Corte di cassazione penale sez. VI, 3 dicembre 2014, n. 50754 (ud. 12 novembre 2014)

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giur
Rivista penale 2/2015
LEGITTIMITÀ
7. D’altro canto l’operazione, abilmente ideata ed ispi-
rata dal prevenuto, legale di fiducia dei coniugi T. e nel
contempo socio ed amministratore di Y, appare caratte-
rizzata dal dolo generico tipico del reato, per la cui sus-
sistenza non necessitano né la consapevolezza dello stato
di insolvenza dell’impresa, né lo scopo di recare pregiudi-
zio ai creditori, essendo sufficiente la consapevole volontà
di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa
da quella di garanzia delle obbligazioni contratte (Cass.
3229/2012, 11899/2010), nella specie dimostrata dall’im-
posizione del vincolo obbligatorio sull’immobile priva di
corrispettivo in quanto la caparra non entrava nelle casse
sociali della venditrice.
8. Invano, quindi, il ricorrente si è sforzato di escludere
tale consapevole volontà valorizzando i motivi e le finalità
della condotta che non influiscono sull’elemento psicolo-
gico del reato.
9. Comunque la finalità di procurarsi liquidità per
salvare l’azienda è smentita dal fatto che l’operazione
non aveva comportato alcun ritorno economico per la X,
mentre quella di salvaguardare il bene dall’iscrizione di
ulteriori ipoteche e i potenziali acquirenti di esso da pos-
sibili azioni revocatorie fallimentari, essendo perseguibile
mediante la stipulazione del preliminare di vendita e la
trascrizione di esso, non richiedeva la simulazione del
versamento della caparra.
10. Al rigetto del ricorso segue il carico delle spese del
procedimento. (Omissis)
corTe di cassazione penale
sez. vi, 3 dicembre 2014, n. 50754
(ud. 12 novembre 2014)
pres. di virginio – esT. lanza – p.m. policasTro (diff.) – ric. insolera
Peculato y Per appropriazione y Da parte dell’am-
ministratore di sostegno y In qualità di pubblico
ufficiale y Appropriazione di somme di denaro o di
beni mobili di cui abbia il possesso in ragione del
proprio ufficio y Configurabilità y Sussistenza.
. All’amministratore di sostegno, nell’ambito delle fun-
zioni a lui assegnate dalla legge, va attribuita la qualità
di pubblico ufficiale, per cui egli risponde, qualora si
appropri di danaro o beni mobili dei quali abbia il pos-
sesso per ragione del suo ufficio, del reato di peculato.
(Mass. Redaz.) (c.p., art. 314; c.p., art. 357; c.p., art.
358) (1)
(1) Ai sensi degli artt. 357 e 358 c.p. la pubblica funzione o il pub-
blico servizio si individuano prescindendo da un rapporto di impiego
del soggetto con lo Stato o l’ente pubblico, prestando fede la reale
attività esercitata e gli scopi perseguiti di conseguenza dall’agente.
Di questo orientamento e in senso analogo alla pronuncia in com-
mento, si veda Cass. pen., sez. VI, 15 marzo 2013, n. 12385, in Ius&Lex
dvd n. 1/2015, ed. La Tribuna. Per utili riferimenti in tema di reato
di peculato si vedano Cass. pen., sez. VI, 4 giugno 2014, n. 23353,
ibidem e Cass. pen., sez. VI, 12 luglio 2007, n. 27570, in questa Rivista
2008, 704.
svolgimenTo del processo
1. Insolera Gaetano Maria, avvocato, ricorre, a mezzo
del suo difensore, avverso la sentenza 25 marzo 2013 della
Corte di appello di Milano, che, in parziale riforma della
sentenza 24 maggio 2011 del G.I.P. presso il Tribunale di
Milano, ha ridotto la pena ad anni 4 e mesi 4 di reclusione
in relazione all’accusa del capo a), consistita nella viola-
zione degli artt. 81 cpv 314, 61 n. 7 c.p., perchè, nella sua
qualità di delegato ad operare, per conto del Comune di
Cernusco sul Naviglio nell’ambito dell’amministrazione
di sostegno e della tutela di numerose persone, incapaci
di provvedere ai propri interessi e, in particolare, avendo
poteri di gestione, sui conti bancari di Menegatti Elsa,
Pangherz Mariella, PereIli Ivana, Pirotta Luigia Adele
Rebughini Elena, Recarello Francesco, Ruggini Arcadio e
Tedesi Giovanna, si appropriava di ingenti somme di dena-
ro, a lui affidate, mediante plurime operazione bancarie
effettuate sui conti correnti intestati alle persone incapaci
sopra indicate e consistite in bonifici accreditati su propri
conti correnti, prelievi per cassa ed emissioni di assegni in
suo favore, operazioni tutte risultate prive di giustificazio-
ne o con causale fittizia, per un ammontare complessivo
pari ad €. 328.377,54.
moTivi della decisione
1. Con un primo motivo di impugnazione viene dedotta
inosservanza ed erronea applicazione della legge, nonché
vizio di motivazione sotto il profilo della affermata sussi-
stenza del delitto di peculato, considerato che l’imputato,
in relazione alle funzioni affidategli, non aveva il posses-
so del denaro oggetto delle successive appropriazioni, né
rivestiva qualità di pubblico ufficiale.
1.1. Secondo l’assunto difensivo, il ricorrente, avvocato
delegato dal tutore, Sindaco del Comune, non svolgeva
alcuna funzione intesa alla tutela o all’imparzialità e al
buon andamento della Pubblica amministrazione e le
somme di denaro di cui egli si era appropriato «erano di
soggetti privati» il cui possesso era attribuito al Sindaco
nella sua qualità di tutore, tant’è che per conseguirne la
materiale disponibilità l’Insolera fu costretto a falsificare
gli estratti bancari.
2. Il motivo è palesemente privo di fondamento.
2.1 Premesso che nella specie l’avv. Insolera, quale
delegato del Sindaco, operava negli ambiti di diverse “am-
ministrazioni di sostegno e tutele”, va subito rilevato:
a) che, agli effetti di cui agli artt. 357 e 358 c.p., la pub-
blica funzione o il pubblico servizio prescindono da un rap-
porto di impiego con lo Stato o l’ente pubblico, occorrendo
privilegiare la verifica della reale attività esercitata e degli
scopi perseguiti, per stabilire se l’attività dell’agente sia
imputabile al soggetto pubblico (Cass. pen. sezione. VI,
c.c. 17 ottobre 2012, De Caro);
b) che va considerato pubblico ufficiale, non solo colui
che, con la sua attività, concorre a formare quella dello
Stato o di altri enti pubblici, ma anche chi è chiamato a
svolgere attività accessorie o sussidiarie ai fini istituziona-
li di tali enti, in quanto in questi casi si verifica, attraverso
l’attività svolta, una partecipazione, sia pure in misura

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