Casualismo, discontinuità, creatività

AutoreSergio Ortino
Occupazione dell'autoreProfessore ordinario di diritto dell’economia, Università di Firenze
Pagine195-235

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@1. Tre questioni fondamentali dell'evoluzione della famiglia ominide

Nel significato comune e generale la nozione di evoluzione evoca non soltanto il modo in cui qualcosa gradualmente si modifica e si sviluppa, ma anche l'idea che l'andamento sia volto verso un fine. Ê per questo che il termine viene impiegato in vari e differenti contesti per indicare un movimento o una serie di movimenti di un corpo o di un oggetto inanimato volti in genere al raggiungimento di un determinato scopo (come le manovre militari, l'insieme dei tratti di rotta percorsi da una nave, i moti di rotazione dei corpi celesti). Non sorprende quindi che la nozione di evoluzione sia stata recepita in tale significato dalla biologia, trovando il termine largo uso e vasta popolarità in relazione ai processi che riguardano le specie naturali. In questo contesto l'evoluzione starebbe a significare che sulla Terra sono comparsi prima gli Page 196 organismi viventi semplicissimi, dai quali poi, attraverso lentissime e graduali trasformazioni, sarebbero derivati gli esseri più complessi e alla fine l'uomo. I due studiosi che esemplificano questo modo di concepire l'evoluzione sono stati Charles Darwin, che studiò l'evoluzione soprattutto per comprenderne il meccanismo di funzionamento (la selezione naturale) e Herbert Spencer, che invece si dedicò prevalentemente a cercarne di capire la direzione (dal semplice al complesso o dall'omogeneo all'eterogeneo)1.

Ma se sottoponiamo a una più attenta osservazione la nozione di evoluzione ora riferita, ci accorgiamo che essa non trova sempre corrispondenza in molti fenomeni del mondo reale. Per quanto riguarda l'aspetto finalistico, non è sempre facile individuare lo scopo perseguito da alcune modificazioni e alcuni sviluppi che hanno luogo nella realtà. Così ad esempio non è facile pensare che il volo di una foglia al vento persegua qualche finalità, sebbene non sia escluso a priori che quel volo possa mirare misteriosamente a far trovare alla foglia un terreno adatto alla sua perfetta decomposizione. Per quanto riguarda l'andamento e le modalità del percorso, anche la gradualità della modificazione e dello sviluppo che la nozione di evoluzione evoca nella sua accezione comune e generale non si manifesta sempre, come può ad esempio rilevarsi nel volo degli uccelli o di un aereo acrobatico.

Resta allora da verificare se la nozione di evoluzione, nell'espressione 'evoluzione ominide', intesa qui come un fenomeno olistico relativo a tutti i processi storici complessi del mondo inorganico, organico e superorganico concernenti la nostra famiglia, trovi riscontro in modificazioni e sviluppi graduali, finalizzati a uno scopo, secondo il senso comune e generale della nozione; op- pure se essa rappresenti piuttosto una eccezione nel senso che le modificazioni e gli sviluppi presentano caratteri di discontinuità e accadono senza uno scopo predeterminato. In altri termini resta ora da esplorare in modo più approfondito i caratteri fondamentali della nostra evoluzione concernenti la sua direzione e le modalità del suo cammino, al fine di chiarire alcuni aspetti centrali dell'argomento. Ciò significa in primo luogo prendere atto della disputa che in merito alla direzione dell'evoluzione si è sviluppata tra sostenitori del finalismo e sostenitori del casualismo; in secondo luogo confrontarsi con l'analoga disputa tra coloro che interpretano l'evoluzione in chiave di continuità o di discontinuità.

Una volta precisate le due questioni che questo studio cerca di risolvere all'interno dei contrapposti schieramenti scientifici e accademici in materia, si tratta di affrontare una terza questione in merito alle modalità con cui emergono quei paradigmi in grado di determinare il corso della nostra evoluzione secondo codici predeterminati di comportamento e di azione. Lo slancio creativo che promuove quel complesso di variazioni biologiche e innovazioni tecnologiche che daranno vita a una rivoluzione economica, e quindi a un paradigma organico o superorganico, è reso possibile dalla visione che inscin dibilmente accompagna, non soltanto la nascita di nuovi sistemi di sostenta mento, Page 197 ma anche le successive fasi di realizzazione e di completamento di quei nuovi sistemi. Prima ancora che i nostri antenati ominidi o gli esseri umani utilizzino rispettivamente le loro modificazioni biologiche o le loro invenzioni in molteplici forme per procurarsi i mezzi di sostentamento, il nuovo sistema di vita è stato colto nel momento stesso in cui si sono percepite o intravviste le implicazioni economiche di quelle modificazioni o invenzioni materiali. Ê il potere della mente che immagina in una visione unitaria, istantanea, creatrice, quale sarà il mondo entro cui gli individui potranno vivere a seguito di quella rivoluzione economica. La variazione biologica e l'innovazione tecnologica esplicheranno tutte le loro potenzialità soltanto grazie a questo slancio creativo della mente umana, in grado di immetterla nel circuito vitale della vita quoti- diana con tutto il suo corredo di risultati, a volte vincenti a volte perdenti. In particolare si tratta di sintetizzare le nozioni di base connesse con i paradigmi, e precisamente le nozioni di rivoluzione spaziale e spazio antropologico.

