Corte di cassazione penale sez. VI, 28 agosto 2014, n. 36382 (ud. 3 giugno 2014)

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giur
10/2014 Rivista penale
LEGITTIMITÀ
Ne discende che, a seguito del provvedimento di dis-
sequestro, da ritenere immediatamente esecutivo ex
art. 323, comma primo, c.p.p., i beni originariamente in
custodia non erano più gravati da alcun vincolo reale di
indisponibilità sin dall’11 ottobre 2006, mentre la condotta
descritta nel capo di imputazione è collocata in un arco
temporale successivo, ove la fattispecie incriminatrice di
cui all’art. 334 c.p. non può trovare alcuna applicazione
a causa dell’intervenuta cessazione dell’efficacia del vin-
colo, irrilevante dovendosi ritenere, per effetto della su
citata disposizione normativa, la successiva attività volta
alla notifica del provvedimento di dissequestro.
Pur non richiamando, il su citato disposto dell’art.
323, l’ipotesi dell’archiviazione, è logico ritenere che
l’automatismo degli effetti ivi regolati non si esaurisca
solo nei casi, formalmente previsti, della sentenza di pro-
scioglimento o di non luogo a procedere, non essendovi
alcuna ragione plausibile per escludere che le relative
conseguenze processuali debbano essere le medesime,
avuto riguardo all’analoga evenienza legata alla perdita di
efficacia, de iure, della misura cautelare personale, ex art.
300, comma primo, c.p.p., quando sia disposta, appunto,
l’archiviazione, ovvero sia pronunciata la sentenza di non
luogo a procedere o quella di proscioglimento.
4. Secondo la linea interpretativa tracciata da questa
Suprema Corte (sez. VI, n. 7964 del 26 giugno 1997, dep.
26 agosto 1997, Rv. 209760; sez. VI, n. 4825 del 21 febbraio
1986, dep. 4 giugno 1986, Rv. 172939), la presenza di even-
tuali cause di invalidità o di inefficacia del sequestro non
autorizza alcun atto di disposizione della cosa sequestrata
solo fino a quando esse, come avvenuto nel caso in esame,
non siano state formalmente riconosciute dal giudice al
riguardo investito attraverso l’attivazione dei normali ri-
medi giuridici, mentre la giuridica inesistenza del seque-
stro fa venire meno il reato in questione, poiché la norma
incriminatrice de qua, la cui obiettività giuridica è quella
di tutelare l’interesse della P.A. a conservare il vincolo ap-
posto con il pignoramento od il sequestro su determinati
beni, sanziona la condotta delittuosa - di sottrazione, sop-
pressione, distruzione, dispersione o deterioramento - po-
sta in essere durante l’esistenza di tale vincolo.
Deve dunque ritenersi che il sequestro rilevante ai
fini della configurabilità del reato di cui all’art. 334 c.p. è
quello disposto attraverso un atto produttivo di effetti, con
il logico corollario che le condotte ivi tipizzate rilevano se
insistono su cose sequestrate con un atto, pur invalido,
ma efficace, e sino a quando gli effetti del sequestro non
siano cessati, o direttamente in forza di legge, al verificarsi
di una determinata situazione, ovvero per una pronuncia
adottata dall’autorità giudiziaria o amministrativa.
Per l’integrazione della su indicata fattispecie in-
criminatrice, conclusivamente, è necessario verificare la
contemporaneità della condotta con la effettività del vin-
colo apposto sul bene, la cui presenza deve essere attuale
e reale, non solo apparente, alla stregua delle pertinenti
disposizioni normative - processuali, amministrative, ecc.
- che contengono la specifica disciplina della tipologia di
sequestro di volta in volta rilevante nel caso concreto, non
potendo assumere, al riguardo, alcun rilievo penale com-
portamenti tenuti prima della costituzione del vincolo,
ovvero dopo la sua cessazione.
5. Sulla base delle su esposte considerazioni, in defini-
tiva, la sentenza impugnata deve essere annullata senza
rinvio perché il fatto non sussiste. (Omissis)
corte dI cassazIone penale
sez. vI, 28 agosto 2014, n. 36382
(ud. 3 gIugno 2014)
pres. agrò – est. vIllonI – p.m. canevellI (conf.) – rIc. a.
Associazione per delinquere y Associazione di
tipo mafioso y Corruzione elettorale y Voto di scam-
bio y Configurabilità y Elementi costitutivi.
. In tema di scambio elettorale politico – mafioso, la
nuova formulazione dell’art. 416 ter c. p. introdotta
dalla legge 17 aprile 2014 n. 62, in forza della quale è
richiesto, per la configurabilità del reato, che la pat-
tuizione intervenuta con il sodalizio di tipo mafioso
sia finalizzata al procacciamento di voti “mediante le
modalità di cui al terzo comma dell’art. 416 bis” carat-
terizzate, come tali, da efficacia intimidatoria, implica
che le condotte pregresse, già ritenute integratrici
del reato in questione alla stregua della precedente
formulazione della norma incriminatrice, debbano
essere rivalutate onde verificare se la intervenuta pat-
tuizione contemplasse o meno (e, in caso positivo, di
ciò l’imputato fosse consapevole), l’impiego, da parte
del sodalizio mafioso, della sua forza di intimidazione e
costrizione della volontà degli elettori. (Mass. Redaz.)
(c.p., art. 416 ter) (1)
(1) Nello stesso senso per la definizione del reato ex art. 416 ter c.p.
si vedano Cass. pen., sez. I, 11 luglio 2012, n. 27655, in questa Rivista
2013, 1060; Cass. pen., sez. VI, 11 maggio 2012, n. 18080, ivi 2013, 840
e Cass. pen., sez. I, 26 giugno 2003, n. 27777, ivi 2004, 669. In dot-
trina, si rimanda al contributo di COSIMO FERRI, Il reato di voto di
scambio politico-mafioso, pubblicato in questo stesso fascicolo.
svolgImento del processo
1. Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di
Palermo - in accoglimento dell’impugnazione proposta dal
Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale
ed in riforma della sentenza emessa il 16 dicembre 2011
dal locale Tribunale che aveva dichiarato A. A. colpevole
del reato di cui all’art. 96 D.P.R. n. 361 del 1957 e condan-
nato alla pena di due anni e sei mesi di reclusione ed €
1.000,00 di multa con le pene accessorie ed alle statuizio-
ni in favore delle parti civili costituite - dava una diversa
qualificazione in iure della condotta, ripristinava l’origina-
ria imputazione di scambio elettorale politico - mafioso ex
art. 416 ter c.p. e rideterminando la pena inflitta in primo
grado nella misura sei anni di reclusione con le conse-
guenti pene accessorie, confermava nel resto la decisione
appellata.

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