Contributo per una sociologia dell'informatica

Autore:Corrado Maria Daclon
Pagine:159-176
RIEPILOGO

1. Premessa. 2. Applicazioni dell'informatica. 2.1. Inquadramento generale. 2.2. Il settore privato. 2.3. Il settore pubblico. 2.4. La telematica. 3. Gli effetti nella società. 3.1. Funzionalità ed efficienza. 3.2. Il processo di terziarizzazione. 3.3. Il discorso occupazionale. 3.4. Dal coinvolgimento al controllo?. 4. Una trasformazione culturale. 4.1. La scuola. 4.2. L'editoria elettronica. 5. ... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@1. Premessa

L'utilizzo dell'informatica in settori a cui, fino a pochi anni fa, nessuno si sarebbe rivolto, è un fatto ormai acquisito e che appare persine superfluo ribadire. Tuttavia, la portata del fenomeno è così vasta da determinare un profondo articolarsi di situazioni e comportamenti, il cui carattere sociale è innegabilmente preponderante. Da qui, considerata la solida interdipendenza creatasi tra informatica e strutture «concrete» in cui si organizza la società, non sembra azzardato prospettare a breve termine la nascita, di fatto, della «sociologia dell'informatica».

Definizioni e campi d'azione non sono sempre chiari e precisi, ma fornirne ancora contribuirebbe solo ad arricchire il già grande numero di «suggerìmenti» e «determinazioni». La soluzione migliore sarebbe istituire materialmente quella disciplina che già occupa, in modo virtuale, frammentario e quindi non coordinato, tanto spazio nella vita di ogni giorno. Il presente studio, recando dati e varie indicazioni, vuol essere un auspicio in tal senso.

@2. Applicazioni dell'informàtica

@@2.1. Inquadramento generale

Oggi ci troviamo di fronte alla nascita di facoltà di senso nei robot, che possono distinguere visivamente superfici e tonalità; contestualmente vengono sviluppate le già notevoli capacità di apprendimento e memorizzazione, perPage 160 far sì che i compiti da svolgere possano via via essere sempre più articolati e precisi, in conclusione, non vi è definizione più esatta e verificata, per tale fenomeno, che quella tanto citata di «nuova rivoluzione industriale»1.

Una rivoluzione che fa sentire i suoi effetti anche negli ambiti solitamente non collegati, in maniera diretta, al'industria. Il problema è infatti assai più ampio; il contesto in cui si sviluppa tale capovolgimento non è unicamente produttivo, ma sociale in genere. Come alcuni autorevoli esperti hanno individuato, esistono tre principali fasi nell'evoluzione dell'informatica: la prima è quella dei cervelli elettronici riservati, anche a causa del costo elevato e della complessità degl impianti, ai massimi enti pubblici e privati; la seconda è quella in cui le nuove tecnologie entrano in tutti gli uffici e le industrie; la terza, infine, è quella in cui l'informatica diventerà di uso comune e quotidiano, soprattutto sul piano domestico.

Se si dovesse classificare la società di oggi in base a tali situazioni, dovremmo dire che nessuna delle tre raffigura con la massima esattezza le circostanze attuali; tuttavia, senz'altro, la terza trova molti più punti in comune che la seconda, visto il massiccio uso di personal e l'enorme lancio che sta conseguendo il Videotel.

Nel nostro Paese il numero di personal computer è nell'ordine delle decine di migliaia; si stima che dei «55.000 personal computer esistenti attualmente in Italia, il 6-7 per cento circa sia impiegato come strumento di educazione. E che, soltanto nella scuola media inferiore, e nei licei, i personal computer "in dotazione" abbiano già superato le 200 unità»2.

La didattica computerizzata è difatti un ulteriore aspetto dell'informatica; e la.sua evoluzione è molto rapida: si parla, per gli Stati Uniti, di circa 500 mila computer didattici nel 1985.

Praticamente tutte le Regioni italiane sono dotate di sistemi informatici per il supporto di attività amministrative, e la quasi totalità dei Comuni con oltre 100 mila abitanti fa uso di elaboratori elettronici, sovente di propria dotazione3.

In ogni caso, si fa notare4, «in questo campo le potenzialità di innovazione

- di tipo culturale, oltreché di tipo elaborativo, organizzativo e gestionale

- non sembrano ancora sufficientemente esplorate, né tantomeno sperimen-Page 161tate con adeguata consapevolezza». Ci troviamo di fronte,, in definitiva, a questioni da affrontare con la più grande attenzione, evitando rapide conclusioni, magari dettate da impulsi emotivi come purtroppo a volte accade.

I contenuti del problema debbono essere analizzati con molta cura, studiando dati reali in maniera particolareggiata; non superficialmente, perché in tal modo un discorso di questa portata, anziché contribuire a fecalizzare il quadro della situazione e le prospettive, le strategie future, può sortire gli effetti centrati e peggiorare, quindi, delle visioni già per loro stessa natura abbastanza nebulose.

