Brevi note in tema di scambio elettorale politico-mafioso

Autore:Antonio Esposito
Pagine:459-460
 
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Rivista penale 5/2015
LEGITTIMITÀ
brevi note in tema
di scambio eLettoraLe
poLitico-mafioso (*)
di Antonio Esposito
(*) Nelle more della pubblicazione del presente articolo, il Parla-
mento ha emanato la L. n. 19 del 23 febbraio 2015 (G.U. 5 marzo 2015)
che esclude la concessione di benefici penitenziari ai condannati per il
reato di scambio elettorale politico-mafioso di cui all’art. 416 bis c.p. come
modificato dalla L. n. 62/2014. Con le nuove disposizioni, il condannato
per voto di scambio non potrà più accedere al lavoro esterno, ai permessi
premio e alle misure alternative (affidamento in prova, detenzione do-
miciliare e semilibertà). La nuova legge inoltre attribuisce alla procura
distrettuale antimafia le funzioni di P.M. nelle indagini preliminari sul
416 ter e nel processo di primo grado.
La sentenza che si annota costituisce la prima pro-
nunzia emessa dalla Corte di legittimità dopo l’entrata in
vigore della L. n. 62 del 17 aprile 2014 che ha modificato
l’art. 416 ter c.p. la cui formulazione è, oggi, la seguente:
“Chiunque accetta la promessa di procurare voti me-
diante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416 bis
in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di
denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quat-
tro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di
procurare voti con le modalità di cui al primo comma”.
La nuova norma incriminatrice è stata salutata favo-
revolmente da gran parte delle forze politiche e da auto-
revoli giuristi i quali hanno enfatizzato la circostanza che
la precedente norma restringeva in un ambito irragione-
volmente angusto l’area della punibilità limitando la re-
sponsabilità del politico solo al caso in cui erogasse del
denaro. In base a tale norma era, quindi, necessaria la
dazione di una somma di denaro con la conseguenza che,
laddove avesse avuto ad oggetto una utilità diversa dal
denaro, la condotta sarebbe stata penalmente irrilevante.
Si è, in particolare, affermato che con il nuovo testo ap-
provato “venivano superate molte delle criticità che erano
presenti nella precedente normativa e si compiva un de-
cisivo passo avanti nella lotta alla mafia proprio perché
veniva ampliata l’area del penalmente rilevante”. (1)
Sempre lo stesso sottosegretario alla Giustizia si era
spinto ad affermare che “la nuova formulazione dell’art. 416
ter c.p. costituiva un importante passo in avanti nella lotta
alla mafia, in grado di coniugare le esigenze di efficienza
ed efficacia della macchina investigativa e giudiziaria con
quelle di garanzia del diritto di difesa” (2).
La decisione della Corte di Cassazione che si annota,
dimostra esattamente il contrario.
La decisione della Corte territoriale, sottoposta al va-
glio di legittimità, aveva ritenuto provata l’esistenza di un
accordo elettorale intervenuto tra il politico – candidato
all’assemblea regionale siciliana ed al Senato della Repub-
blica alle elezioni del 13 e 14 aprile 2008 – e l’articolazione
mafiosa di Cosa Nostra; conseguentemente, aveva ritenuto
la sussistenza del reato di cui all’art. 416 ter c.p. consuma-
tosi in virtù della mera accettazione della promessa di voti
in cambio del contributo in denaro.
La Corte di Cassazione – preso atto che lo ius super-
veniens, oltre alla estensione dell’ambito della contro-
prestazione di chi ottiene la promessa di voti da parte di
organizzazioni mafiose ad “altre utilità”, era intervenuto
anche sul contenuto delle promesse oggetto di pattuizio-
ne, introducendo la locuzione “procurare voti mediante le
modalità di cui al III comma dell’art. 416 bis” – ha cassato
la decisione impugnata dal momento che l’aggiunta di un
elemento descrittivo della norma incriminatrice astratta,
imponeva la necessità al Giudice di merito di confrontarsi
con il nuovo dato normativo; era, cioè, necessario rivaluta-
re la fattispecie in base allo ius superveniens, onde stabi-
lire se era ancora possibile sussumere la condotta conte-
stata nell’ambito di applicazione del nuovo articolo 416 ter
c.p.. Appare già, quindi, evidente come si sia irragionevol-
mente ristretto l’ambito di punibilità della norma che in
precedenza prevedeva, per il perfezionamento del reato,
la semplice stipula del patto di scambio contemplante la
promessa di voti contro l’erogazione del denaro senza che
avessero alcuna rilevanza i metodi e le modalità del pro-
cacciamento dei voti e gli scopi dell’organismo mafioso.
L’ aver introdotto un nuovo elemento costitutivo nella
fattispecie incriminatrice rende, per il confronto con la
previgente normativa, penalmente irrilevanti condotte pre-
gresse consistenti in pattuizioni politico-mafiose in ordine
alle quali sia stato ravvisato il reato in questione con relati-
ve decisioni di condanna, e ciò determinerà – e che la deci-
sione della Corte di Cassazione che si annota ne è la prima
dimostrazione – l’annullamento delle decisioni medesime.
Quello che è estremamente grave è che, nella relazione
alla proposta di legge C. 204, presentata alla Camera dei
Deputati il 15 marzo 2014 e, poi, approvata con modifica-
zioni, era stato messo in rilievo che “l’ulteriore (diabolica)
necessità di provare l’utilizzo del metodo mafioso, che non
attiene alla struttura del reato, riconducibile ai delitti di
pericolo ovvero a consumazione anticipata, rischia di va-
nificare la portata applicativa della disposizione”. Conse-
guentemente, la proposta veniva, così, formulata: “Chiun-
que, fuori delle previsioni di cui all’art. 416 bis, 3° comma,
anche senza avvalersi delle condizioni ivi previste, ottenga,
da parte di soggetti appartenenti a taluna delle associazio-
ni di tipo mafioso punite a norma dell’art. 416 bis ovvero
da parte di singoli affiliati per conto delle medesime, la
promessa di voto, ancorché in seguito non effettivamente
ricevuti, in cambio dell’erogazione di denaro o altra utili-
tà, è punito con la pena prevista dal 1° comma del citato
articolo 416 bis”. È agevole constatare come, secondo tale
formulazione letterale, era del tutto irrilevante il metodo

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