Corte di Cassazione Civile sez. III, 29 maggio 2015, n. 11179

Pagine:830-839
 
ESTRATTO GRATUITO
830
giur
10/2015 Arch. giur. circ. e sin. strad.
LEGITTIMITÀ
Trattasi di danno che viene per converso in rilievo sotto
il (differente) profilo dell’eventuale ulteriore danno patri-
moniale derivante dalla riduzione della capacità lavora-
tiva generica, in quanto per la sua entità l’invalidità non
consente al danneggiato la possibilità di attendere (an-
che) ad altri lavori confacenti alle sue attitudini e condi-
zioni personali ed ambientali ed idonei alla produzione di
fonti di reddito, oltre a quello specificamente prestato al
momento del sinistro.
A tale stregua, si tratta allora di un aspetto del danno
da lucro cessante (cfr., da ultimo Cass., 13 luglio 2011, n.
15385) di cui si compendia la categoria generale del dan-
no patrimoniale, concernente la capacità di produzione di
reddito futuro, o, più precisamente, della perdita di chan-
ce, da questa Corte intesa quale entità patrimoniale giu-
ridicamente ed economicamente valutabile, la cui perdita
produce (come sostenuto anche dalla migliore dottrina)
un risarcibile danno da considerarsi non già futuro (nel
qual senso v. peraltro, da ultimo, Cass., 12 febbraio 2015,
n. 2737; Cass., 17 aprile 2008, n. 10111) bensì danno certo
ed attuale in proiezione futura (nella specie, ad esempio
la perdita di un’occasione favorevole di prestare altro e di-
verso lavoro confacente alle attitudini e condizioni perso-
nali ed ambientali del danneggiato idoneo alla produzione
di fonte di reddito).
Danno che, ove dal giudice di merito individuato ed ac-
certato, con adeguata verifica dell’assolvimento del relati-
vo onere probatorio incombente sul danneggiato il quale
può al riguardo avvalersi anche della prova presuntiva (v.
Cass., 13 luglio 2011, n. 15385; Cass., 11 maggio 2010, n.
11353; Cass., 19 febbraio 2009, n. 4052; Cass., 30 gennaio
2003, n. 1443), va stimato con valutazione necessariamen-
te equitativa ex art. 1226 c.c. (cfr. Cass., 17 aprile 2008, n.
10111, e, da ultimo, Cass., 12 febbraio 2015, n. 2737).
La sua attribuzione, se dal giudice del merito ricono-
sciuta come dovuta, diversamente da quanto dalla corte
di merito affermato nell’impugnata sentenza non realizza
pertanto, alla stregua di quanto sopra rilevato ed esposto,
alcuna duplicazione nemmeno in presenza del riconosci-
mento e della liquidazione del danno da incapacità lavo-
rativa specifica, il quale attiene invero al risarcimento del
diverso pregiudizio che al danneggiato consegua in rela-
zione al differente aspetto dell’impossibilità di attendere
alla specifica attività lavorativa in essere al momento del
sinistro, nella specie «l’attività di ambulante» dall’odierno
ricorrente all’epoca «svolta alle dipendenze del Turboli
Ornello».
Dell’impugnata sentenza, assorbita ogni ulteriore e
diversa questione, va pertanto disposta la cassazione in
relazione, con rinvio ad altra corte di merito, che si indica
nella Corte d’Appello di Reggio Calabria, la quale proce-
derà a nuovo esame, facendo applicazione del seguente
principio:
In tema di danni alla persona, l’invalidità di gravità
tale da non consentire, per la sua entità (nella specie del
25%), la possibilità di attendere (anche) a lavori altri e
diversi da quello specificamente prestato al momento del
sinistro confacenti alle attitudini e alle condizioni perso-
nali ed ambientali del danneggiato integra non già lesione
di un’attitudine o di un modo di essere del medesimo, ri-
entrante nell’aspetto (o voce) del danno non patrimoniale
costituito dal danno biologico, bensì un danno patrimonia-
le attuale in proiezione futura da perdita di chance (il cui
accertamento spetta al giudice di merito e va dal mede-
simo stimato con valutazione necessariamente equitativa
ex art . 1226 c.c.), derivante dalla riduzione della capacità
lavorativa generica.
Trattasi di danno patrimoniale che, se e in quanto dal
giudice di merito riconosciuto sussistente, va conside-
rato ulteriore rispetto al danno patrimoniale da incapa-
cità lavorativa specifica, concernente il diverso aspetto
dell’impossibilità per il danneggiato di (continuare ad)
attendere all’attività lavorativa prestata al momento del
sinistro (nella specie, di venditore ambulante dipenden-
te), dovendo (anche) da questo essere pertanto tenuto
distinto, con autonoma valutazione ai fini della relativa
quantificazione.
Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spe-
se del giudizio di cassazione. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE
SEZ. III, 29 MAGGIO 2015, N. 11179
PRES. BERRUTI – EST. VINCENTI – P.M. CORASANITI (DIFF.) – RIC. F.C. ED ALTRO
(AVV. BONU) C. INA ASSITALIA S.P.A. ED ALTRI
Assicurazione obbligatoriafiRisarcimento danni
fl Scontro tra veicoliflAzione risarcitoria del dan-
neggiato nei confronti di uno solo dei conducenti
fl Richiesta dell’intero risarcimentoflConseguenze
fl Remissione del debitoflConfigurabilitàflEsclu-
sioneflRinunzia alla solidarietàflConfigurabilitàfl
Esclusione.
In tema di risarcimento dei danni derivanti dalla
circolazione stradale, l’azione giudiziaria per il con-
seguimento dell’intero risarcimento, proposta dal
danneggiato nei confronti del conducente di uno solo
dei veicoli coinvolti in uno scontro, non implica di per
sé una remissione tacita del debito nei confronti del
corresponsabile del danno, né una rinuncia alla soli-
darietà, presupponendo la prima un comportamento
inequivoco che riveli la volontà del creditore di non av-
valersi del credito, e la seconda che il creditore agisca
nei confronti di uno dei condebitori solidali solo per
la parte del debito gravante su quest’ultimo. (c.c., art.
1292; c.c., art. 1301; c.c., art. 2055) (1)
(1) In termini si esprime Cass. civ. 2 luglio 2010, n. 15737, in questa
Rivista 2010, 901.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. - Il (omissis) in Roma, si scontrarono frontalmente il
motociclo condotto da F.C. e l’auto condotta da Fi.St., as-
sicurato con la Bayerische Assicurazioni S.p.A., con conse-
guenti lesioni personali a carico del primo, al quale veniva
amputata la gamba sinistra.

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA