Capitolo tredicesimo. Informatica e lingua del diritto

Autore:Paola Mariani
Pagine:453-478
RIEPILOGO

1. La lingua del diritto - 2. La lessicografia giuridica - 2.1. L'apporto dell'informatica - 2.2. I progetti dell'informatica umanistica - 2.3. Gli archivi dell'Istituto per la documentazione giuridica del Consiglio Nazionale delle Ricerche - 3. L'informatica testuale e l'analisi quantitativa - 3.1. Gli strumenti - 3.2. I problemi metodologici - 3.3. I problemi della lingua - 3.4. Lo spessore del ... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@1. La lingua del diritto

Non è qui il luogo né il caso di aprire un nuovo dibattito sulla specificità e il tecnicismo della lingua giuridica; infatti, molto si è discusso, arrivando spesso ai due estremi: lingua tecnica e lingua comune. In realtà il diritto si serve della lingua comune con alcuni tecnicismi, che talvolta sono divenuti tali perché tramandati dal diritto romano e rimasti in uso solo per rappresentare figure giuridiche.

Il diritto è così profondamente radicato nella vita sociale ed economica da improntare di sé qualsiasi azione. Ne consegue che il linguaggio del diritto interessa tutti. E chi pensasse a una terminologia ristretta usata dal legislatore o dal giudice o dal giurista, si farebbe un'idea falsa di questo lessico, "perché il diritto ha bisogno d'indicare e di qualificare le cose più variate e i loro più variati modi di essere, quando e in quanto abbiano interesse per la vita associata degli uomini; cerca di farlo coll'aiuto di termini tecnici, ma senza poter pretendere di ridurre tutto il suo discorso a un ragionamento rigorosamente logico"1. Per questi motivi, mentre possiamo parlare di lingua tecnica per l'astronomia, la fisica e altre discipline, per la lingua giuridica tale qualificazione risulta ristretta, non avendo gli usi lessicali del diritto dei limiti oggettivi assoluti.

Accanto a lemmi definiti "tecnici" appaiono quelli della lingua comune, con significati talvolta diversi da quelli normalmente espressi in contesti nonPage 454 specialistici. Facendo un esame dei circa 1500 lemmi contraddistinti come termini del diritto in un vocabolario scolastico della lingua italiana, quale lo Zingarelli, vediamo che, di questi, pochi sono quelli nati e conosciuti esclusivamente negli ambienti giuridici (ad esempio, aggiotaggio, anticresi, enfiteusi, usufrutto); più numerose sono le parole che hanno quale significato principale quello giuridico, ma che ormai sono note alla lingua comune (ad esempio, alibi, ammenda, contravvenzione, multa) o quelle della lingua comune che, in ambito giuridico, hanno assunto un significato diverso o addirittura contraddittorio (ad esempio, accendere un debito, un'ipoteca; sporgere una denuncia; colpa; convenuto; attore e così via). È proprio in quest'ultimo caso che sorgono le maggiori difficoltà di comprensione2.

Si può inoltre notare come l'uso di parole, in particolare di verbi, del lessico comune nel campo giuridico sia spesso caratterizzato, oltre che da variazioni semantiche, da particolarità sintattiche. Spesso è la costruzione sintattica che contrassegna la tecnicità dei verbi e degli aggettivi: particolari reggenze e l'uso di avverbiali strumentali cambiano il significato comune in uso tecnico (ad esempio, "rispondere a" equivale a "essere responsabile per"; il verbo comune "chiedere" assume valore tecnico giuridico sia dal contesto ("chiedere il rigetto della domanda") che dall'aggiunta di un avverbiale strumentale ("con ricorso")3.

Alcune caratteristiche del linguaggio giuridico sono comunque evidenti: è una lingua essenzialmente scritta, che si fonda su documenti ufficiali (leggi, trattati, convenzioni) e non ufficiali (contratti, testamenti, mandati); ha una struttura eterogenea dovuta all'eredità del diritto romano e del diritto consuetudinario; ha numerosi tecnicismi comprensibili ai soli iniziati, ma anche arcaismi, tautologie ridondanti e soprattutto latinismi; ha diversità di stile (legislativo e notarile) e di ambiente (parlamento e borsa, sindacato e cancelleria). Inoltre la lingua del diritto è per sua stessa natura una lingua conservatrice: la stabilità nel tempo ne è una caratteristica essenziale, giacché il cambiamento potrebbe comprometterne la precisione, la chiarezza e l'incisività.

Il diritto ha bisogno di modi di esprimersi tali da poter far fronte all'esigenza di racchiudere la realtà in uno schema astrattamente logico, ma, nello stesso tempo, aperti a una rappresentazione più sfumata delle situa-Page 455zioni storiche dei vari Stati. Così la lingua giuridica interagisce profondamente con la storia e la cultura di un popolo e il lessico specialistico del diritto riflette l'ordinamento giuridico di un Paese sviluppatosi nel corso del processo storico.

Questo è uno dei motivi che rende difficoltosa la traduzione di termini giuridici da una lingua a un'altra. La traduzione dei testi legali impone, infatti, lo studio preliminare degli eventi storici che hanno determinato l'inserimento, l'uso o l'alterazione del significato di una parola in quella lingua. Anche le singole istituzioni giuridiche e amministrative di uno Stato, scaturendo dai rispettivi ordinamenti, risultano difficilmente comparabili con quelle di un altro Paese.

