Legge, autonomia collettiva e bilateralità: un caso problematico. 'Eccesso di potere' del contratto collettivo?

AutoreFrancesco Liso
Pagine183-188
Legge, autonomia collettiva e bilateralità:
un caso problematico. “Eccesso di potere” del
contratto collettivo?
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1. In questo breve scritto si discute di un caso che pone in evidenza un prolo
inedito del rapporto tra legge ed autonomia collettiva che Bruno, tra i primi, ha
indagato con particolare attenzione. Il caso si è venuto congurando attraverso
tre fasi che qui si sinteticamente si descrivono:
a) la legge n. 30 del 2003 all’articolo 10 dispone che «Per le imprese arti-
giane, commerciali e del turismo rientranti nella sfera di applicazione degli ac-
cordi e contratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, laddove
sottoscritti, il riconoscimento di beneci normativi e contributivi è subordinato
all’integrale rispetto degli accordi e contratti citati, stipulati dalle organizzazio-
ni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappre-
sentative sul piano nazionale»;
b) con circolare n. 4 del 15 gennaio 2004 il Ministero del lavoro afferma
che una lettura costituzionalmente orientata dell’articolo 10 impedirebbe che da
quell’articolo si possa trarre l’onere del rispetto del contratto collettivo anche
relativamente alla contribuzione, in esso prevista, a favore degli enti bilaterali;
c) le parti sociali, per aggirare il blocco operato dalla circolare ministeriale,
stipulano accordi interconfederali (nel comparto artigiano il 23 luglio 2009,
nel terziario il 26 febbraio 2011) con i quali esplicitamente congurano le pre-
stazioni dell’ente bilaterale come elemento della parte normativa del contratto
collettivo, quindi come oggetto di un diritto che il lavoratore può rivendicare
direttamente nei confronti del datore di lavoro che non voglia contribuire al
sistema della bilateralità ed in aggiunta prevedono, a favore dei dipendenti di
quest’ultimo, il diritto alla corresponsione di un particolare elemento retribu-
tivo.
Gli accordi conclusi pongono interessanti interrogativi. e possono far sorge-
re qualche perplessità, come vedremo tra poco. Ovviamente, stante il limite di
pagine poste dai curatori, qui si potranno porre solo gli interrogativi e non dare
le risposte. Il caso dimostra quali guai abbia potuto contribuire a produrre un
governo che, a parole dicendosi convinto sostenitore della bilateralità, nei fatti
non ha certo operato per valorizzarla, dando l’impressione che il suo interesse
ad essa sia stato strumentale soprattutto alla sua politica volta ad eccitare la divi-
sione tra le organizzazioni sindacali, per le quali, come è noto, la bilateralità co-

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