Corte di cassazione civile sez. III, 13 novembre 2014, n. 24204

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giur
3/2015 Arch. giur. circ. e sin. strad.
LEGITTIMITÀ
di vita”, che però non è più menzionato al momento di
effettuare il calcolo in concreto rilevante per il risarci-
mento.
Tuttavia, nel calcolo matematico effettuato dal giudice
del merito detto coefficiente è stato considerato, giacchè
- sulla scorta dei parametri dal medesimo indicati espres-
samente (base di calcolo attualizzata di Euro 4.613; inva-
lidità permanente del 90%, coefficiente di capitalizzazione
in base all’età di 49 anni e 3 mesi: 14,083; deduzione del
20% per scarto tra vita fisica e vita lavorativa) - risulta,
invero, un importo di Euro 46.774,71 e, dunque, minore di
Euro 13.997,29 rispetto alla liquidazione di Euro 60.772,00
che ha rappresentato la misura del risarcimento ricono-
sciuta al Maio.
Ne consegue che il coefficiente di aumento - indicato
espressamente tra i criteri utilizzati - è stato effettiva-
mente applicato e lo è stato in misura superiore alla stes-
sa maggiorazione del 20% invocata dal ricorrente, la cui
censura pertanto è inammissibile per difetto di interesse,
ancor prima che per aver supposto un error iuris ed un
vizio motivazionale che, alla luce di quanto evidenziato,
non si riscontrano affatto nella anzidetta statuizione del
giudice del merito.
5. - Con il quinto mezzo è denunciata violazione e falsa
applicazione dell’art. 96 c.p.c. e della tariffa di cui al D.M.
n. 127 del 2004, art. 5, comma 4, nonchè dedotto vizio di
motivazione.
La Corte territoriale non avrebbe affatto motivato sulla
censura svolta in appello relativamente alla liquidazione -
inferiore ai minimi tariffari e che si discostava senza ragio-
ni dalla nota spese prodotta in giudizio, in violazione delle
norme sopra indicate - delle spese processuali liquidate in
primo grado.
5.1. - Il motivo è inammissibile.
Esso, denunciando, nella sostanza, la mancata decisio-
ne della Corte territoriale su doglianza in punto di liqui-
dazione delle spese di primo grado proposta con l’atto di
appello, attiene ad omesso esame di un motivo di gravame,
il quale integra un error la procedendo per violazione del
principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, di
cui all’art. 112 c.p.c. (in tale prospettiva, tra le tante, cfr.
Cass., 27 gennaio 2006, n. 1755).
Il ricorrente si limita, però, a censurare, nel suo svolgi-
mento argomentativo (e, quindi, al di là della stessa formale
indicazione delle norme veicolanti le doglianze proposte),
una violazione di legge (ascritta al giudice di primo grado)
ed una omessa motivazione da parte del giudice di appello,
senza far cenno alla nullità della sentenza per effetto della
violazione dell’art. 112 c.p.c.. Sicchè, una tale prospettazio-
ne si infrange contro il principio di diritto enunciato dalle
Sezioni Unite civili (Cass., sez. un., 24 luglio 2013, n. 17931),
secondo cui “il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto
censure espressamente e tassativamente previste dall’art.
360 c.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici
motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivoca-
bile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite
dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione
di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica
di una delle predette ipotesi. Pertanto, nel caso in cui il
ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impu-
gnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni
proposte, non è indispensabile che faccia esplicita men-
zione della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 360
c.p.c., comma 1, n. 4, con riguardo all’art. 112 c.p.c., purchè
il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della deci-
sione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece,
dichiarare inammissibile il gravame allorchè sostenga che
la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad
argomentare sulla violazione di legge”.
6. - Il ricorso va, dunque, rigettato ed il ricorrente con-
dannato al pagamento delle spese processuali del presen-
te giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo, nei
soli confronti della HDI Assicurazioni S.p.A. Devono, infat-
ti, essere interamente compensate le medesime spese tra
il ricorrente e la Allianz S.p.A., chiamata originariamente
in causa dalla HDI e non investita sostanzialmente dalla
presente impugnazione del Maio.
Nulla è da disporsi in punto di spese nei confronti degli
intimati che non hanno svolto attività difensiva in questa
sede. (Omissis)
corte dI cassazIone cIvIle
sez. III, 13 novembre 2014, n. 24204
pres. berrutI – est. vIncentI – p.m. corasanItI (conf.) – rIc. pIsanI (avv.
sollazzo) c. assIcurazIonI generalI s.p.a. ed altrI
Responsabilità da sinistri stradali y Colpa del
conducente y Investimento di pedone y Comporta-
mento colposo del pedone y Accertamento dell’im-
prudenza e della pericolosità della condotta del pe-
done investito y Concorso di colpa del conducente
del veicolo e del pedone investito y Configurabilità
y Mancato superamento della presunzione y Indagi-
ne sul concorso di colpa del pedone danneggiato y
Ammissibilità y Sindacato di legittimità y Limiti.
. La presunzione di colpa del conducente di un veicolo
investitore, prevista dall’art. 2054, primo comma c. c.,
non opera in contrasto con il principio della respon-
sabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di cau-
salità fra evento dannoso e condotta umana, e dunque
non preclude, anche nel caso in cui il conducente non
abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione,
l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condot-
ta del pedone investito, che va apprezzata ai fine del
concorso di colpa ai sensi dell’art. 1227, primo comma,
c. c., ed integra un giudizio di fatto che, come tale, si
sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da ade-
guata motivazione. (In applicazione di tale principio,
la S.C. ha ritenuto esente da censura la decisione con
cui il giudice di merito aveva accertato che il pedone
investito aveva dato inizio ad un attraversamento “az-
zardato” nel mentre sopraggiungeva l’autoveicolo del-
l’investitore, pervenendo a tale conclusione attraverso
una valutazione di tutti gli elementi in suo possesso

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