La contumacia penale tra equo e giusto processo

Autore:Ivan Borasi
Pagine:561-567
RIEPILOGO

1. Premessa. – 2. Le fonti sovraordinate. – 3. La restituzione in termini (per l’impugnativa). – 4. La disciplina codicistica di primo grado e la giurisprudenza. – 5. La rinnovazione dell’istruttoria (per contumacia) in appello. – 6. La regressione del procedimento (per contumacia) dal grado d’appello. – 7. L’annullamento con... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@1. Premessa

In primis è indispensabile definire la nozione di contumacia penale, vale a dire la situazione processuale dell’imputato che, seppur ritualmente citato e senza che vi sia prova o probabilità della mancata conoscenza della citazione, non compare al processo senza che ricorra un legittimo impedimento1. La contumacia penale2 in generale è un istituto posto a garanzia dell’imputato, in quanto impone oneri sanzionati a carico dell’autorità giudiziaria, tesi a rendere pieno il contraddittorio fondamentale per un «giusto processo».

Tale garanzia può scontrarsi con le indispensabili esigenze di celerità e ragionevole durata del processo che impongono regole presuntive di conoscibilità legle per la vocatio in iudicium.

La contumacia codicistica non è un istituto isolato, bensì relazionato ad un sistema teleologicamente orientato ai principi costituzionali integrati dagli obblighi internazionali tra i quali in particolare le norme della C.E.D.U.

L’approccio di questa analisi sarà teso a chiarire, sul piano pratico, il rapporto tra il processo in absentia, l’istituto della restituzione in termini, le invalidità processual-penalistiche e il principio del giusto processo costituzionale integrato dai principi dell’equo processo come fondamentale diritto dell’uomo.

L’analisi, quindi, vaglierà i punti di criticità del diritto positivo, e le prospettive de iure condendo, anche in chiave interpretativa costituzionalmente orientata.

@2. Le fonti sovraordinate

– In primo luogo è necessario individuare le fonti sovraordinate che riguardano l’istituto de quo.

L’art. 111 Cost.3, pur non prescrivendo esplicitamente il diritto dell’accusato a presenziare al suo processo, in particolare, al comma 4, individua nel principio del contraddittorio nella formazione della prova un elemento fondamentale del processo, derogabile anzitutto, ai sensi del comma 5, con il consenso dell’imputato, e al comma 3 prevede che l’imputato debba essere informato della natura e dei motivi dell’accusa a suo carico, attribuendo poi allo stesso alcune facoltà consequenziali.

L’art. 24, comma 2, Cost., inoltre, definisce il diritto di difesa inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Tali norme danno per presupposto il diritto dell’imputato a presenziare al proprio processo penale4.

L’art. 6, comma 3, della C.E.D.U., ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge n. 648 del 1955, è la norma della Convenzione che tratta del processo penale svoltosi in absentia. Anche tale norma non prevede espressamente il diritto dell’accusato a partecipare al proprio processo penale, ma prevede una serie di diritti e facoltà che lo presuppongono5.

Si devono ricordare, inoltre, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (in particolare l’art. 14, comma 3, lett. d), ratificato dall’Italia con la legge n. 881 del 1977, che prevede espressamente il diritto dell’accusato a partecipare al proprio processo penale, e la risoluzione n. 11 del 21 maggio 1975 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che individua nove «regole minime» da osservare nel processo contumaciale6.

A questo punto è indispensabile identificare come spartiacque rispetto al passato la riforma dell’art. 117 Cost., avvenuta con la recente modifica del titolo V della Costituzione7.

Tale norma individua espressamente i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali quali limiti da rispettare, insieme ai vincoli costituzionali, nell’esercizio della potestà legislativa.

In ordine al rapporto tra il nuovo art. 117 Cost.8 e con le norme della C.E.D.U. fondamentale è la presa di posizione della Corte costituzionale con le note sentenze nn. 348-349 del 20079.

Tali decisioni in sintesi hanno «costituzionalizzato» con un rinvio mobile, l’interpretazione delle disposizioni e dei principi di cui alla C.E.D.U. effettuata dalla Corte E.D.U., in quanto norme interposte che integrano il parametro costituzionale, rimanendo ad un livello sub-costituzionale, ma che hanno in esso il proprio limite; tale carattere implica l’impossibilità da parte del giudice nazionale di disapplicare in via diretta la norma interna in-Page 562compatibile con tale interpretazione, necessitandosi invece un vaglio di legittimità costituzionale.

In relazione al caso concreto, ancor prima delle sentenze appena citate, la Corte costituzionale aveva dovuto prendere posizione in ordine alla eventuale violazione delle norme costituzionali da parte delle norme interne in tema di contumacia, in particolare in materia di irreperibilità10, e da ultimo con la sentenza n. 117 del 200711, ha ritenuto tali regole compatibili con il principio costituzionale del giusto processo di cui all’art. 111 Cost. e con le norme della C.E.D.U.

