Corte Di Cassazione Penale Sez. Ii, 14 Dicembre 2016, N. 53010 (Ud. 11 Novembre 2016)

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giur
Arch. nuova proc. pen. 2/2017
LEGITTIMITÀ
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. II, 14 DICEMBRE 2016, N. 53010
(UD. 11 NOVEMBRE 2016)
PRES. DAVIGO – EST. AIELLI – P.M. MARINELLI (DIFF.) – RIC. PORCU
Sentenza penale y Motivazione y Prove y Compor-
tamento processuale dell’imputato y Valutazione.
. Se è vero che il silenzio serbato non può essere uti-
lizzato dal giudice quale elemento di prova a carico
dell’imputato, è vero anche che tale silenzio, quale con-
dotta processuale, può essere considerato dal giudice,
che può desumere da esso “argomenti di prova” utili
per la valutazione degli elementi di prova aliunde ac-
quisiti. (Mass. Redaz.) (c.p.p., art. 192; c.p.p., art. 533)
(1)
(1) In senso conforme si veda Cass. pen., sez. III, 15 luglio 2011, n.
30251, in Riv. pen. 2013, 103, secondo cui “Il giudice, per dichiarare
colpevole “al di là di ogni ragionevole dubbio” l’imputato che sia ri-
masto contumace o si sia avvalso del diritto al silenzio, non ha l’obbli-
go di verificare le ipotesi alternative alla ricostruzione dei fatti quale
emergente dalle risultanze probatorie.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Con sentenza in data 30 giugno 2015, la Corte di Ap-
pello di Cagliari confermava la sentenza del G.u.p. del Tri-
bunale di Tempio Pausania del 6 febbraio 2014 che in esito
al giudizio abbreviato aveva condannato Porcu Salvatore,
in concorso ed in unione con altri, in ordine al delitto di
rapina aggravata e porto di armi, alla pena di anni 4 e mesi
8 di reclusione ed euro 1.000,00 di multa.
2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazio-
ne Salvatore Porcu per mezzo del suo difensore il quale
deduce il vizio di violazione di legge e manifesta illogici-
tà della motivazione avuto riguardo alla identificazione
del ricorrente quale autore del reato, in concorso, sul-
la base di filmati rappresentativi della rapina avvenuta
presso l’esercizio commerciale “Banco dell’Oro” in Olbia,
nonostante le immagini estrapolate da detti filmati fos-
sero state giudicate “di scarsa qualità”; deduce inoltre
che l’individuazione sarebbe avvenuta tenendo conto
dell’abbigliamento indossato dal rapinatore, ritenuto
corrispondente a quello indossato dal Porcu, quando in
realtà trattavasi di indumenti comuni, mentre l’unico
dato individualizzante e cioè la felpa recante una par-
ticolare scritta non era stata trovata presso il Porcu e
dunque in presenza di elementi probatori contraddittori,
si sarebbe dovuto procedere all’assoluzione dell’imputa-
to non potendosi escludere ipotesi ricostruttive alterna-
tive e non potendosi valorizzare in chiave accusatoria il
“silenzio serbato”.
3. Con il secondo motivo il ricorrente eccepisce il vizio
di violazione di legge per la ritenuta sussistenza del reato
di cui al capo b): porto e detenzione di armi, posto che le
stesse, risultavano essere pistole giocattolo ed in quanto
tali, se idonee all’integrazione della circostanza aggravan-
te contestata, non potevano tuttavia, ritenersi sufficienti
ad integrare gli autonomi reati di cui agli artt. 2, 4, 7 L.
895/67.
4. Con il terzo motivo di ricorso viene contestata, la
sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 624
bis c.p.
5. In ultimo il ricorrente censura la motivazione rela-
tivamente al trattamento sanzionatorio poiché la Corte di
merito, come il primo giudice, avrebbe errato nel calco-
lo della pena non avendo proceduto alla riduzione della
stessa, operando impropriamente l’equivalenza tra le cir-
costanze aggravanti e le attenuanti generiche, in violazio-
ne dell’art. 628 c.p., senza ridurre la pena di anni 6 ( già
contenente l’aggravante) ex art. 62 bis c.p.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso è inammissibile.
2. Il primo motivo di ricorso attinente alla valutazione
delle prove è manifestamente infondato. Si tratta di moti-
vo inerente a valutazioni di merito che sono insindacabili
nel giudizio di legittimità, quando il metodo di valuta-
zione delle prove sia conforme ai principi giurispruden-
ziali e l’argomentare scevro da vizi logici, come nel caso
di specie. (sez. un., n. 24 del 24 novembre 1999, Spina,
Rv. 214794; sez. un., n. 12 del 31 maggio 2000, Jakani, Rv.
216260; sez. un., n. 47289 del 24 settembre 2003, Petrella,
Rv. 226074). Ed inoltre, nel caso di specie, ci si trova di-
nanzi ad una “doppia conforme” e cioè doppia pronuncia
di eguale segno (nel nostro caso, di condanna) per cui il
vizio di travisamento della prova può essere rilevato in
sede di legittimità solo nel caso in cui il ricorrente rap-
presenti (con specifica deduzione) che l’argomento pro-
batorio asseritamente travisato è stato per la prima volta
introdotto come oggetto di valutazione nella motivazione
del provvedimento di secondo grado. Invero, sebbene in
tema di giudizio di Cassazione, in forza della novella del-
l’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), introdotta dalla legge
n. 46 del 2006, è ora sindacabile il vizio di travisamento
della prova, che si ha quando nella motivazione si fa uso
di un’informazione rilevante che non esiste nel processo,
o quando si omette la valutazione di una prova decisiva,
esso può essere fatto valere nell’ipotesi in cui l’impugnata
decisione abbia riformato quella di primo grado, non po-
tendo, nel caso di c.d. doppia conforme, superarsi il limite
del “devolutum” con recuperi in sede di legittimità, salvo
il caso in cui il giudice d’appello, per rispondere alla criti-
che dei motivi di gravame, abbia richiamato atti a conte-
nuto probatorio non esaminati dal primo giudice (sez. II,
n. 5223 del 24 gennaio 2007, Rv. 236130). Nel caso di spe-
cie, invece, il giudice di appello ha riesaminato lo stesso
materiale probatorio già sottoposto al tribunale e, dopo
avere preso atto delle censure dell’appellante, è giunto
alla medesima conclusione in ordine alla responsabilità
dell’imputato per i fatti allo stesso ascritti. Orbene, fatta
questa doverosa premessa e sviluppando coerentemente
i principi suesposti, deve ritenersi che la sentenza impu-
gnata regge al vaglio di legittimità, non palesandosi as-
senza, contraddittorietà od illogicità della motivazione,
ovvero travisamento del fatto o della prova. Si tratta, poi,

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