Considerazioni sulle cause di non punibilità

Autore:Federico Bellini
Pagine:1051-1059
 
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1051
dott
Rivista penale 12/2015
DOTTRINA
CONSIDERAZIONI SULLE CAUSE
DI NON PUNIBILITÀ
di Federico Bellini
SOMMARIO
1. Premessa. 2. Delle cause di non punibilità in generale. 3.
Sull’incidenza dell’errore. 4. Consenso dell’avente diritto e ti-
picità del fatto. 5. Sulla genesi dell’atto non punibile.
1. Premessa
Nell’incipit del suo opus magnum (1), GIANDOMENI-
CO ROMAGNOSI tratta diffusamente di quella che, fra le
cause di giustificazione, è probabilmente la più nota: la
difesa legittima. Nel suo stile spesso involuto e con una
allure locutoria pesante, il notaio di Salsomaggiore centra,
tutto sommato, la vicenda strutturale e funzionale dell’i-
stituto con buona intuizione, facendone emergere taluni
aspetti che oggi possono rilevare nella sintassi disciplina-
re dell’art. 52 c.p..
Ma il punto focale che qui interessa porre in rilievo ap-
partiene ad una classe logica che trascende tale specifica
causa di non punibilità, investendole concettualmente
tutte anche se, per motivi di economia energetica, ci si
intende qui limitare a considerare quelle previste nel ter-
zo titolo del primo libro del codice penale italiano, salvo
quanto infra.
2. Delle cause di non punibilità in generale
Nel richiamato luogo codicistico si riscontrano scusan-
ti – caso fortuito e forza maggiore, costringimento fisico,
stato di necessità – nelle quali il fatto non è soggetto a
punibilità poiché manca la colpevolezza; ed esimenti, o
scriminanti, ove il fatto geneticamente illecito diviene
lecito a motivo della sterilizzazione dell’antigiuridicità pe-
nale: consenso dell’avente diritto, esercizio di un diritto o
adempimento di un dovere, difesa legittima, uso legittimo
di armi. Un separato esame riguarda le norme sull’errore
di fatto a genesi endogena o esogena), sul reato supposto
erroneamente e sul reato impossibile.
Nel primo gruppo di cause di esenzione dalla punibili-
tà un elemento estraneo – accidentale o dipendente dalla
volontà prava di un terzo – “gestisce” la vicenda, provo-
cando l’avverarsi del fatto dannoso ma impedendo la con-
cretizzazione dell’elemento psicologico. In entrambe le
classi qui esaminate la causa di non punibilità deve esse-
re ricercata nell’assenza di un elemento costitutivo della
figura legale di reato: nella prima ipotesi, come osservato,
il deficit inerisce la colpevolezza, mentre nella seconda la
presenza dell’antigiuridicità penale viene inibita per vo-
lontà del legislatore.
L’elemento materiale del reato, il fatto, rileva nell’eco-
nomia del paradigma di reato in quanto predicabile nei
termini della tipicità. Ove questa sia assente si ha impe-
dimento al formarsi dello schema legale del reato secondo
la teoria tripartita: fatto, colpevolezza e antigiuridicità (in
assenza di cause di giustificazione).
Nelle scusanti viene in rilievo l’elemento soggettivo: la
psiche dell’agente.
Il soggetto attivo non vuole che si verifichi quel fatto: il
fatto si verifica ad onta della sua volontà, contro o indipen-
dentemente da essa.
Nelle esimenti l’elemento di rilievo è costituito da una
regola di diritto che autorizza o impone l’assunzione di un
determinato comportamento.
Già a livello lessicale la differenza fra le due classi di
cause di non punibilità appare significativa. Si scusa un
comportamento dannoso o pericoloso in quanto non vo-
luto. Si esime da punibilità un comportamento dannoso o
pericoloso voluto, perché legalmente imposto, autorizzato
o necessitato.
Nelle scusanti, pur venendo formalmente ad esistenza
l’imputabilità oggettiva o logica quale riferibilità del fatto
all’agente, manca l’imputabilità soggettiva o giuridica, os-
sia quella possibilità di chiedere conto all’agente del suo
operato che in linea di principio inerisce l’infans e l’amens
ma che qui non gioca sulla capacità di intendere e di vole-
re quanto, in linea assoluta, sulla volontà.
Vi sono cause che impediscono il sorgere del reato: il
fatto nasce lecito perché sterilizzato da una causa di non
punibilità.
Vi sono cause che lasciano integra la qualificazione
di illiceità penale del fatto ma escludono la punibilità.
La causa catartica può cadere a monte o a valle della
commissione del fatto. Taluni fatti sono esentati ex ante
dell’irrogazione sanzionatoria, talaltri lo sono ex post, pre-
via verifica della compatibilità della loro realizzazione con
schemi normativamente determinati o più esattamente
previo accertamento del rispetto delle condizioni di realiz-
zazione normativamente determinate. Vengono qui prese
in considerazione unicamente le cause che esimono dalla
punibilità o che la interdicono.
Come già osservato, di massima le qualificazioni di
“scriminanti” o “esimenti” vengono attribuite a quelle fi-
gure disciplinari che incidono sulla antigiuridicità penale,
elidendola, mentre alle “scusanti” viene riferita la fun-
zione di dissolvere la colpevolezza. Nella prima ipotesi il
fatto scriminato nasce illecito e la causa di non punibilità
lavora in senso ablativo sull’antigiuridicità penale, men-
tre nella seconda ipotesi il fatto interessato da una causa
di non punibilità nasce lecito in considerazione del dato
che l’assenza di un elemento costitutivo del paradigma di
reato (la colpevolezza) impedisce la realizzazione della
figura legale di reato.
Non condivisibile, viceversa, la postulata esistenza di
cause di esclusione del fatto. Il fatto nella sua essenza
naturalistica esiste comunque (a parte, evidentemente,
l’ipotesi di reato impossibile) e non è passibile di rimo-
zione dalla realtà storica. Sarà la sua tipicità, ossia la sua

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