Parte della dottrina12 ritiene che la sentenza n. 117 del 2007 si sia mossa in controtendenza in subiecta materia rispetto alle varie linee di riforma del codice di rito e alle norme internazionali, tese ad un concetto di scelta consapevole del disinteresse al processo.

Detto ciò, è indispensabile chiarire che punto fermo in materia, come affermato già nel 1985 nella nota sentenza Colozza della Corte E.D.U., è rappresentato dal fatto che il processo contumaciale non è di per sé incompatibile con le garanzie della C.E.D.U. per un «processo equo»13.

@3. La restituzione in termini (per l’impugnativa)

– Una volta individuate le normative fondamentali di cui sopra, occorre fare un passo indietro, e ricordare come sia stata proprio la giurisprudenza della Corte E.D.U.14 a «consigliare» il legislatore nazionale nella modifica della normativa in tema di restituzione in termini, per permettere al condannato in absentia di ottenere la celebrazione di un nuovo processo di merito qualora non abbia inequivocabilmente rinunciato a comparire in maniera espressa o tacita, ma comunque inequivoca15, al processo.

Il nostro ordinamento ha cercato di uniformarsi alle regole generali di fonte internazionale attraverso la recente riforma dell’art. 175 c.p.p.16 (legge n. 60 del 2005), prevedendo al comma 2 la restituzione in termini per l’impugnazione salvo il caso di effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento e la volontaria rinuncia a comparire17 o ad impugnare.

Un profilo importante è quello relativo all’individuazione dell’atto di cui la conoscenza effettiva deve essere assicurata al soggetto, vale a dire se sia bastevole la notifica o l’effettuazione di un qualsiasi atto della sequenza procedimentale del procedimento penale alla presenza dell’accusato ad assicurare la conoscenza dell’instaurazione di un procedimento e quindi a mettere al riparo da restituzioni in termini, oppure se la ratio della modifica fosse, come ispirata dalle fonti sovranazionali, quella di informare effettivamente l’imputato dell’esercizio dell’azione penale contenente l’imputazione18.

La seconda soluzione sembra quella più consona con le finalità della modifica, in modo da evitare tra l’altro censure della Corte E.D.U., e coerente, inoltre, con una visione sostanziale in ordine al secondo requisito di cui all’art. 175 c.p.p., vale a dire al comportamento, processuale o extraprocessuale, dell’imputato, qualificabile come rinuncia implicita o esplicita a comparire o impugnare, che potrà essere effettiva solo se preceduta da una conoscenza concreta del procedimento/provvedimento.

Il Comitato dei Diritti dell’Uomo dell’O.N.U. ha ritenuto che il nostro ordinamento con la modifica dell’art. 175 c.p.p. abbia uniformato la disciplina interna con il dettato, nella subiecta materia, del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici19.

La discussione in tema di restituzione in termini non può prescindere dall’analisi del rapporto tra la disciplina delle notificazioni da un lato e i principi di conoscenza effettiva del processo, presupposto ineludibile di una possibile scelta consapevole di rinunzia a comparire, e di sviluppo di un contraddittorio pieno dall’altro.

Ciò in quanto, solamente una notificazione che renda effettiva la conoscenza del procedimento/provvedimento metterà al riparo il processo da possibili restituzioni in termini.

In particolare, in tema non rileva il problema della qualificazione come omessa notifica, invalidità o mera irregolarità della notificazione sulla base dell’insegnamento del leading case in materia, vale a dire la sentenza Palumbo20, quanto il profilo sostanziale della conoscenza che prevale su quello formale della conoscibilità legale, seppur quest’ultima ritenuta conforme a Costituzione in tema di rito degli irreperibili come detto sopra.

La nuova disciplina di cui all’art. 175 c.p.p. ha quindi, seppure con critiche rivolte dalla dottrina, permesso di rendere compatibile la disciplina interna rispetto agli obblighi internazionali.

È rimasto comunque aperto il problema dello strumento di coordinamento interno tra il decisum della Corte Europea di Strasburgo in subiecta materia e il giudicato penale.

Non essendovi una specifica disciplina normativa sul punto, è la giurisprudenza che ha cercato di supplire a tale manchevolezza. La Suprema Corte di Cassazione ha individuato nell’istituto della restituzione in termini ad impugnare ex art. 175 c.p.p. lo strumento adatto all’esecuzione della sentenza della Corte E.D.U.21 e chiarito che il giudice dell’esecuzione non può sospendere sine die l’eseguibilità della sentenza penale22, né dichiarare le nullità asseritamente incorse durante il giudizio di cognizione23, ma ai sensi dell’art. 670, comma 3, c.p.p., può restituire in termini per l’impugnativa24.

@4. La disciplina codicistica di primo grado e la giurisprudenza

– Occorre ora passare all’analisi della disciplina codicistica in tema di contumacia e della prassi giurisprudenziale in ordine ai relativi istituti.

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Nel codice di procedura penale, l’art. 420 quater c.p.p.25 rappresenta la norma generale in tema di contumacia. L’imputato libero se non compare all’udienza deve essere dichiarato contumace, sentite le parti, salvi i casi di...

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