Corte di Cassazione Penale sez. I, 23 novembre 2017, n. 53329 (C.C. 4 ottobre 2017)

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giur giur
Arch. giur. circ. ass. e resp. 5/2018
LEGITTIMITÀ
5/2018 Arch. giur. circ. ass. e resp.
LEGITTIMITÀ
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. I, 23 NOVEMBRE 2017, N. 53329
(C.C. 4 OTTOBRE 2017)
PRES. MAZZEI – EST. CENTONZE – P.M. ORSI (PARZ. DIFF.) – RIC. A.T.
Esecuzione forzata y Giudice dell’esecuzione y
Confisca y Guida in stato di ebbrezza ex art. 186,
comma 2, lett. c), cod. strada y Omessa previsione
della confisca del veicolo nel titolo di condanna y
Possibilità di disporla in sede esecutiva in forma
di correzione di errore materiale y Esclusione y Ra-
gioni.
. Il giudice dell’esecuzione non può disporre, ai sensi
dell’art. 130 cod. proc. pen., la confisca del veicolo uti-
lizzato per la commissione del reato di guida in stato
di ebbrezza ex art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada,
che sia stata omessa in sede di condanna, giacché essa,
avendo natura di sanzione amministrativa accessoria,
non costituisce componente essenziale di detto prov-
vedimento. (c.p.p., art. 130; c.p.p., art. 666; nuovo c.s.,
art. 186) (1)
(1) Secondo l’orientamento consolidato di questa Corte il giudice
dell’esecuzione può disporre la confisca solo qualora essa sia obbli-
gatoria per legge. Così si vedano Cass. pen., sez. I, 10 maggio 2012, n.
17546, in Riv. pen. 2013, 963 e Cass. pen., sez. I, 6 novembre 1999, n.
5409, ivi 2000, 419.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Con l’ordinanza in epigrafe il G.i.p. del Tribunale di
Caltagirone, quale Giudice dell’esecuzione, rigettava l’op-
posizione proposta da A.T. avverso il rigetto dell’istanza
presentata ai sensi dell’art. 263 comma 5, c.p.p., finaliz-
zata a ottenere la restituzione dell’autovettura Renault
Clio targata (omissis), disponendone ex officio la confisca.
Tale veicolo era stato sottoposto a sequestro in relazione
al reato di guida in stato di ebbrezza, definitivamente giu-
dicato con decreto penale di condanna emesso il 21 otto-
bre 2009, nel contesto del quale non era stata disposta la
confisca del mezzo.
Il provvedimento di rigetto veniva adottato sul presup-
posto che il decreto penale di condanna, sopra citato, con
cui era stata applicata a A.T. la pena di 1.640,00 Euro di
ammenda, era stato emesso il 21 ottobre 2009 ex art. 186
c.d.s., comma 2, lett. c).
Ne conseguiva che la confisca, quale sanzione acces-
soria al decreto penale medesimo, doveva essere emessa
in sede esecutiva, con la procedura prevista dall’art. 130
c.p.p., a correzione della sua omessa applicazione in sede
di cognizione.
2. Avverso tale ordinanza A.T. ricorreva per cassazio-
ne, deducendo, mediante due motivi di ricorso, violazione
di legge e vizio di motivazione, in riferimento all’art. 186
c.d.s., comma 2, lett. c), e art. 460 comma 5, c.p.p., in rela-
zione alla ritenuta sussistenza dei presupposti applicativi
del provvedimento adottato, che erano stati valutati dal
G.i.p. del Tribunale di (omissis) con un percorso argomen-
tativo incongruo.
Si deduceva, innanzitutto, che la confisca non pote-
va essere disposta ex officio dal Giudice dell’esecuzione,
accedendo tale sanzione accessoria a un decreto penale
di condanna, che non consentiva l’adozione del provvedi-
mento impugnato, presupponendo l’art. 186 c.d.s., comma
2, lett. c), l’esistenza di una "sentenza di condanna ovve-
ro di applicazione della pena a richiesta delle parti (...)";
condizioni processuali, queste, insussistenti nel caso di
specie.
Si deduceva, inoltre, che il provvedimento impugna-
to non teneva conto del fatto che la pena principale di
1.690,00 Euro di ammenda, irrogata a A.T. con il decreto
penale di condanna presupposto, doveva ritenersi estinta
per intervenuta prescrizione; estinzione dalla quale di-
scendeva l’estinzione della pena accessoria oggetto d’im-
pugnazione.
