Corte di Cassazione Civile sez. I, 11 novembre 2016, n. 23073

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giur
4/2017 Arch. giur. circ. e sin. strad.
LEGITTIMITÀ
Polizia Giudiziaria, rimanendo però una sua promulgazio-
ne che consente a questi l’ascolto a distanza, senza essere
individuato. Il che ovviamente, ad avviso della difesa, deve
portare a ritenere la legittimità dell’attività di captazione
dispiegata dalla microspia, nella misura in cui si ritenga
che alla medesima attività avrebbe potuto procedervi di-
rettamente l’uff‌iciale di Polizia Giudiziaria. Di conseguen-
za, visto che è pacif‌ico che alla Polizia Giudiziaria è inibito
compiere atti diretti alla ricerca al di fuori del territorio
nazionale, non può che ritenersi illegittima la captazioni,
con conseguente inutilizzabilità del relativo risuItato».
La difesa, inf‌ine, quanto al prof‌ilo tecnico, ha sostenuto
che «[...] mentre con le intercettazioni telefoniche la cap-
tazione della conversazione avviene nello stesso momento
in cui i segnali radiofonici, che consentono lo scambio
verbale, transitano nella centrale che collega i due ap-
parecchi, con riferimento a quelli ambientali, invece, la
captazione della conversazione avviene nel luogo dove i
due interlocutori parlano non essendo lo scambio verbale
mediato da alcuna apparecchiatura tecnica che consenta
la deviazione all’origine dei relativi f‌lussi».
La doglianza, nei testuali termini in cui è stata dedotta,
è infondata.
Poco comprensibile, è la censura di “natura giuridica”
ossia sulla pretesa illegittimità della captazione effettuata
direttamente dalla Polizia Giudiziaria: sul punto è suff‌i-
ciente osservare che si tratta di attività di ascolto regolar-
mente autorizzata dall’Autorità giudiziaria e che si risol-
ve, appunto, non in una ricerca diretta ed autonoma della
prova in territorio straniero da parte della Polizia Giudi-
ziaria, ma di una semplice attività materiale di ascolto ed
annotamento di quanto ascoltato.
Anche la censura di “natura tecnica” (sulla differenza
tra intercettazione ambientale e telefonica) è infondata:
infatti, al di là dei dettagli tecnici, ciò che rileva è che,
alla f‌in f‌ine, l’ascolto delle conversazioni avvenga in Ita-
lia perchè ivi vengono “instradate”, tramite le onde radio,
i f‌lussi audio captati nell’auto, ossia con un meccanismo
identico a quello delle intercettazioni telefoniche: non è
un caso, infatti, che Cass. 8588/2008, non distingue fra le
procedure di trasmissione delle conversazioni telefoniche
o ambientali.
Nel caso di specie, poi, dalla sentenza di primo grado
(pag. 63) risulta che il c.d. “pedinamento elettronico” fu
effettuato «a mezzo localizzazione con sistema GPS della
DIA»: dal che si desume che, per l’intercettazione audio,
stante la mobilità del mezzo intercettato, fu utilizzata una
microspia ambientale Gsm che sfruttò la rete di telefonia
mobile Gsm e, quindi, lo stesso sistema dell’instradamen-
to delle intercettazioni telefoniche: il che trova conferma
nello stesso ricorso in cui, a pag. 11, sono descritte le mo-
dalità di trasmissione del f‌lusso intercettato attraverso i
ponti radiofonici.
In conclusione, poiché non sono stati evidenziati ele-
menti tali da portare ad una rimeditazione del suddetto
pacif‌ico indirizzo giurisprudenziale, la doglianza deve di-
sattendersi alla stregua del seguente principio di diritto:
«l’intercettazione di comunicazioni tra presenti eseguita a
bordo di una autovettura attraverso una microspia instal-
lata nel territorio nazionale, dove si svolge altresì l’attività
di captazione, non richiede l’attivazione di una rogatoria
per il solo fatto che il suddetto veicolo si sposti anche in
territorio straniero ed ivi si svolgano alcune delle conver-
sazioni intercettate»: restano, infatti, irrilevanti, a tal f‌ine,
le circostanze che gli inquirenti sapevano che lo Iorio si
recava in Svizzera il f‌ine settimana dalla famiglia che ivi
risiedeva e che l’auto avrebbe potuto essere utilizzata an-
che dalla moglie Santopaolo, perchè ciò che rileva è che
l’intercettazione fu effettuata in Italia, l’indagato era un
cittadino italiano e l’auto sulla quale fu installata la micro-
spia, era da lui (prevalentemente) utilizzata. (Omissis)
6. In conclusione, le sole impugnazioni di Potenza Sal-
vatore e Sarpa Domenico devono ritenersi inammissibili
a norma dell’art. 606/3 c.p.p, per manifesta infondatezza:
alla relativa declaratoria consegue, per il disposto dell’art.
616 c.p.p., la condanna dei suddetti ricorrenti al pagamen-
to delle spese processuali, nonché al versamento in favore
della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e
valutati i prof‌ili di colpa emergenti dal ricorso, si determi-
na equitativamente in € 1.000,00.
Le restanti impugnazioni, non presentando prof‌ili di to-
tale manifesta infondatezza, vanno semplicemente riget-
tate con la conseguenza - per i soli imputati Iorio - della
declaratoria di prescrizione per il capo sub d), oltre alla
condanna per le spese processuali ed alla conferma delle
statuizioni a favore delle costituite parti civili. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE
SEZ. I, 11 NOVEMBRE 2016, N. 23073
PRES. SALVAGO – EST. VALITUTTI – P.M. CELESTE (CONF.) – RIC. MG
ADVERTISING S.R.L. (AVV.TI MARIANI E PRASTARO) C. ROMA CAPITALE (AVV.
ROSSI)
Strade y Private e pubbliche y Cartelloni pubblici-
tari y Installazione y Cartelloni o altri mezzi pub-
blicitari abusivamente installati y Rimozione y Re-
cupero delle relative spese y Proprietà privata o
pubblica dell’immobile su cui insistono y Rispettivi
procedimenti y Risultanze dell’ordinanza-ingiunzio-
ne y Fede privilegiata y Sussistenza.
Depenalizzazione y Ordinanza-ingiunzione y Emis-
sione y Funzionario delegato y Deduzione dell’op-
ponente di illegittimità del provvedimento per
mancanza della delega y Onere della prova del fatto
negativo y A carico dell’opponente y Sussistenza y
Modalità di adempimento y Inerzia processuale
dell’opponente y Conseguenze y Legittimità dell’or-
dinanza ingiunzione.
. In tema di abusiva installazione di cartelloni o altri
mezzi pubblicitari costituenti fonti di pericolo o di di-
sordine del sistema stradale, l’art. 23, commi 13 bis e 13
quater, del D.L.vo n. 285 del 1992 (e successive modif‌i-
che), nell’attribuire agli enti proprietari delle strade o
al concessionario il potere-dovere della loro rimozione,

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