La mancata corresponsione dell'indennità di avviamento e il diritto di ritenzione del conduttore: un problema non ancora risolto

Autore:Giorgio Grasselli
Pagine:129-130
 
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L'interpretazione del terzo comma dell'art. 34, L. 392/78, nella giurisprudenza del Supremo Collegio, ha avuto, come è noto, risposte non sempre univoche, tanto che, di recente, nell'intento di dirimere un potenziale conflitto, è intervenuta la Cassazione a sezioni unite, con la sentenza 15 novembre 2000, n. 1177 (in questa Rivista 2001, 70).

Gli orientamenti che hanno dato luogo al rilevato contrasto, sono puntualmente presi in esame dalla motivazione, che ne ha individuato due come fondamentali. Il primo può così sintetizzarsi: se il locatore non offre il pagamento dell'indennità, il conduttore che rifiuta la consegna non è inadempiente e non è di conseguenza tenuto al risarcimento del maggior danno ai sensi dell'art. 1591 c.c., ma solo al pagamento del canone contrattuale.

Il secondo orientamento, sempre sussistendo l'ipotesi della mancata corresponsione dell'indennità, sostiene che, essendo il contratto ormai cessato, il conduttore può rifiutare la riconsegna dell'immobile ma non utilizzarlo. Qualora lo utilizzi, il locatore, di riflesso, avrà diritto al risarcimento del danno per la mancata restituzione.

Delle due soluzioni, la S.C. ha ritenuto di condividere la prima, ed ha quindi enunciato il principio di diritto secondo cui, nelle locazioni ad uso non abitativo, «scaduto il contratto, il conduttore che rifiuta la restituzione dell'immobile in attesa di ricevere dal locatore il pagamento dell'indennità per l'avviamento a lui dovuta, è obbligato al pagamento del corrispettivo convenuto, ma solo di questo».

La Corte, per giustificare la soluzione adottata, richiama la decisione n. 5579, del 1988, che aveva prospettato l'esistenza di un diritto di ritenzione attribuito implicitamente al conduttore dall'art. 34, L. 392/78, condizionando l'esecuzione del provvedimento di rilascio al pagamento dell'indennità. E appunto, questo diritto di ritenzione abilitava il conduttore a trattenere il bene in custodia ma non a servirsene e, se il conduttore non utilizza l'immobile, secondo la sentenza del 1988, non può esservi obbligo di pagamento del canone «perché manca l'utilità di cui costituisce il corrispettivo, né il risarcimento del danno, perché non v'è mora se l'obbligazione di restituzione è giuridicamente paralizzata dall'esercizio del diritto di ritenzione».

Le sezioni unite non sembrano voler affrontare specificatamente questo argomento, che viene liquidato in due parole, in quanto ritenuto un caso «che l'esperienza rivelerà marginale». La Corte, piuttosto, appare interessata a risolvere la diversa questione che si presenta nel caso contrario, ovvero quando il conduttore «non si limita a restituire ma continua a servirsi dell'immobile per l'uso convenuto nel contratto e perciò stesso continua a pagarne il corrispettivo», pervenendo all'anzidetta conclusione.

Ora a noi interessa avere conferma che il conduttore, il quale non usa l'immobile, né offre di restituirlo se non al momento in cui riceverà l'indennità che gli spetta, sia o meno tenuto a pagare il canone. Ci sembra che sul punto l'orientamento che ha fatto seguito alla...

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