@@2.2. Il settore privato

Nel settore privato il computer è nato, nel senso che qui prima che altrove si sono utilizzati i calcolatori per gli impieghi che tutti conosciamo. E sempre nel privato il computer trova lo spazio maggiore, come ci dicono i dati5: la spesa per terminali, ecc, ha registrato nel 1979-80 un incremento del 17,3% nel campo «finanza e assicurazioni », del 18,4% nell'industria, del 22,6% nel commercio e servizi, del 9,7% nella pubblica amministrazione centrale, del 17,0% nella pubblica amministrazione locale. Interessante è notare come «la domanda di informatica è, in pratica, ancora decisamente influenzata e dominata dalle caratteristiche dell'offerta; ovvero il sistema socio-economico non ha acquisito sufficiente consapevolezza delle potenzialità e degli impieghi possibili per ottimizzarli con i propri bisogni»6.

Si registra poi un certo ritardo dell'Italia riguardo il software: nel 1979, ad esempio, in Francia si sono spesi 729 milioni di dollari per software destinato a servizi di elaborazione dati, contro i 370 del nostro Paese. Più recente è il problema del software applicativo, ma anche su questo ci troviamo in posizione di ritardo rispetto a Paesi come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna7.

All'interno di questo quadro globale, è possibile distinguere quei tipi di azienda che più di altri vedono l'elaboratore come supporto, o addirittura perno, della rispettiva attività: anzitutto troviamo il credito, il turismo e le comunicazioni, i trasporti, le catene distributive e ancora la chimica, la meccanica e la moda.

La tendenza al terziario, o meglio ai servizi del terziario avanzato, è ancor più esplicita nei dati. Si prevede che a breve termine negli Stati Uniti 45 impieghi su 100 saranno automatizzati, ma solo il 15% di questi riguarderà le fabbriche: l'85%, e forse anche di più, saranno attività da compiersi negli uffici. Contrariamente al luogo comune secondo cui l'informatica, e l'auto-Page 162mazione in genere, alleviano in prevalenza i compiti più gravosi, pericolosi e tediosi degli operai, l'inserimento dell'elaboratore nel settore privato stimola il noto processo di terziarizzazione. Naturalmente il movimento della società che porta al terziario non ha origine esclusiva nel privato, ma delle articolazioni, della rilevanza e delle origini del terziario nel nostro Paese ci occuperemo in seguito.

À detta di studiosi del problema, il fenomeno si può paragonare, con le dovute precauzioni, alla svolta subita dall'agricoltura, in cui la manodapera è passata dal 90% del 1870 al 4% circa di oggi.

Ma rilievo ancora maggiore avrà un'introduzione del'informatica nel settore pubblico: dai collegamenti con il tipo di occupazione («colletti blu» o «colletti bianchi»), alle altre conseguenze che esamineremo oltre.

@@2.3. Il settore pubblico

Senza dubbio è emblematico il caso dell'automazione degli uffici giudiziali della Corte di Cassazione. Si tratta del caso più frequentemente citato di informatica nel settore pubblico. In numerosi Paesi europei si è giunti, negli ultimi anni, all'applicazione dell'informatica nel campo del diritto; tale aspetto comprende i problemi dell'automazione volta ad un servizio giurisdizionale più rapido, coerente, efficiente, A. Postiglione8 sottolinea che «rientrano in tale tipo di informatica l'automazione dei lavori di routine (registrazioni, annotazioni, contabilizzazioni, estratti, certificazioni, comunicazioni, ecc); l'accorpamento automatico di processi concernenti questioni uguali o affini; la formazione automatica dei ruoli delle cause nei vari uffici giudiziali; l'eventuale assegnazione automatica dei processi ai magistrati, ecc».

Per quello che investe gli Enti locali, risalta il numero di Regioni, come del resto si è menzionato in precedenza, dotate di un Centro informatico «contabile amministrativo/statistico » (tutte ad eccezione della Campania e della Sicilia) e, in aggiunta, di un sistema complesso utile all'attività di programmazione e collegamento con reti esterne (4 Regioni settentrionali, 3 centrali, 2 del meridione). L'attività ovviamente più informatizzata è l'organizzazione del personale dipendente, seguita dalla contabilità. Nella maggioranza dei casi sono stati costituiti appositi uffici per fuso del calcolatore, altrimenti si procede appoggiandosi a strutture consortili o aziende pubbliche9. Le finalità di snellimento delle operazioni appaiono meglio nelle rilevazioni che interessano i Comuni: l'informatica si trova molto facilmente in campi come quello contabile, amministratuvo o anagrafico rispetto, ad esempio, a quello urbanistico, economico o di programmazione; gli addetti, tuttavia, rappresentano in media il 2,4% degli addetti comunali10. Negli Enti locali, pertan-Page 163to, è in atto un mutamento di tecniche organizzale e gestionali intimamente legato alla diffusione degli elaboratori.

Il discorso è assai ampio. Vi è chi ha teorizzato un centro unico nazionale, che raccolga le informazioni attualmente dislocate presso le varie amministrazioni11; è, infondo, su scala maggiore, il concetto di banca dati esposto nei passi che seguono. Limitiamoci, per il momento, ad affermare che le tecnologie informatiche riescono a dare impulsi di vitale efficienza anche a strutture, quelle pubbliche, notoriamente lontane da tali obiettivi.

Sotto il profilo dell'istruzione, è necessario distinguere tra scuole che adottano i calcolatori per insegnare discipline collegate all'informatica e scuole che impiegano il computer per una didattica che non riguarda assolutamente l'informatica. Tra le prime, la «situazione si presenta più frastagliata e disegnale, a seconda dei diversi indirizzi di...

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