Il confronto linguistico di codici dello stesso tipo, ma di Paesi diversi, mette in risalto le differenze di natura concettuale insite nei sistemi giuridici di appartenenza; e, volendo verificare un parallelismo di significato fra termini di due lingue, si coglie solo una corrispondenza approssimativa, poiché spesso solamente alcuni tratti semantici di un termine sono compresi in quello dell'altra lingua.

L'analisi diacronica, quindi, deve accompagnarsi allo studio del lemma nel suo contesto. Solo attraverso questo duplice processo è possibile individuare fenomeni di polisemia, che ostacolano la comprensione e, di conseguenza, un'eventuale traduzione. Inoltre i documenti legali, per essere correttamente applicati, richiedono un'idonea interpretazione, che è strettamente connessa a fattori linguistici.

@2. La lessicografia giuridica

Il problema del significato dei termini del diritto è stato avvertito fin dall'epoca latina. La lessicografia giuridica ha infatti una tradizione millenaria: dal De verborum quae ad ius pertinent significatione di Caio Elio Gallo al Verborum significatio e Verborum et rerum significatio (Dig., 50, 16 framm. 246 e Cod., 6, 38, framm. 5) di Giustiniano; dai vocabolari medioevali a quelli del Du Cange e del Forcellini4. Per l'italiano, se si esclude l'opera ottocentesca di Rezasco sul linguaggio amministrativo5, abbiamo solo dizionari bilingui e setto-Page 456riali. Né alla lacuna possono far fronte i grandi Dizionari della lingua italiana (Battaglia), che hanno sì molti termini giuridici, ma non uno spoglio capillare di opere attinenti al diritto.

Migliorini, nel fornire un indice bibliografico per materia dei vocabolari speciali italiani, alla voce Diritto scriveva: "...un dizionario giuridico è un vivo desiderato, a cui male suppliscono le enciclopedie di diritto e di giurisprudenza"6. Fiorelli, già nel 19477, auspicava un'impresa che portasse alla realizzazione di un Vocabolario giuridico italiano, che solo nel 1964 prendeva il via su iniziativa del Comitato per le scienze giuridiche e politiche del CNR presieduto da Riccardo Orestano, nell'ambito delle attività di quello che sarebbe divenuto l'Istituto per la documentazione giuridica del CNR. Gli archivi, iniziati contemporaneamente a quelli per il nuovo Vocabolario italiano dell'Accademia della Crusca, si fondavano in parte su uno spoglio integrale (di tutte le parole in tutte le loro occorrenze), eseguito, già allora, elettronicamente, e in parte su spogli selettivi di testi o documenti editi, attuato con tecniche lessicografiche tradizionali. Dopo aver letto i testi e scelto il passo significativo per determinate parole, questo veniva o copiato a mano o, per evitare errori di trascrizione, riportato su schede in riproduzione xerografica. Alla scheda cartacea venivano assegnati i riferimenti bibliografici e topografici necessari per ritrovare il passo scelto e ogni scheda veniva riprodotta tante volte quante erano le parole selezionate nel passo stesso: essa veniva poi lemmatizzata, ovvero la parola scelta nella scheda veniva normalizzata nella forma che avrebbe assunto come esponente (lemma) nel Vocabolario giuridico. Veniva inoltre dato un primo ordinamento, collegando tra loro gli schedari e, coll'aiuto del calcolatore, veniva elaborato un indice unificato in ordine alfabetico di lemmi e, al suo interno, cronologico per anni di stesura dei passi riferiti8.

Parallelamente alla formazione dell'archivio selettivo e per garantirsi contro inevitabili arbìtri nelle scelte dei documenti e dei vocaboli, fu stabilito che sarebbero stati sottoposti a spoglio integrale pochi testi fondamentaliPage 457 della nostra storia legislativa: codici e costituzioni in lingua italiana dal 1723 ai giorni nostri. La densità dei termini di diritto e la nitidezza dei concetti espressi hanno infatti maggiore risalto nella lingua del legislatore.

[NO INCLUYE FIGURA 1]

Per ottenere lo spoglio integrale dei testi, si ricorse all'ausilio del calcolatore che, alla fine degli anni Sessanta era ancora in una fase pionieristica: molte furono perciò le prove, gli errori e, soprattutto, le correzioni, che nel corso del lavoro furono apportate sia alla preparazione dei testi che ai programmi. L'utilizzazione del computer però consentì operazioni che non sarebbero state possibili manualmente.

@@2.1. L'apporto dell'informatica

L'informatica, oggi largamente in uso per gli studi sulla lingua, ha dimostrato che i simboli linguistici possono essere facilmente manipolati, come nei programmi per l'elaborazione di testi, ma ha anche rilevato che ogni tentativo di trattare il significato con mezzi automatici viene ostacolato dall'ambiguità delle lingue umane.

Lo sviluppo dell'informatica ha trasformato la scienza lessicografica, fornendo strumenti potentissimi ai quali non si può più rinunziare. Specialmente l'esperienza del Vocabolario giuridico italiano - che si era avvalsa dello spoglio informatizzato - ci ha insegnato che bisogna tenere ben distinti i dati testuali dai programmi. Infatti mentre i primi, raccolti sotto forma di testo e-Page 458lettronico, devono costituire un patrimonio permanente, i secondi, sia come programmi d'interrogazione che d'elaborazione di dati testuali, devono adattarsi alle diverse finalità, a cui gli studiosi...

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