Queste ragioni imponevano l’annullamento dell’ordi-
nanza impugnata.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso è fondato nei termini di seguito indicati.
2. Osserva, innanzitutto, il Collegio che costituisce
espressione di un principio incontroverso quello secondo
cui la procedura "di correzione degli errori materiali è ap-
plicabile nel caso in cui la sentenza abbia omesso di sta-
tuire in ordine ad un’ipotesi di confisca obbligatoria" (sez.
VI, n. 2944 del 12711/2009, Rubino, Rv. 246131).
Su tale questione ermeneutica, occorre richiamare ul-
teriormente l’intervento chiarificatore delle Sezioni unite
(sez. un., n. 7945 del 31 gennaio 2009, Boccia, Rv. 238426),
che hanno affermato la possibilità di emendare con la pro-
cedura ex art. 130 c.p.p. le omissioni relative a componenti
essenziali del provvedimento decisorio, in relazione alle
quali "sia previsto un automatico intervento integrativo
da parte del giudice della esecuzione, come (...) nei casi
in cui sia mancata (...) la statuizione di pena accessoria
obbligatoria o di confisca obbligatoria".
2.1. Tanto premesso, deve rilevarsi che, nel caso di spe-
cie, la procedura di correzione degli errori materiali non
era attivabile dal G.i.p. del Tribunale di (omissis), non po-
tendosi ritenere la confisca del veicolo con cui era stato
commesso da A.T. il reato presupposto una componente
essenziale dell’originario provvedimento decisorio - costi-
tuito dal decreto penale di condanna emesso dal G.i.p. del
Tribunale di (omissis) il 21 ottobre 2009 - attesa la sua
natura di sanzione amministrativa accessoria (sez. IV, n.
16647 del 23 marzo 2016, Alebbi, Rv. 266525).
Il provvedimento decisorio censurato, dunque, non po-
teva essere adottato dal G.i.p. del Tribunale di (omissis)
ex art. 130 c.p.p., essendo tale rimedio esperibile nelle
sole ipotesi di confisca obbligatoria, alle quali non è ricon-
ducibile la sanzione accessoria in esame, per effetto della
sentenza della Corte costituzionale 26 maggio 2010, n. 196,
con cui veniva dichiarata "l’illegittimità costituzionale, li-
mitatamente alle parole "ai sensi dell’art. 240 comma 2,
c.p.", dell’art. 186, comma 2, lett. c), D.L.vo 30 aprile 1992,
n. 285, (...), come modificato dell’art. 4, comma 1, lett. b),
D.L. 23 maggio 2008, n. 92".
zione del provvedimento. Conclude il ricorrente che non
poteva pretendersi che gli agenti operanti effettuassero
un giudizio di applicabilità dell’art. 84 c.p., con specifico
riferimento al rapporto tra i reati di cui agli artt. 589 bis e
589 ter e all’art. 189 c.d.s., comma 6, e che, successivamen-
te, effettuassero una valutazione circa la non applicabilità
della disciplina dell’arresto consentito nei casi previsti
dall’art. 189 c.d.s., comma 6.
3. Il Procuratore Generale presso questa Corte Supre-
ma ha rassegnato ex art. 611 c.p.p. le proprie conclusioni
scritte chiedendo l’annullamento senza rinvio dell’ordi-
nanza impugnata.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo di ricorso è fondato, con assorbimen-
to dell’ulteriore profilo di doglianza dedotto.
2. Giova premettere che sul tema dell’arresto in quasi
flagranza di reato si sono di recente soffermate le Sezioni
unite di questa Corte che, pronunciandosi in relazione ad
una fattispecie in cui l’arresto era stato eseguito sulla sola
base delle indicazioni fornite dalla persona offesa in ordine
alle generalità dell’autore del reato, hanno affermato che è
illegittimo l’arresto in flagranza operato dalla polizia giudi-
ziaria sulla base delle informazioni fornite dalla vittima o
da terzi nell’immediatezza del fatto poichè, in tale ipotesi,
non sussiste la condizione di "quasi flagranza", la quale pre-
suppone la immediata ed autonoma percezione, da parte di
chi proceda all’arresto, delle tracce del reato e del loro col-
legamento inequivocabile con l’indiziato (sez. un., n. 39131
del 24 novembre 2015, dep. 2016, Ventrice, Rv. 267591).
