Corte costituzionale 10 marzo 2014, n. 50 (c.c. 12 febbraio 2014)

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Arch. loc. e cond. 3/2014
Corte costituzionale
CORTE COSTITUZIONALE
10 MARZO 2014, N. 50
(C.C. 12 FEBBRAIO 2014)
PRES. SILVESTRI – REL. GROSSI – RIC. TRIB. SALERNO ED ALTRI
Contratto di locazione y Ad uso abitativo y Regi-
strazione y Omissione y Sanzioni y Art. 3, commi 8 e
9, D.L.vo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in ma-
teria di federalismo fiscale municipale) y Contrasto
con l’art. 76 Cost. y Illegittimità costituzionale.
. Sono illegittimi costituzionalmente, per contrasto con
l’art. 76 Cost., i commi 8 e 9, del D.L.vo 14 marzo 2011,
n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale mu-
nicipale) nella parte in cui prevedono un meccanismo
di sostituzione sanzionatoria della durata del contratto
di locazione per uso abitativo e di commisurazione del
relativo canone in caso di mancata registrazione del
contratto entro il termine di legge, nonchè l’estensione
di tale disciplina - e di quella relativa alla nullità dei
contratti di locazione non registrati - anche alle ipotesi
di contratti di locazione registrati nei quali sia stato in-
dicato un importo inferiore a quello effettivo, o di con-
tratti di comodato fittizio registrati. (d.l.vo 14 marzo
2011, n. 23, art. 3)
RITENUTO IN FATTO
1.- Il Tribunale di Salerno solleva - in riferimento agli
artt. 3, 42, 55 e 76 della Costituzione, nonché in relazione
agli artt. 2, comma 2, 11, 12, 13, 21 e 26 della legge 5 maggio
2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo
fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione)
- questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, commi
8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposi-
zioni in materia di federalismo Fiscale Municipale).
Premette il giudice a quo di essere stato investito da
una domanda con la quale la locatrice di un immobile de-
stinato ad uso abitativo ha convenuto in giudizio la condut-
trice per la convalida dello sfratto per morosità intimato
alla medesima; domanda alla quale l’intimata si era oppo-
sta deducendo che il contratto di locazione, in vigore dal
1° febbraio 2011, era stato registrato in ritardo a cura della
stessa conduttrice in data 5 ottobre 2011.
Conseguentemente, a norma dell’art. 3 del D.L.vo n. 23
del 2011, il canone da lei dovuto era pari ad euro 223,80
mensili - di gran lunga inferiore a quello convenuto in euro
950 mensili - a far data dal bimestre ottobre-novembre 2011,
mentre per i mesi precedenti non era dovuto alcun canone,
in quanto il contratto non registrato doveva considerarsi
nullo. L’intimante, a sua volta, chiedeva disapplicarsi l’evo-
cata normativa per manifesta illegittimità, chiedendo al-
tresì l’emissione di ordinanza provvisoria di rilascio.
A fronte dei petita prospettati dalle parti, il Tribunale
rileva che la normativa posta a base della controversia pre-
senti numerosi profili di illegittimità costituzionale. Sus-
sisterebbe, infatti, anzitutto, un difetto di delega, in quanto
la richiamata legge-delega n. 42 del 2009 non conterrebbe
criteri direttivi che possano giustificare l’adozione, in sede
di legislazione delegata, delle sanzioni oggetto di censura.
Peraltro, sostituendosi il canone pattuito con la irrisoria
misura stabilita ex lege, si determinerebbe una riduzione
del gettito fiscale IRPEF, in contrasto con gli obiettivi
tracciati dalla stessa legge di delegazione. Si creerebbe,
al tempo stesso, un’irragionevole disparità di trattamento
tra conduttore e locatore, dal momento che - pur incom-
bendo l’obbligo di registrazione del contratto su entrambi
- la sanzione sarebbe inflitta soltanto al locatore, mentre il
conduttore beneficerebbe di una riduzione del canone.
Sarebbero violati anche gli artt. 55 e 42 Cost., in quan-
to le sanzioni fiscali non possono comprimere oltre ogni
limite il diritto di proprietà attraverso misure che, come
quelle previste dalla normativa impugnata, si presentano
sproporzionate e limitative della autonomia contrattuale,
per di più in assenza di un interesse pubblico, dal momento
che dopo l’avvenuta registrazione tardiva del contratto, è
già stato effettuato il pagamento della sovraimposta dovu-
ta per il ritardo.
La norma censurata, infatti, manterrebbe in vita un
contratto che il locatore non avrebbe mai sottoscritto a
quelle condizioni, costringendolo a sopportare un canone
irrisorio per la potenziale durata di otto anni (quattro più
quattro). Il tutto in evidente contrasto con l’art. 1419 del
codice civile, a norma del quale la nullità parziale non
travolge l’intero contratto solo se risulti che i contraenti lo
avrebbero comunque concluso anche senza la parte nulla:
evenienza, questa, che evidentemente non ricorre.
2.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consi-
glio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura
generale dello Stato, la quale ha chiesto dichiararsi inam-
missibile e comunque infondata la proposta questione.
A proposito del preteso difetto di delega, l’Avvocatura
sottolinea come il disegno tracciato dalla legge n. 42 del
2009 fosse orientato verso l’approntamento di «più strin-
genti strumenti di contrasto all’evasione»: il che, specie
nel quadro di un complessivo riassetto della materia e del
coinvolgimento degli enti locali, non può non comprendere
anche «la conseguente correlata possibilità di determina-
re le sanzioni conseguenti all’inadempimento fiscale».

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