Corte di cassazione penale sez. I, 12 marzo 2013, n. 11561 (ud. 5 febbraio 2013)

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giur
Rivista penale 11/2013
LEGITTIMITÀ
vamente espletata e con il risultato indicato. In ogni caso,
l’utilizzo di macchinario regolarmente collaudato e sotto-
posto a regolare omologazione, secondo l’indirizzo inter-
pretativo di legittimità condiviso anche da questo collegio,
fa escludere, salvo prova contraria, la presenza di difetti
che ne inficino le risultanze (cfr., fra le tante, Cass. IV, 4
ottobre 2011, n. 42084; n. 1763/2011; n. 45070/2004).
5. Il primo motivo è fondato, nei termini e nei limiti di
seguito precisati.
E’ corretto affermare che il nuovo trattamento penale
introdotto con la novella del 2010 costituisca regime
meno afflittivo del precedente, non solo per le modalità
esecutive, macroscopicamente meno invasive della libertà
personale e quasi prive di riflessi stigmatizzanti, ma anche
per l’effetto estintivo conseguente alla positiva esecuzione
(questa Sezione si è già più volte espressa in tal senso: n.
31145 del 4 agosto 2011; n. 36291 del 24 maggio 2012; n.
18574 del 14 febbraio 2013).
Peraltro, la legge n. 120 ha aumentato la pena detentiva
base solo a riguardo della più grave ipotesi di cui alla lett.
c), qui non in contestazione, fissandola in mesi sei di arre-
sto. Pertanto, la pena inflitta al ricorrente nella misura di
mesi tre di arresto ed €. 2.000,00 di ammenda ben avrebbe
potuto essere sostituita con il lavoro di pubblica utilità.
Vero è che la pena detentiva era stata convertita nel-
l’equivalente pena pecuniaria, rendendola, quindi, secon-
do l’orientamento di questa Corte (sez. IV, n. 37967 del
17 maggio 2012), incompatibile con l’introdotto regime
alternativo del lavoro di pubblica utilità; tuttavia, deve
ritenersi, in via di principio, che nell’ipotesi di condanna
in primo grado a pena detentiva e pecuniaria, con sostitu-
zione di quella detentiva con la corrispondente sanzione
pecuniaria (senza la concessione della sospensione condi-
zionale della pena), impugnata dall’imputato - non possa
negarsi a quest’ultimo, in sede di appello, la possibilità
di rinunciare, con esplicita manifestazione di volontà in
tal senso, alla prima sostituzione (della pena detentiva
in quella pecuniaria) al fine di accedere al regime, da lui
stimato più vantaggioso, del lavoro di pubblica utilità in-
trodotto con la legge entrata in vigore successivamente
alla pronuncia di primo grado: in tal caso, la durata del
lavoro di pubblica utilità deve ovviamente essere deter-
minata con riferimento all’entità della pena (detentiva e
pecuniaria) originariamente inflitta. Ne deriva che, ove
in tal senso l’imputato estrinsechi esplicitamente la sua
volontà, nulla osta alla sostituzione della pena quale ori-
ginariamente determinata dal primo giudice (nella con-
creta fattispecie: mesi tre di arresto ed euro duemila di
ammenda) con il lavoro di pubblica utilità.
Nei termini così precisati, l’impugnata sentenza deve esse-
re annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello
di Trieste che si atterrà ai princìpi di diritto sopra enunciati.
6. Nel resto - con riferimento alla questione dianzi
esaminata sub 4 - il ricorso va rigettato: ne deriva, ai sensi
dell’art. 624 c.p.p., la irrevocabilità dell’affermazione di
colpevolezza, con conseguente irrilevanza dell’eventuale
decorrenza del termine di prescrizione successivamente
alla presente sentenza. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE PENALE
SEZ. I, 12 MARZO 2013, N. 11561
(UD. 5 FEBBRAIO 2013)
PRES. BARDOVAGNI – EST. LOCATELLI – P.M. IACOVIELLO (PARZ. DIFF.) – RIC.
TAVELLI ED ALTRI
Omicidio y Volontario y Tentativo y Aggravante del
mezzo insidioso y Fattispecie in tema di sperona-
mento volontario nell’ambito della normale circo-
lazione stradale.
. Integra il reato di tentato omicidio aggravato ai sensi
dell’art. 577, comma primo, n. 2 cod. pen., la condotta
dell’agente che, nell’ambito del normale traffico cit-
tadino, speroni l’automobile condotta dalla vittima,
costituendo tale comportamento “mezzo insidioso” di
natura ingannevole, recante in sé un pericolo nasco-
sto idoneo a sorprendere l’attenzione della vittima e a
rendere più difficoltosa la difesa. (c.p., art. 575; c.p.,
art. 577) (1)
(1) Nello stesso senso si veda Cass. pen., sez. II, 22 agosto 2002,
Leone, in Riv. pen. 2003, 267. Per una definizione della circostan-
za aggravante prevista dall’art. 577, secondo comma, si veda Cass.
pen., sez. V, 22 gennaio 2009, Perazzi, in Ius&Lex dvd n. 5/13, ed. La
Tribuna.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
A seguito di impugnazione proposta sia dagli imputati
che dal pubblico ministero, la Corte di appello di Brescia
con sentenza del 18 novembre 2011, in parziale riforma
della sentenza emessa dal Giudice dell’udienza prelimi-
nare del Tribunale di Brescia in data 22 febbraio 2011,
rideterminava in anni 9 di reclusione la pena comminata
a Tavelli Ubaldo; riduceva ad anni 8 e mesi 8 di reclusione
la pena inflitta a Macrì Antonio e Bevilacqua Carmelo; di-
chiarava Bevilacqua Francesco, classe 1977, e Scopelliti
Alessandro colpevoli del reato loro ascritto e li condannava
ciascuno alla pena di anni 8 di reclusione. Confermava nel
resto la sentenza appellata.
Gli imputati erano ritenuti colpevoli dei seguenti reati:
1) Bevilacqua Carmelo, Macrì Antonio e Macrì Luciano del
reato previsto dagli artt. 110, 624 e 625 cod. pen. per avere
concorso nel furto aggravato della autovettura Fiat Uno
utilizzata per commettere il delitto di tentato omicidio di
cui al successivo capo di imputazione; 2) tutti, del reato
previsto dagli artt. 56, 110, 112 n. 1, 575 e 577 comma 1
n. 2 e 3 e comma 2 cod. pen. perché, in concorso tra loro,
compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a ca-
gionare la morte di Rizzini Antonella mediante lo sperona-
mento intenzionale dell’autovettura condotta dalla stessa,
nell’intento di simulare un comune incidente stradale: in
particolare tutti gli imputati partecipavano alla fase della
ideazione e decisione; Tavelli Umberto agiva quale man-
dante in qualità di coniuge non legalmente separato della
vittima, al fine di eludere i provvedimenti provvisori ed
urgenti adottati nell’udienza preliminare di separazione
dal presidente del tribunale che assegnava la casa coniu-
gale alla moglie ed obbligava Tavelli Umberto alla corre-

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