Tale linea interpretativa è stata successivamente seguita
anche da questa Sezione che, con specifico riferimento alla
materia della circolazione stradale, pronunciandosi in un
caso di fuga dopo un incidente automobilistico, ha ribadito
l’esposto principio, ritenendo esente da censure l’ordinan-
za di non convalida dell’arresto in quanto eseguito all’esito
di investigazioni durate circa ventuno ore, con assunzione
di sommarie informazioni e verifiche sui veicoli coinvolti
(sez. IV, n. 23162 del 13 aprile 2017, Visonà, Rv. 270104).
3. Tali fattispecie risultano però ben diverse da quella
oggi in esame in cui, come esposto nella stessa ordinanza
impugnata, la P.G. operante, accertato che uno dei veicoli
coinvolti era in uso a E.B., lo aveva in breve tempo rin-
tracciato, ed aveva rinvenuto nell’abitacolo della vettura
un asciugamano intriso di sangue che lo stesso B. riferiva
essere stato utilizzato dal K. per tamponarsi le ferite ripor-
tate a seguito del sinistro. Gli operanti, recatisi immedia-
tamente presso l’ospedale di Trieste, sorprendevano poi il
K. mentre ricorreva alle cure mediche per le lesioni ripor-
tate. Se pertanto può ritenersi che il Giudice ha legittima-
mente escluso, nel caso di specie, la ricorrenza dello stato
flagranza delineato nella prima parte dell’art. 382 comma
1, c.p.p. e riguardante colui che "subito dopo il reato, è in-
seguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da
altre persone", si deve, al contempo, rilevare che del tutto
erroneamente il giudicante ha omesso di considerare che,
essendo stati gli indagati sorpresi con tracce dalle quali
appariva che avevano commesso il reato (asciugamano
sporco di sangue e ferite al capo in cura all’ospedale), ben
poteva ritenersi ricorrente nella specie l’evenienza previ-
sta nella seconda parte della citata disposizione secondo
cui "è in stato di flagranza chi viene sorpreso con cose o
tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato
immediatamente prima". L’art. 382 c.p.p. prevede, infatti,
due ipotesi distinte di quasi flagranza e solo la prima è
stata interessata dalla citata pronuncia delle Sezioni Uni-
te "Ventrice", che non si è invece occupata della diversa
fattispecie in cui il reo venga sorpreso con cose o tracce
dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato imme-
diatamente prima.
4. Sotto tale ultimo profilo, del resto, è principio con-
solidato in giurisprudenza che, ai fini della quasi flagran-
za del reato, il requisito della sorpresa del "reo" con cose
o tracce del reato non richiede che la P.G. abbia diretta
percezione dei fatti, nè che la sorpresa avvenga in modo
non casuale, correlandosi invece alla diretta percezione
da parte della stessa soltanto degli elementi idonei a farle
ritenere sussistente, con altissima probabilità, la respon-
sabilità del medesimo, nei limiti temporali determinati
dalla commissione del reato "immediatamente prima",
locuzione dal significato analogo a quella ("poco prima")
utilizzata dal previgente codice di rito, di cui rappresenta
una mera puntualizzazione quanto alla connessione tem-
porale tra reato e sorpresa (cfr. da ultimo sez. II, n. 19948
del 4 aprile 2017, Rosca, Rv. 270317, in fattispecie in cui
la Corte, in riforma dell’impugnata ordinanza, ha ritenu-
to che legittimamente i Carabinieri avessero proceduto
all’arresto, nella quasi flagranza del reato di furto aggra-
vato, di un soggetto - peraltro reo confesso - sorpreso, du-
rante un normale controllo al confine di Stato, alla guida
di un’autovettura risultata rubata poche ore prima in una
città vicina). Ciò che, dunque, rileva sotto il profilo tem-
porale è che sia riscontrabile una stretta contiguità fra la
commissione del fatto e la successiva sorpresa del presun-
to autore di esso, come è reso manifesto dal senso proprio
dell’avverbio utilizzato, che contiene in sè l’idea del sus-
seguirsi degli eventi senza alcun intervallo. Ne consegue
che, nel caso di specie, avendo i carabinieri, nell’arco di
poche ore, ed in stretta continuità con l’evento, rintrac-
ciato prima il B. e poi il K., riscontrando la sussistenza di
cose e tracce inequivocabilmente riconducibili alla com-
missione del reato, deve ritenersi che l’arresto sia stato
legittimamente eseguito.
5. L’ordinanza impugnata deve, pertanto, essere annul-
lata e l’annullamento può essere disposto senza rinvio es-
sendo il ricorso finalizzato esclusivamente alla definizione
della correttezza dell’operato degli agenti di P.G. in rela-
zione ad una fase processuale ormai conclusa. (Omissis)

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