Corte Di Cassazione Civile Sez. III, 18 Gennaio 2016, N. 664

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giur
2/2016 Arch. loc. cond. e imm.
LEGITTIMITÀ
individuali di un condomino, come quella che ponga a suo
totale carico le spese del legale del condominio per una
procedura iniziata contro di lui, in mancanza di una sen-
tenza che ne sancisca la soccombenza, e che detta nullità,
a norma dell’art. 1421 c.c., può essere fatta valere dallo
stesso condomino che abbia partecipato all’assemblea an-
corché abbia espresso voto favorevole alla deliberazione,
ove con tale voto non si esprima l’assunzione o il ricono-
scimento di una sua obbligazione (Cass., sez. II, 6 ottobre
2008, n. 24696);
che il caso di specie è tuttavia diverso da quello pre-
so in considerazione dalla citata pronuncia n. 24696 del
2008, nel quale l’assemblea aveva posto a carico del sin-
golo condomino la spesa sostenuta dal condominio per la
prestazione professionale fornita dal legale del predetto
condominio per il recupero della somma dovuta per il con-
sumo di acqua a carico dello stesso condomino;
che, infatti, nella presente vicenda, non si è di fronte
ad una autoliquidazione di spese stragiudiziali da parte del
condominio, ma di spese liquidate dal giudice in decreti in-
giuntivi provvisoriamente esecutivi ex art. 63 disp. att. c.c.;
che è legittima la delibera condominale che, in via
ricognitiva, addediti al singolo condomino le spese legali
liquidate a suo carico ed a favore del condominio in un
provvedimento giurisdizionale - nella specie un decreto
ingiuntivo - provvisoriamente esecutivo;
che, quindi, il ricorso deve essere rigettato;
che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come
da dispositivo, seguono la soccombenza;
che poiché il ricorso è stato proposto successivamente
al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni
per dare atto - ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24
dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabi-
lità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del
testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 - della
sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricor-
rente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato
pari a quello dovuto per la stessa impugnazione. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE
SEZ. III, 18 GENNAIO 2016, N. 664
PRES. BERRUTI – EST. SCRIMA – P.M. FUZIO (CONF.) – RIC. C.S. ED ALTRO (AVV.
PASTORE) C. COMUNE DI ROMA (AVV. ROCCHI)
Comodato y Durata y Comodato costituito dal ven-
ditore y Inopponibilità al terzo acquirente del bene
y Diritto di chiedere in qualsiasi momento la ces-
sazione del godimento del bene y Sussistenza y Ri-
sarcimento del danno per occupazione senza titolo
dell’immobile y Decorrenza dell’occupazione ille-
gittima y Manifestazione della volontà di disporre
dell’immobile y Necessità.
. Il contratto di comodato di un immobile, stipulato
dall’alienante di esso in epoca anteriore al suo trasfe-
rimento, non è opponibile al terzo acquirente, il quale
ha pertanto diritto di chiedere - in qualsiasi momento
a suo libito - la cessazione del godimento del bene da
parte del comodatario, al fine di conseguire la piena di-
sponibilità della cosa. Ai fini del risarcimento del dan-
no, l’inizio dell’occupazione illegittima dell’immobile
deve essere fatto risalire non alla data della compra-
vendita, bensì a quella in cui il terzo acquirente, nuovo
proprietario del bene, abbia manifestato al comodata-
rio la propria volontà di disporne liberamente. (Mass.
Redaz.) (c.c., art. 1470; c.c., art. 1803; c.c., art. 1809;
c.c., art. 1810) (1)
(1) Nel senso che l’acquirente di un immobile non può risentire al-
cun pregiudizio dell’esistenza di un comodato costituito in preceden-
za dal venditore, giacché per effetto del trasferimento in suo favore il
compratore acquista "ipso iure" il diritto di far cessare il godimento
da parte del comodatario e di ottenere la piena disponibilità della
cosa, cfr. Cass. civ. 17 ottobre 1992, n. 11424, in questa Rivista 1993,
847. Sotto altro profilo, sulla circostanza che le disposizioni dell’art.
1599 c.c. non sono estensibili, per il loro carattere eccezionale, a rap-
porti diversi dalla locazione, v. Cass. civ. 15 maggio 1991, n. 5454, in
Ius&Lex dvd n. 1/2016, Ed. La Tribuna.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso notificato il 25 maggio 2005, C.S., dedu-
cendo di aver acquistato, nel 1994, un immobile e che
quest’ultimo era detenuto dal Comune di Roma, in forza di
comodato concluso con il suo dante causa, chiedeva al Tri-
bunale di Roma, sezione distaccata di Ostia, la condanna
del predetto ente al rilascio del bene in parola, in ragione
dell’inopponibilità del contratto di comodato ovvero per
scadenza dello stesso, nonché al risarcimento dei danni
patiti, da liquidare in separato giudizio.
Si costituiva il Comune di Roma, contestando la do-
manda attorea e chiedendone il rigetto.
Interveniva nel processo O.A., comproprietaria dell’im-
mobile in questione.
In data 23 aprile 2007, le parti stipulavano un contratto
di locazione relativo all’immobile in questione e il Comune
risarciva il danno per il periodo successivo al 31 dicembre
2005, fatto salvo l’esito del giudizio.
Il Tribunale adito, con sentenza del 16 febbraio 2010,
dichiarava inammissibile l’intervento dell’O. e cessata la
materia del contendere, rigettava la domanda di condanna
generica al pagamento dei frutti civili per il mancato godi-
mento del bene e condannava l’attore e l’O. al pagamento
delle spese di lite.
Avverso tale sentenza i soccombenti proponevano gra-
vame cui resisteva l’Amministrazione comunale.
La Corte di Appello di Roma, con sentenza del 27 giu-
gno 2012, in parziale accoglimento dell’appello e in par-
ziale riforma della sentenza di primo grado, condannava
il Comune di Roma al risarcimento dei danni, in favore
del solo C., limitatamente al periodo dal 22 dicembre 2004
al 31 dicembre 2005, da liquidarsi in separato giudizio, e
compensava tra tutte le parti le spese del doppio grado del
giudizio di merito.
Avverso la sentenza della Corte territoriale, C.S. e O.A.
hanno proposto ricorso per cassazione, illustrato da me-

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