Corte Di Cassazione Penale Sez. Vi, 10 Giugno 2015, N. 24617 (C.C. 24 Febbraio 2015)

Pagine:269-277
 
ESTRATTO GRATUITO
269
giur
Arch. nuova proc. pen. 3/2016
LEGITTIMITÀ
all’evidenza a profili di merito ed alla ricostruzione dei fat-
ti inammissibili in questa sede, non essendo esse peraltro
in grado di dar conto del denunciato vizio motivazionale
emergente dal testo del provvedimento impugnato con il
quale è stato, invece, messo in risalto che la circostanza
secondo cui lo Zappalà avrebbe visto la bozza di referto del
dr. Perna dal computer e di ciò avrebbe tenuto conto nello
stilare il suo falso referto risulta smentita da quanto accer-
tato nel corso dell’indagine interna all’ospedale, secondo
cui la data del “giorno sei” (6 ottobre 2014) è quella dell’a-
pertura della data di “preospedalizzazione” n. 1871/2014 e
non anche quella di redazione informatica del referto da
parte del dotto Perna, atteso che dalla relazione della dott.
ssa Giannetiempo e dalla documentazione in atti emerge
che il referto informatizzato del dott. Perna reca la data
dell’8 ottobre 2014; il riferimento, poi, dell’indagato ad un
ulteriore documento e segnatamente al foglio di lavoro per
esame citologico vergato a mano e privo di firma datato 6
ottobre 2014 a nome della Angrisani (“richiesta del 6 otto-
bre, alle ore dieci e venti, materiale sieroso…”) smentisce
la versione della verifica preventiva della bozza informa-
tizzata del referto, essendo stato tale documento vergato
a mano dal dott. Perna ed informatizzato solo il successivo
8 ottobre 2014. In proposito, inoltre, non appare affetta da
vizio motivazionale l’argomentazione dirimente, secondo
cui la data del 4 ottobre 2014 quale data di consegna del
referto è stata riferita dalla Angrisani alla dott.ssa Gian-
netiempo nell’immediatezza dei fatti (ed in particolare il
giorno 9 ottobre 2014), allorquando il ricordo della Angri-
sani era certamente più vivo, rispetto al successivo mese
di dicembre, allorquando denunciò i fatti.
2. Merita accoglimento, invece, il terzo motivo di ricor-
so circa l’assenza di motivazione in ordine alla durata fis-
sata in 12 mesi della misura interdittiva, ai sensi dell’art.
308/2 c.p.p. nella sua attuale formulazione.
2.1. L’art. 10 della legge n. 47/2015 ha sostituito il comma
2 ed abrogato il comma 2 bis dell’art. 308 c.p.p. nella pre-
cedente formulazione - che prevedevano rispettivamente,
il comma 2, che “le misure interdittive perdono efficacia
quando sono decorsi due mesi dall’inizio della loro esecu-
zione e nel caso in cui siano state disposte per esigenze
probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione anche
al di là di due mesi dall’inizio dell’esecuzione, osservati i
limiti previsti dal comma 1”, ed il comma 2 bis che, “nel
caso si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli
314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater,
primo comma, e 320 del codice penale, le misure interdit-
tive perdono efficacia decorsi sei mesi dall’inizio della loro
esecuzione” a meno che esse non fossero state disposte per
esigenze probatorie, sicchè il giudice poteva disporne la
rinnovazione anche oltre sei mesi dall’inizio dell’esecuzio-
ne - innalzando il termine di durata massima della misura
interdittiva, portandolo fino a 12 mesi, per tutti i reati per
i quali la misura è applicabile, ai sensi degli artt. 287 e ss.
c.p.p., abrogando, dunque, il sistema della doppia discipli-
na, con distinzione fra tipologie di reato.
2.2. Il novellato secondo comma dell’art. 308 c.p.p., tut-
tavia, nel prevedere che “le misure interdittive non pos-
sono avere durata superiore a dodici mesi”, nel contempo
prevede che esse “perdono efficacia quando è decorso il
termine fissato dal giudice nell’ordinanza.
In ogni caso, qualora siano state disposte per esigenze
probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione nei li-
miti temporali previsti dal primo periodo” del comma 2.
2.3. La nuova disciplina - improntata alla valorizzazio-
ne degli strumenti cautelari interdittivi, recependo l’esi-
genza di rendere il termine di durata di tali misure più
congruo, al fine di impedire che nella pratica risulti limita-
ta l’applicazione di esse, in alternativa alle misure coerci-
tive - introduce, pertanto, un modello “flessibile” di durata
della misura interdittiva, per il soddisfacimento di tutte
le esigenze cautelari, per un periodo oggetto di valutazio-
ne discrezionale del giudice, non superiore nel massimo
a dodici mesi. Ed è proprio la discrezionalità che carat-
terizza attualmente la determinazione della durata della
misura - a differenza del previgente regime contemplante
l’automatica caducazione della misura interdittiva, decor-
so il tempo previsto dalla legge - che impone al giudice
uno specifico onere motivazionale in punto di durata della
cautela. Quando, infatti, il giudice fissa il termine di effica-
cia della misura interdittiva, tale determinazione costitu-
isce espressione del principio generale per cui l’esercizio
di un autonomo potere comporta il dovere di esplicitare le
ragioni che giustificano la decisione.
2.4. Nella fattispecie in esame deve rilevarsi come il
Tribunale, a fronte delle doglianze sviluppate con l’appello
dall’indagato, in relazione alla durata della misura interdit-
tiva applicata nei suoi confronti nel limite massimo di dodici
mesi, si sia limitato ad evidenziare che la misura interditti-
va in atto costituisce unica misura idonea (perchè in grado
di impedire la reiterazione delle condotte) e proporzionata.
Tale motivazione all’evidenza non dà conto in alcun modo
del fatto che il giudice deve esporre le ragioni per le quali
ritiene di fissare in un determinato periodo la durata della
misura interdittiva ed in merito all’adeguatezza del termine
fissato in relazione alle esigenze cautelari da salvaguardare.
3. Pertanto, l’ordinanza impugnata va annullata limita-
tamente alla durata della misura interdittiva, con rinvio
per nuovo esame al Tribunale di Napoli, mentre nel resto
il ricorso va respinto. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. VI, 10 GIUGNO 2015, N. 24617
(C.C. 24 FEBBRAIO 2015)
PRES. MILO – EST. DI STEFANO – P.M. SCARDACCIONE (DIFF.) – RIC. RIZZO
Prova penale y Perquisizioni y Sequestri y Oggetto
y Sistema informatico y In uso a giornalista y Illegit-
timità y Limiti y Condizioni.
. È illegittimo il ricorso alla perquisizione e al seque-
stro di sistema informatico in uso ad un giornalista
al fine di acquisire i nomi delle persone dalle quali
il medesimo ha avuto notizie di carattere fiduciario
nell’esercizio della sua professione, salvo che non sia-

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA