La cooperazione creditoria. Mora accipiendi e collaborazione del creditore

Autore:Paolo Gentile
Pagine:237-260
 
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rivista di diritto privato Saggi e pareri
2/2014
La cooperazione creditoria.
Mora accipiendi e collaborazione del creditore
di Paolo Gentile
SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. La mora credendi. – 3. La dottrina e la natura della coo-
perazione. – 4. La teoria dell’abuso del diritto. – 5. La teoria degli obblighi di protezione.
– 6. Posizione debitoria e favor debitoris. – 7. Buona fede e cooperazione. – 8. L’intan-
gibilità relativa dell’autonomia della propria sfera giuridica. – 9. Rapporto obbligatorio
ed interessi debitori. – 10. Il risarcimento del danno. – 11. Conclusioni nali.
1. Tradizionalmente la dottrina ha interpretato il rapporto obbligatorio con il
preconcetto che l’obbligazione esista nel solo interesse del creditore.1 La costruzione
del rapporto obbligatorio su un preminente interesse creditorio, si fonda su un’in-
terpretazione restrittiva dell’art. 1174 c.c., che ha portato a perdere di vista la com-
plessità del rapporto. Il favor creditoris è considerato siologico e l’interesse credito-
rio è soddisfatto dal dovere di adempiere del debitore.2 Facendo dipendere le sorti
del vincolo obbligatorio dal solo soggetto attivo, si ingenera la convinzione che in
capo al creditore non possa congurarsi un dovere di cooperazione. Nell’ordina-
mento italiano, non esiste una norma che imponga al creditore l’obbligo di coope-
rare alla prestazione, dovere presupposto dalla disciplina della mora credendi conte-
nuta nell’art. 1206 c.c. Esiste un obbligo di cooperare, qualora la collaborazione sia
necessaria anché il debitore possa liberarsi dal vincolo attraverso l’adempimento.
Ma non tutti i rapporti creditori necessitano della collaborazione del creditore per la
loro estinzione.3 Nelle obbligazioni sottoposte a termine essenziale, il diritto di cre-
dito ha un limite di esistenza. Qualora il creditore non fruisca della prestazione nei
termini, il debitore dovrà intendersi liberato.
Nelle obbligazioni di durata, la mancata cooperazione non incide sulla liberazio-
ne, qualora l’adempimento sia possibile senza la collaborazione del creditore, poichè
1 L’obbligazione è generalmente vista come il vincolo giuridico in forza del quale un soggetto è costretto ad
adempiere una data prestazione per soddisfare un interesse creditorio. Cfr.: C.M. Bianca, Diritto civile, IV,
L’obbligazione, Milano, 1991, passim
2 M. Giorgianni, L’obbligazione. La parte generale delle obbligazioni, Milano 1951, p. 58
3 Oltre alle ipotesi in cui sia contrattualmente previsto un diritto di recesso ad nutum, si congura un diritto
del debitore ad adempiere, solo quando l’adempimento costituisca l’unico mezzo per il debitore di conse-
guire una liberazione dal vincolo obbligatorio. Cfr.: A. Falzea, L’oerta reale e la liberazione coattiva del debi-
tore, Milano 1947, p. 44;
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il vincolo obbligatorio cessa con la persistenza della mora credendi.4 Ma la non rile-
vanza della cooperazione per i rapporti obbligatori isolatamente considerati, non
esclude che vi possano essere interessi giuridicamente meritevoli diversi dalla libera-
zione dal vincolo. In alcune obbligazioni l’interesse del debitore all’adempimento
non si esaurisce nell’ottenimento della controprestazione o nella liberazione dal vin-
colo obbligatorio, essendo l’esecuzione nalizzata al perseguimento di vantaggi ulte-
riori. Prestazioni artistiche e professionali il cui adempimento si rietta sulla fama
del debitore, non possono essere insindacabilmente riutate dal creditore indipen-
dentemente dall’avvenuta corresponsione del pattuito. La decisione di non avvalersi
della prestazione professionale del debitore crea un danno alla sua immagine e lede
l’interesse ad una maggiore notorietà.5 Il recesso ad nutum scaturente dalla natura
duciaria del rapporto non è insindacabile e deve considerarsi illegittimo quando
privo di giusticazione.6 Il debitore non potrà chiedere l’esecuzione in forma speci-
ca per eseguire coattivamente la prestazione, oggetto del rapporto obbligatorio.
4 La prestazione non è intesa unitariamente, ma frazionata in base alle fasi temporali in cui deve essere eseguita.
Scaduto il termine le prestazioni dovute e non prestate divengono opera praeterita. Cfr.: E. Ghera e F. Liso,
Mora del creditore, Dir. lav., in Enc. dir., XXVI, Milano, 1976, p. 977; L. Mengoni, Note sulla impossibilità
sopravvenuta della prestazione di lavoro, in Scritti giuridici in onore di A. Scialoja, Bologna, 1953, p. 282;
5 Nessuna norma tutela l’interesse del debitore all’esecuzione della prestazione, poiché il cliente può recedere
dal contratto di prestazione d’opera intellettuale, fatto salvo il rimborso delle spese ed il compenso per l’at-
tività svolta, mentre il prestatore d’opera per recedere legittimamente necessita della giusta causa.
6 Principio accolto in giurisprudenza. Cass. 21 maggio 1997, n. 4538, in Foro it., 1997, I, c 2479. Con cui si
considera legittimo il recesso dal rapporto di apertura di credito bancario in presenza di uno scarso grado di
solvibilità, poiché è questo il parametro con cui la banca revoca o mantiene gli accrediti concessi. Per i com-
menti cfr.: M. Caputi, Sul recesso del rapporto di apertura di credito bancario, in Foro it., 1997, I, c. 2479; M.
Costanza, Sulla clausola di recesso della banca dal contratto di apertura di credito, in Giust. civ., 1998, p. 509;
Cass., 16 ottobre 2003, n. 15482, in Foro it., 2004, I, c. 1845, in materia di recesso realativo all’apertura di
credito a tempo determinato presso una banca, considerato valido se eettuato per giusta causa. Il recesso
deve avvenire in base alla buona fede valutando il complesso dei rapporti. Per i commenti alla sentenza cfr.:
E. Bergamo, L’abuso del diritto ed il diritto di recesso, in Giur. it., 2004, p. 2064;
Cass. 18 settembre 2009, n. 20106, in vita not., 2010, p. 229, che ribadisce la necessità della giusta causa
per recedere dal contratto di cessione di vendita di autoveicoli. In ogni caso sarà necessario valutare la buo-
na fede oggettiva se non si vuole trasformare il recesso in arbitrario esercizio del diritto qualicandolo quale
abuso contrario all’ordinamento. Per i commenti alla sentenza cfr.: E. Barcellona, Recesso ad nutum fra
principio di buona fede ed abuso del diritto: solidarietà sociale od inderogabilità del mercato?, in Giur. comm.,
2011, II, p. 286; M. Cenini A. Gambaro, Abuso del diritto, risarcimento del danno e contratto: quando la
chiarezza va in vacanza, in Corr. Giur., 2011, p. 109; G. D’Amico, Recesso ad nutum buona fede ed abuso del
diritto, in Contratti, 2010, p. 5; L. Delli Priscoli, Abuso del diritto e mercato, in Giur. comm., 2010, p. 828;
E. Giorgini, Recesso ad nutum secondo ragionevolezza, in Rass. Dir. civ., 2010, p. 577; F. Macario, Recesso ad
nutum e valutazione di abusività nei contratti tra imprese: spunti da una recente sentenza della cassazione, in
Dir. Formazione, 2010, p. 186; A. Mastrorilli, L’abuso del diritto ed il terzo contratto, in Danno resp., 2010,
p. 347; P. Monteleone, Clausola di recesso ad nutum dal contratto ed abuso del diritto, in Giur. it., 2010, p.
556; C. Nigro, Brevi note in tema di abuso del diritto, in Giust. civ., 2010, p. 2547; I.L. Nocera, Clausola
risolutiva espressa e condizione risolutiva tra autonomia contrattuale ed automatismo della risoluzione, in Nuova
giur. civ. comm., 2010, p. 242;

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