L'autonomia finanziaria delle regioni

AutoreMarta Basile
Pagine101-117
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MARTA BASILE
Dirigente del Servizio Finanze della Regione Puglia
Presidente Commissione Studio UNGDCEC Federalismo Fiscale
Dottore di ricerca, Università di Bari “Aldo Moro”
L’AUTONOMIA FINANZIARIA DELLE REGIONI
L’autonomia finanziaria delle Regioni è stata definita dal Mor-
tati, già nel 1976, la “pietra angolare” dell’intero sistema regionale.
L’autonomia finanziaria, infatti, consente agli Enti territoriali
di dare concreta attuazione alle proprie politiche sul territorio; ne
deriva che il quantum dell’autonomia di un Ente territoriale si mi-
sura in base al quantum di risorse di cui dispone.
Per poter parlare di federalismo fiscale, pertanto, occorre che
tra centro e periferia, oltra alle funzioni, sia ripartita anche la pote-
stà di imposizione fiscale se è vero, come è vero, che “autonomia
finanziaria” vuol dire soprattutto autonomia tributaria, premessa
necessaria per la conseguente autonomia di spesa. Non esiste, in-
fatti, autonomia di alcun genere se non accompagnata dalla capaci-
tà di assumere decisioni in ordine alle proprie entrate, prima di de-
cidere come spenderle.
Occorre, ovviamente, calibrare attentamente le risorse da asse-
gnare agli enti decentrati assicurando al centro le risorse indispen-
sabili non solo per finanziare le funzioni riservate allo Stato ma
anche per colmare gli squilibri economici e sociali esistenti nelle
diverse parti del territorio nazionale.
In realtà è proprio sul piano della allocazione delle risorse tra
centro e periferia che si consuma la partita del federalismo.
La finanza regionale italiana a partire dall’art. 1 della legge
281/1970, si è espressa inizialmente come finanza di trasferimento
e derivata: la decisione sul quantum delle risorse da destinare alle
Regioni e sulle basi imponibili da incidere è sempre stata, pertanto,
statale.
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La finanza di tipo derivato ha implicato, di fatto, una visione
ristretta dell’autonomia finanziaria delle regioni che, invece, era
espressamente sancita dall’art. 119 della Costituzione, riducendola
ad una mera autonomia di spesa.
Sempre più funzioni sono state delegate alle regioni dalle leggi
susseguitesi nel tempo ma la natura derivata della finanza ha con-
tribuito a deresponsabilizzare i diversi governi regionali e locali:
gli amministratori pubblici, infatti, non dovevano darsi da fare per
procacciare le entrate necessarie a finanziare la spesa pubblica sul
territorio di propria competenza.
In assenza di una effettiva autonomia tributaria e, quindi, fi-
nanziaria, i governatori locali, non soggiacendo ad un vero vincolo
di bilancio, non prestavano particolare attenzione alla spesa pub-
blica che anzi veniva usata come strumento elettorale a proprio
vantaggio nella consapevolezza che la copertura delle spese sareb-
be stata assicurata dai trasferimenti statali.
Non era data, inoltre, ai cittadini la possibilità materiale di
controllare e giudicare l’operato degli amministratori locali. Tanto
ha prodotto una lievitazione della spesa pubblica divenuta, nel
tempo, ingestibile.
L’inesistenza di una vera autonomia impositiva degli enti terri-
toriali non ha consentito neanche che operasse il principio no taxa-
tion without representation.
Anche quando, con il D. Lgs. n. 56/2000, è stata operata la
scelta di una finanza non più derivata ma compartecipata non è
cambiata la natura erariale dei tributi regionali1.
1 Si veda M. AULENTA, Entrate regionali: tributi, compartecipazioni e pe-
requazioni, in Fin. Loc., 2006, 11, 43 ss.; A. FONTANA, Problemi di attuazione
del decreto legislativo n. 56 del 2000, in Rivista economica del Mezzogiorno,
2007, 2, 527 ss.; G. STORNAIUOLO, Il finanziamento della spesa in materia sani-
taria: una proposta di modifica del D. Lgs 56/2000 in applicaz ione dell’art. 119
del Titolo V della Costituzione, in Rivista economica del Mezzogiorno, 2005, 1,
61 ss.; M. BORDIGNON, Una nota sul decreto 56/2000 e sulla perequazione
prossima ventura, in Rivista economica del Mezzogiorno, 2004, 3/4, 547 ss.; F.
PICA, Decreto 56 e Regioni, i conti non tornano, in Rivista economica del Mez-
zogiorno, 2004, 3-4, 343 ss.; F. PICA, Il principio dell’efficienza delle risorse
finanziarie nel decreto legislativo 56/2000 e nella nuova Costituzione della Re-
pubblica, in Rivista economica del Mezzogiorno, 2005, 2/3, 341 ss.; F. PICA, Il
decreto legislativo 56/2000 non è compatibile con il nuovo assetto della Costi-
tuzione, in Rivista economica del Mezzogiorno, 2002, 4, 991 ss.; F. MORO, Os-

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