv. 26690301). E, tuttavia, la necessità di definire con la
maggiore chiarezza possibile ogni segmento del caso al fine
di verificare, in concreto, quale sia la disciplina più favore-
vole impone al giudice di merito, ora che con la c.d. legge
Gelli-Bianco è stata introdotta una causa di non punibilità
riservata alla condotta imperita, di discernere se ci si trovi
in presenza di colpa per imperizia piuttosto che per negli-
genza o imprudenza. Nella sentenza impugnata non è dato
evincere con chiarezza in che termini la Corte territoriale
abbia qualificato il comportamento dell’odierno ricorren-
te: vi si legge che si tratta di «colpa specifica per negligen-
za», ma anche che trattasi di «colpa per imprudenza, ne-
gligenza ed imperizia, secondo il profilo di colpa cosciente,
con previsione dell’evento». Data la diversa incidenza del
tipo di condotta colposa sulla disciplina della responsa-
bilità penale, si tratta di motivazione non soddisfacente,
tanto più che, nella specie, la condotta tenuta dal dott.
D.R., consistendo secondo quanto adombrato in un passo
della motivazione in un’erronea diagnosi, accompagnata
da una sottovalutazione dell’urgenza del caso e dall’omes-
sa indicazione di un ricovero urgente per accertamenti
strumentali, si sarebbe potuta ascrivere in parte al profilo
della negligenza e, in parte, a quello dell’imperizia (per
una chiara distinzione, Sez. IV, n. 24384 del 26 aprile 2018,
Masoni, non ancora massimata).
8.3. Imprescindibile risulta, poi, l’indicazione delle ra-
gioni giustificative del giudizio di merito circa la gradua-
zione della colpa, che secondo le più recenti normative
costituisce il discrimine tra condotta penalmente rile-
vante e condotta non punibile ed è, in ogni caso, metro di
valutazione del trattamento sanzionatorio. Al riguardo si è
precisato muovendo dalla generale considerazione che la
colpa costituisce la violazione di regole di comportamento
aventi funzione cautelare, che un primo parametro, nel-
la graduazione della colpa, attiene al profilo riguardante
la misura della divergenza tra la condotta effettivamen-
te tenuta e quella che era da attendersi, sulla base della
norma cautelare che si doveva osservare. Sul punto, si è
sottolineato che possono venire in rilievo, nel determina-
re la misura del rimprovero, sia le specifiche condizioni
del soggetto agente ed il suo grado di specializzazione, sia
la situazione ambientale, di particolare difficoltà, in cui
il professionista si è trovato ad operare. E preme sottoli-
neare che la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che
il giudice di merito deve procedere ad una valutazione
complessiva di tali indicatori, come pure di altri, quali
l’accuratezza nell’effettuazione del gesto clinico, le even-
tuali ragioni di urgenza, l’oscurità del quadro patologico,
la difficoltà di cogliere e legare le informazioni cliniche, il
grado di atipicità o novità della situazione data e così di
seguito, al fine di esprimere la conclusiva valutazione sul
grado della colpa, ponendo in bilanciamento fattori anche
di segno contrario, che ben possono coesistere nell’ambito
della fattispecie esaminata, non dissimilmente da quanto
avviene in tema di concorso di circostanze.
8.4. Si è, in proposito, precisato che si può ragionevol-
mente parlare di colpa grave solo quando si sia in presenza
di una deviazione ragguardevole rispetto all’agire appro-
priato (Sez. IV, n. 22281 del 15 aprile 2014, Cavallaro, Rv.
