Corte Di Cassazione Penale Sez. V, 11 Febbraio 2016, N. 5800 (C.C. 2 Luglio 2015)

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Arch. nuova proc. pen. 6/2016
LEGITTIMITÀ
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. V, 11 FEBBRAIO 2016, N. 5800
(C.C. 2 LUGLIO 2015)
PRES. NAPPI – EST. MICHELI – P.M. CORASANITI (DIFF.) – RIC. P.G. IN PROC. HICHEM
Reato y Cause di non punibilità y Particolare tenu-
ità del fatto y Rilevabilità della questione nel giu-
dizio di legittimità y Ammissibilità y Sussistenza y
Conseguenze.
. Il giudizio di particolare tenuità del fatto di cui all’art.
131 bis c.p. ascrive una qualif‌icazione giuridica al fat-
to contestato e può pertanto essere compiuto d’uff‌icio
anche dalla Corte di Cassazione sulla base dell’accer-
tamento in fatto compiuto dal giudice del merito con
conseguente annullamento senza rinvio della senten-
za impugnata; infatti l’attività richiesta al giudice di
legittimità, in tal caso, non può intendersi verif‌ica di
merito, ma piuttosto semplice valutazione della cor-
rispondenza del fatto, nel suo minimum di tipicità, al
modello legale di una fattispecie incriminatrice, come
la disciplina del nuovo istituto impone nella fase del
giudizio. (Mass. Redaz.) (c.p., art. 131) (1)
(1) Nello stesso senso, in ordine alla possibilità di rilevare l’esclu-
sione della punibilità per particolare tenuità del fatto, nel giudizio
di legittimità ex art. 609, comma secondo c.p.p., si veda Cass. pen.,
sez. III, 22 maggio 2015, n. 21474, in Ius&Lex dvd n. 2/2016, ed. La
Tribuna. Per utili riferimenti in merito all’istituto in oggetto si veda-
no Cass. pen., sez. III, 22 dicembre 2015, n. 50215, in questa Rivista
2016, 130 e Cass. pen., sez. III, 26 giugno 2015, n. 27055, in Ius&lex
dvd n. 2/2016, ed. La Tribuna. In dottrina sull’argomento si vedano:
V. DIOMAIUTI, Tenuità del fatto, patteggiamento e art. 129 c.p.p., in
questa Rivista 2016, 89; U.D. MOLINA, Il decreto legislativo n. 28 del
16 marzo 2015. Disposizioni in materia di non punibilità per par-
ticolare tenuità del fatto, a norma dell’art. 1, comma 1, lettera m),
della legge 28 aprile 2014, n. 67. Questioni di diritto processuale e di
diritto sostanziale, ivi 2016, 1 e G. AIRÒ, Non punibilità per partico-
lare tenuità del fatto, ivi 2015, 409 ed inf‌ine l’autorevole contributo
di C. TAORMINA, Archiviazione per particolare tenuità del fatto, in
Riv. pen. 2015, 715.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il 6 dicembre 2014, il G.i.p. del Tribunale di Busto
Arsizio dichiarava non doversi procedere nei confronti di
Hichem Markikou, imputato di un tentato furto aggravato,
consistito nell’avere cercato di impossessarsi di un orolo-
gio analogico in acciaio, di un anello di bigiotteria, di un
bracciale in plastica e di un secondo bracciale (parimenti
di bigiotteria); gli oggetti in questione erano nell’area pre-
disposta e adibita a “piattaforma ecologica” dal Comune di
Cornaredo. In ordine al reato sopra descritto, che non era
stato consumato perchè i Carabinieri della locale stazio-
ne avevano sorpreso il Markikou sul posto, il Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio aveva
esercitato l’azione penale con richiesta di decreto penale
di condanna, che tuttavia il giudice non accoglieva rile-
vando l’insussistenza del fatto, sul presupposto che i beni
de quibus non avessero – come emerso nel corso delle in-
dagini – alcun valore commerciale.
In particolare, il G.i.p. sottolineava:
- il difetto di prove di sorta sulla circostanza che fosse
stato l’imputato (per quanto trovato dai militari all’inter-
no della piattaforma ecologica) a scardinare la recinzione
dell’area;
- che, «pur in assenza di specif‌icazione sul valore dei
quattro oggetti sottratti, è chiaro che questo si assesta su
una decina di euro al massimo»;
- la necessità di fare riferimento al principio di offensi-
vità, che, «pur non espressamente disciplinato dalla legge,
tuttavia, secondo la prevalente dottrina, costituisce uno
dei principi immanenti del nostro sistema penale, che ri-
chiede in ogni caso, perchè possa ritenersi concretizzato
l’illecito penalmente rilevante, che sia leso o posto in pe-
ricolo il bene giuridico protetto, a meno che la norma non
preveda espressamente una fattispecie tipica di natura
formale che consenta di affermare che la legge ha voluto
riaffermare una idoneità lesiva normativamente presun-
ta»;
- come la giurisprudenza di legittimità, per quanto con
alcune oscillazioni interpretative, si fosse già orientata in
senso conforme (richiamando a tal f‌ine pronunce di que-
sta Corte intervenute, fra l’altro, in tema di tenuta delle
scritture contabili e di detenzione di sostanze stupefacen-
ti);
- che doveva ritenersi ovvia l’assoluta inidoneità della
condotta in rubrica, esauritasi nel tentativo di asportare
pochissimi oggetti abbandonati di nessun valore, a ledere
od esporre a pericolo il bene giuridico tutelato dalla nor-
ma incriminatrice.
2. Propone ricorso per cassazione il Procuratore gene-
rale della Repubblica presso la Corte di appello di Mila-
no, deducendo erronea applicazione della legge penale,
nonché mancanza e manifesta illogicità della motivazione
della sentenza impugnata. Il P.M. ricorrente segnala che
«il giudizio che riguarda il più o meno modesto valore
economico della cosa sottratta riguarda la concedibili-
tà o meno dell’attenuante del danno di speciale tenuità,
ma non può investire la rilevanza penale del fatto, paci-
f‌icamente accertato come rispondente alla contestazio-
ne mossa nell’imputazione. Né è consentito prendere in
esame il mero valore dei “quattro oggetti sottratti” senza
tener conto, nell’ambito di una valutazione globale del fat-
to e della lesione all’interesse protetto dalla norma, del
danno arrecato alla recinzione della piazzola ecologica,
divelta dal suo basamento».
Ad avviso del P.G. milanese, che fa presente come lo
stesso giudicante abbia riconosciuto la non determinabi-
lità del valore intrinseco dei beni descritti nel capo d’im-
putazione, «nemmeno la circostanza attenuante prevista
dall’art. 62 n. 4 c.p. sarebbe – allo stato – tout court ap-
plicabile al caso concreto, perchè, per costante giurispru-
denza di legittimità, essa sarebbe ravvisabile, nel delitto
tentato, solo ove risultasse provato, rigorosamente ed
univocamente, che se il reato fosse stato portato a compi-
mento ne sarebbe derivato un danno di speciale tenuità».

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