Corte di cassazione penale sez. fer., 13 agosto 2014, n. 35717 (ud. 31 luglio 2014)

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giur
6/2014 Arch. nuova proc. pen.
LEGITTIMITÀ
della facoltà di guidare, atteso che solo l’autorità ammini-
strativa può sospendere in via cautelare l’efficacia di tale
abilitazione, laddove al giudice penale è consentito ap-
plicare la corrispondente sanzione amministrativa acces-
soria solo nei casi espressamente previsti di reati collegati
alla violazione di norme del codice della strada e in esito
alla sentenza di condanna.
In argomento, ribadendosi la natura reale del seque-
stro in relazione al suo oggetto normativa mente descritto
in una “una cosa pertinente al reato”, è già stato osservato,
con affermazioni di carattere generale, che pur potendo
essere oggetto del sequestro preventivo anche un docu-
mento, ciò può verificarsi solo nel caso in cui quel docu-
mento, inteso come res, incorpori l’attività materiale che
si vuoi arrestare per far sì che non si producano ulteriori
conseguenze del reato, sempreché il documento sia colle-
gato da un vincolo pertinenziale con il reato commesso e
che se lasciato nella libera disponibilità possa aggravarne
le conseguenze; ciò in quanto il sequestro preventivo non
può avere ad oggetto una attività, ma soltanto il risultato
di una attività, giacché tale misura cautelare non è de-
stinata a svolgere una atipica funzione inibitoria di com-
portamenti rilevanti sul piano penale (sez. VI 14 dicembre
1998 n. 4016 rv. 212349).
Rileva tuttavia il pubblico ministero che il sequestro
del documento avrebbe comunque una finalità preven-
tiva rispetto alla possibilità che il soggetto si metta alla
guida perchè si troverebbe nella condizione di non poter
rispettare il disposto dell’art. 180 c.d.s che impone al
conducente di avere con sé il documento di guida; e che
diversamente non sarebbe possibile da parte dell’autorità
giudiziaria, nel caso in cui non sia intervenuta tempesti-
vamente l’autorità amministrativa, fronteggiare il pericolo
concreto di agevolazione di nuovi reati analoghi, seppur
nei detti limiti.
Ad avviso del Collegio un tale ragionamento, sia pure
ispirato da comprensibili ragioni di tutela della collettivi-
tà, non può essere condiviso.
Il raggiungimento solo indiretto e del tutto eventuale
della finalità che il sequestro si propone è indice dell’as-
senza di pertinenzialità tra la cosa sequestrata e il reato
e finisce per dimostrare un uso surrogatorio dell’istituto
rispetto a poteri che sono di competenza di altre autorità.
(Omissis)
corte di cassazione penaLe
sez. fer., 13 agosto 2014, n. 35717
(ud. 31 LugLio 2014)
pres. izzo – est. citterio – p.m. gaeta (diff.) – ric. X
Cassazione penale y Procedimento y Sospensione
y Richiesta y Con messa alla prova dell’imputato y
Esclusione y Artt. 3 e 4 L. 28 aprile 2014, n. 67 y
Disciplina transitoria y Mancanza y Fattispecie in
tema di impugnazione della sentenza d’appello di
condanna dell’imputato per guida in stato di eb-
brezza.
. Nel giudizio di cassazione l’imputato non può chiede-
re la sospensione del procedimento con la messa alla
prova di cui all’art. 168-bis cod. pen., nè può altrimenti
sollecitare l’annullamento della sentenza impugnata
con rinvio al giudice di merito, per l’incompatibilità
del nuovo istituto con il sistema delle impugnazioni e
per la mancanza di una specifica disciplina transitoria.
(In motivazione, la Corte ha anche evidenziato che la
mancata applicazione della disciplina della sospensio-
ne del procedimento con messa alla prova nei giudizi di
impugnazione pendenti alla data della sua entrata in
vigore, stante l’assenza di disposizioni transitorie, non
determina alcuna lesione del principio di retroattività
della “lex mitior”). (c.p., art. 168 bis; c.p., art. 168 ter;
c.p.p., art. 464 bis; c.p.p., art. 464 ter; c.p.p., art. 464
quater) (1)
(1) Pronuncia interessante in merito alla quale non risultano editi
precedenti. Sull’applicazione dell’isituto della messa alla prova si
veda, in dottrina, G.L. FANULI, L’istituto della messa alla prova ex
lege 28 aprile 2014, n. 67. Inquadramento teorico e problematiche
applicative, in questa Rivista 2014, 427.
svoLgimento deL processo
1. X è stato condannato per la contravvenzione di guida
in stato di ebbrezza (artt. 186.2 c.d.s.) con le aggravanti
dell’aver cagionato un incidente stradale e di aver com-
messo il fatto in ora notturna (in data 3 ottobre 2009).
Con sentenza dell’11-14 febbraio 2014 la Corte d’appel-
lo di Bologna ha confermato la condanna deliberata dal
Tribunale di Forlì-Cesena, sostituendo tuttavia la pena
detentiva dell’arresto di mesi sei con la corrispondente
pena dell’ammenda, determinando pertanto la pena finale
in euro 49.000 di ammenda.
2. Nell’interesse dell’imputato ha proposto ricorso il
difensore enunciando quattro motivi:
- erronea applicazione dei commi 2 bis e 9 bis c.d.s in re-
lazione all’art. 27 Cost.: richiamata giurisprudenza di legit-
timità e costituzionale a sostegno della tesi che l’incidenza
dell’aggravante anche sulla tipologia di pena in concreto
eseguibile richiederebbe una particolare dimostrazione
del nesso causale tra lo stato personale del conducente e
l’evento incidente stradale, il ricorrente deduce che nel
caso concreto i Giudici del merito non avrebbero interpre-
tato la norma in conformità del principio di colpevolezza;
- ”vizio di motivazione” in ordine all’aggravante del
comma 2 bis, in relazione alla tesi difensiva che la mano-
vra che aveva condotto alla perdita di controllo del vei-
colo (con fuoriuscita dalla sede stradale ed urto contro
una centralina di gas metano) sarebbe stata conseguenza
necessitata da altrui manovra irregolare: la risposta dei
Giudici di merito (l’inattendibilità della versione difen-
siva alla luce della conformazione dello stato dei luoghi)
sarebbe assertiva, così come l’attribuzione di tale perdita
di controllo allo stato di ebbrezza alcolica, in assenza di
alcun riscontro di tipo oggettivo; mancherebbe altresì mo-

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