26227301), rispetto al parametro dato dal complesso delle
raccomandazioni contenute nelle linee guida di riferi-
mento, quando cioè il gesto tecnico risulti marcatamente
distante dalle necessità di adeguamento alle peculiarità
della malattia ed alle condizioni del paziente; e che, all’op-
posto, quanto più la vicenda risulti problematica, oscura,
equivoca o segnata dall’impellenza, tanto maggiore dovrà
essere la propensione a considerare lieve l’addebito nei
confronti del professionista che, pur essendosi uniformato
ad una accreditata direttiva, non sia stato in grado di pro-
durre un trattamento adeguato e abbia determinato, anzi,
la negativa evoluzione della patologia (Sez. IV, n. 16237
del 29 gennaio 2013, Cantore, Rv. 25510501). Risulta, per-
tanto, chiaro perché non si possa considerare conforme a
legge l’affermazione per cui la condotta si sia posta «ab-
bondantemente oltre i limiti delle linee-guida». Le rego-
le poste dalle più recenti normative in materia di colpa
medica non sono, ovviamente, destinate a regolare in pri-
ma battuta condotte pedissequamente rispettose di linee
guida o di buone pratiche; priva di senso risulterebbe, al-
trimenti, la ripetuta massima secondo la quale la gradua-
zione della colpa è determinata, tra l’altro, dalla misura in
cui il sanitario si sia discostato dalle linee guida. Spetterà,
dunque, al giudice di merito scandagliare la regola caute-
lare che utilizzerà come parametro di giudizio, indicare a
quali parametri precostituiti tale regola sia riconducibile,
verificare quindi se il caso concreto possa essere parame-
trato a linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali e,
solo allora, stabilire in quale misura e per quali ragioni il
sanitario se ne sia discostato.
9. Su tali premesse, deve trarsi un giudizio di fondatez-
za del ricorso, posto che la pronuncia impugnata ha trat-
tato il tema della colpevolezza in maniera confusa e non
conforme a legge.
9.1. Tenuto conto del fatto che in alcuni passi della sen-
tenza la condotta in concreto rimproverabile al sanitario
è stata circoscritta all’aver omesso di prospettare come
urgente ed indispensabile il ricovero, sarebbe stato neces-
sario un rigoroso accertamento della fonte delle regole di
comportamento che il sanitario avrebbe dovuto seguire in
presenza di «sospetta torsione del funicolo spermatico»,
accertamento che è del tutto mancato. Per stabilire se la
suindicata condotta fosse sussumibile o meno nell’ambito
della colpa per imperizia, sarebbe stata infatti necessaria
una chiara ed univoca indicazione delle ragioni di tale valu-
tazione anche in relazione alla fonte (linee-guida o buone
pratiche) ed alla natura della regola di condotta, onde va-
lutare la possibilità di applicare retroattivamente la disci-
plina dettata dall’art. 6 legge n. 24/2017. Si tratta, come già
precisato dalla Corte di cassazione anche a Sezioni Unite
(Sez. un., n. 8770 del 21 dicembre 2017, dep. 2018, Mariotti,
Rv. 27217501; Sez. IV, n. 50078 del 19 ottobre 2017, Cavazza,
in motivazione; Sez. IV, n. 28187 del 20 aprile 2017, Tarabo-
ri, in motivazione), di norma che attiene al profilo squisita-
mente tecnico-scientifico dell’arte medica, e dunque rego-
la la sola colpa per imperizia, consentendo al sanitario di
conoscere quali saranno i parametri di valutazione del suo
operato professionale qualora il caso concreto sia suscetti-
bile di essere inquadrato in procedure prescritte da linee-
guida ufficiali o da buone pratiche clinico-assistenziali.
9.2. La motivazione risulta, peraltro, connotata da af-
fermazioni apodittiche, come ad esempio quando si è defi-
nito grave il grado della colpa senza ulteriore specificazio-
ne, o confuse, come ad esempio quando si è richiamata la
«colpa per imprudenza, negligenza ed imperizia, secondo
il profilo di colpa cosciente, con previsione dell’evento»
ovvero si è ritenuto che la condotta si fosse posta «abbon-
dantemente oltre i limiti delle linee-guida». La distinzio-
ne del grado della colpa quale discrimine tra la condotta
penalmente rilevante ed irrilevante, prevista espressa-
mente dall’art. 3, comma 1, legge n. 189/2012 e per via in-
terpretativa dall’art. 6 legge n. 24/2017 (Sez. un., n. 8770
del 21 dicembre 2017, dep. 2018, Mariotti, Rv. 27217501),
avrebbe imposto un’analisi critica circa la corrispondenza
della condotta concretamente individuata come rimprove-
rabile alla colpa grave, al contrario solo assiomaticamente
affermata, previa verifica dell’effettiva pertinenza al caso
concreto delle linee-guida indicate dai periti ed, in ogni
caso, dello scostamento della condotta del sanitario dalle
predette linee-guida o dalle buone prassi nelle date con-
dizioni fattuali in cui il dott. D.R. si è trovato ad operare.