@2. Finalismo e casualismo

2.1. In riferimento al mondo fisico e chimico esistono studiosi che si sono voluti tirare fuori dal dilemma finalismo-casualismo con la teoria dello stato stazionario, formulata nel 1948 da Hermann Bondi, Thomas Gold, e Sir Fred Hoyle in alternativa alla teoria del Big Bang. Trovando filosoficamente insoddisfacente l'idea di un improvviso inizio dell'universo, questi studiosi sosten- nero che l'universo è infinito sia nello spazio che nel tempo, e che la sua infinità nel tempo va in entrambe le direzioni. Questo significa che nell'universo non c'è una fine né un inizio e che in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo si volge lo sguardo, si vedono essenzialmente le stesse tipologie di stelle e di galassie. A prescindere dalle intenzioni dei loro promotori, la teoria dello stato stazionario è più assimilabile a una concezione finalistica del mondo, stante il fatto che può dar adito a presupporre una sorta di mente suprema in grado di porsi fuori dalla dimensione spazio-tempo come un assoluto supremo, intelligente e razionale, difficilmente conciliabile con una visione del mondo dominata dal caso. Dall'altro canto le teorie prevalenti sull'origine dell'uomo che fanno capo al Bing Bang, sembrano propendere in generale a favore di una evoluzione casualistica dell'Universo.

In una prospettiva biologica non mancano studiosi che vedono già una direzione e un significato nel cammino intrapreso dalla materia che, organizzandosi in forme sempre più complesse e sofisticate, è passata dall'inerte al vivente e dal vivente al pensante2.

La maggioranza dei biologi propende tuttavia in modo molto deciso verso la tesi del casualismo. In breve si sostiene che l'evoluzione naturale ha luogo attraverso mutazioni casuali dovute a errata copiatura del DNA nel momento Page 198 della trasmissione delle informazioni da una generazione a un'altra. Ê curioso che, sebbene i biologi evoluzionisti siano inclini a considerare il cammino seguito dagli esseri umani nella storia qualcosa che è stato determinato casual- mente, il padre dell'evoluzionismo nelle ultime parole del suo più importante libro sembra aprirsi a una visione più complessa e articolata:

E poiché la selezione naturale lavora esclusivamente mediante il bene e per il bene di ciascun essere, tutte le qualità del corpo e della mente tenderanno a progredire verso la perfezione... Così, dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, direttamente deriva il più alto risultato che si possa concepire, cioè la produzione degli animali superiori. Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue diverse forze, originariamente impresse in poche forme, o in una forma sola; e nel fatto che, mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare secondo l'immutabile legge della gravità, da un così semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi3.

Come è stato notato, queste parole potrebbero essere anche interpretate non tanto come un inno al modo di procedere della natura verso una sorta di perfezionismo e di fine ultimo, quanto piuttosto come un disperato tentativo dell'ultima ora per far intravvedere a se stesso e ai suoi lettori, la presenza di una Essenza ultima nell'universo. Oppure, dopo aver trasmesso con la sua ricerca tutto il senso di desolazione, pena, crudeltà che la lotta per la vita e la conseguente selezione naturale evocava, Darwin sentì necessario trovare almeno una sorta di consolazione nel fatto che alla fine avrebbe sopravvissuto il vigoroso, il sano, il felice4.

Paradossalmente le tesi degli ultradarwinisti potrebbero ugualmente trovare posto tra i sostenitori del finalismo, se non fosse per il fatto che il soggetto che persegue un fine non è l'uomo nella sua unità organica complessiva, ma i suoi geni5.

Non si deve comunque dimenticare che fino alla metà del XIX secolo, prima che iniziassero a diffondersi le interpretazioni evoluzioniste in biologia, le idee prevalenti sulle origini dell'uomo e delle altre specie viventi erano quelle in favore di un mondo costante, invariabile. Con il termine "creazionismo" si era fatto riferimento alla convinzione che l'intero mondo animato e inanimato fosse sempre esistito o che fosse stato creato da un Essere Supremo in un momento preciso e generalmente abbastanza recente della storia, e in un modo così perfetto che tutti i corpi celesti, gli animali e le piante si erano subito adattati gli uni agli altri e al loro ambiente, e che infine ogni cosa creata era stata configurata in modo armonioso per occupare un suo posto preciso nel mondo. Il creazionismo si è collegato quindi con le concezioni religiose più popolari sull'origine del mondo e...

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