10. La fondatezza della censura risulta assorbente ri-
spetto al quinto ed al sesto motivo di ricorso. La sentenza
impugnata deve, pertanto, essere annullata per erronea
applicazione della legge e per vizio di motivazione circa
l’elemento soggettivo del reato, con conseguente rinvio
per nuovo giudizio alla Sezione Promiscua della Corte di
appello di Lecce. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. II, 31 LUGLIO 2018, N. 36942
(UD. 27 APRILE 2018)
PRES. CERVADORO – EST. RECCHIONE – P.M. SALZANO (CONF.) – RIC. D. S.P.A.
ED ALTRA
Fraudolenta distruzione della cosa propria y
Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati
e mutilazione fraudolenta della propria persona
y Procedura di risarcimento ex art. 148 cod. ass. y
Attivazione y Conseguenze y Presentazione della
querela da parte della compagnia assicuratrice y
Termine.
. La contrazione a trenta giorni del termine ordinario
per la presentazione della querela da parte della com-
pagnia assicuratrice, ai sensi dell’art. 148, cod. ass., si
applica solo nel caso in cui sia stata attivata la proce-
dura amministrativa prevista da detta norma, in man-
canza della quale trova applicazione la disciplina or-
dinaria prevista dall’art. 124 c.p. (Mass. Redaz.) (c.p.,
art. 124; c.p., art. 642; d.l.vo 7 settembre 2005, n. 209,
art. 148) (1)
(1) Sulla perseguibilità a querela del reato di cui all’art. 642 c.p., v.
Cass. pen., sez. II, 15 maggio 2017, n. 24075, in questa Rivista 2018,
73 e Cass. pen., sez. VI, 13 giugno 2012, 23256, in Riv. pen. 2013, 1065.
In genere, nel senso che il termine per proporre querela comincia a
decorrere dalla data di piena cognizione dei fatti da parte dell’inte-
ressato, v. Cass. pen., sez. VI, 27 gennaio 2016, n. 3719, ivi 2016, 1134,
e che la decorrenza di tale termine è differita quando la persona offe-
sa deve compiere accertamenti al fine di acquisire la consapevolezza
della illiceità penale del fatto, ma tale differimento si protrae solo
per il tempo strettamente necessario al compimento di tali verifiche,
non potendo farsi discendere dall’inerzia di una parte la produzione
di effetti sfavorevoli per l’imputato, v. Cass. pen., sez. II, 20 febbraio
2017, n. 7988, ivi 2017, 896.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il Giudice per le indagini preliminari di Napoli di-
chiarava non doversi procedere per tardività della querela
in relazione all’art. 642 c.p. Il giudice riteneva che la pro-
cedura prevista dall’art. 148 del Codice delle assicurazioni
(D.L.vo n. 209 del 2005), derogando all’art. 124 c.p.p., im-
ponesse la presentazione della querela entro un termine
massimo di 120 giorni dalla richiesta di risarcimento, ter-
mine non rispettato dalla compagnia querelante.
2. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassa-
zione il procuratore speciale della Compagnia assicurativa
offesa dal reato che deduceva vizio di legge e di motivazio-
ne: segnatamente si deduceva che la normativa prevista
dal Codice delle assicurazioni non inciderebbe sulla iden-
tificazione del dies a quo per presentare la querela, che
avrebbe dovuto comunque essere individuato in quello in
cui l’offeso ha avuto piena consapevolezza dell’illecito.
3. Con memoria depositata il 10 aprile 2018 il difenso-
re dell’indagato deduceva che il ricorso era tardivo e che
mancherebbe la prova della procura speciale che avrebbe
conferito i poteri di rappresentanza per la presentazione
della querela al Direttore generale della D. s.p.a., ovve-

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA