Le invalidità assolute spurie nel processo penale

Autore:Borasi Ivan
Pagine:126-129
RIEPILOGO

1. Premessa. 2. Statuto a geometria variabile della deducibilità delle invalidità assolute. 2.1. Deducibilità. 2.2. Rilevabilità. 2.3. Legittimazione. 2.4. Negoziabilità. 2.5. Inoffensività. 2.6. Giudicato. 2.7. Tassatività. 3. Conclusioni.

 
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di Ivan Borasi

SOMMARIO
1. Premessa. 2. Statuto a geometria variabile della deducibilità delle invalidità assolute. 2.1. Deducibilità. 2.2. Rilevabilità. 2.3. Legittimazione. 2.4. Negoziabilità. 2.5. Inoffensività.
2.6. Giudicato. 2.7. tassatività. 3. Conclusioni.

1. Premessa

È possibile ricostruire uno statuto a geometria varia-bile in ordine alla deducibilità delle “invalidità assolute” processuali penali, ma solo in concomitanza ad un’opera-zione di drafting interpretativo della normativa interna, teleologicamente orientato ai principi fondamentali costituzionali e sovranazionali, anche di matrice giurisprudenziale, secondo una visione del principio di legalità (1) in senso sostanziale, e non abusivo, nonché teso all’equità convenzionale CEDU.

L’analisi avrà come oggetto le diverse figure di nullità
(2), inutilizzabilità (3), inammissibilità (4) e abnormità
(5), con natura assoluta sotto il profilo della deducibilità, da valutarsi nelle implicazioni della legitimatio, e della tempistica in chiave dinamico-processuale.

2. Statuto a geometria variabile della deducibilità delle invalidità assolute

Lo statuto suddetto, deve avere come riferimento gli artt. 182 comma 2 prima parte, 183 c.p.p. (6), in combi-nato disposto con le diverse discipline delle invalidità assolute, nelle differenti forme delle nullità, inutilizzabilità, inammissibilità (7) e abnormità; ad esso si riconnettono le nozioni di giudicato penale e revisione convenzionale ex Corte Cost. sent. n. 113 del 2011.

Le categorie di invalidità de quibus, hanno come carattere comune, secondo la visione tradizionale, la deducibilità di parte e la rilevabilità d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento penale (8), salvi i portati di cui agli artt. 609 comma 2 e 627 comma 4 c.p.p..

In chiave evolutiva, è fondamentale la presa d’atto delle peculiarità del rapporto tra nullità e inutilizzabilità, con la seconda eventualmente connessa in via derivata alla prima, e del fine legislativo della norma tutelata, rectius il principale interesse tutelato dalla disposizione. In caso di prevalente funzione pubblicistica, nulla quaestio nel senso di ritenere la violazione della norma come indisponibile per le parti, con consequenziale riflesso in tema di disciplina generale, nel senso tradizionale. Diversamente, in caso di prevalenza di interessi di parte, quasi in chiave protettiva, volendo utilizzare terminologie care al diritto civile, sia

l’atto presupposto nullo, che la conseguente inutilizzabilità
(9), debbono essere ritenute disponibili per le parti, con derivata limitata deducibilità e sanatoria spuria.

È necessitato, quindi, un revirement interpretativo sul punto, teso a valorizzare le peculiarità di alcune situazioni, in modo da estendere le regole generali di cui agli artt. 182 comma 2 prima parte e 183 c.p.p. alle invalidità assolute spurie. Le suddette norme, infatti, al fine di non istituzionalizzare ipotesi di abuso del diritto (10), non possono essere applicate alle sole ipotesi delle nullità non assolute, in quanto, nei casi suddetti, tali disposizioni non rappresentano sanatorie stricto sensu, bensì esercizio, anche implicito, di facoltà di parte. In particolare, la limitazione dell’applicabilità dell’art. 183 c.p.p., come sanatoria, alle sole nullità sanabili, non è da ostacolo, per i motivi di cui sopra, ad un’interpretazione estensiva della norma in combinato disposto con la deducibilità di cui all’art. 182 comma 2 prima parte c.p.p., che, non essendo stricto sensu un’ipotesi di sanatoria, non è portatrice neppure di un problema semantico in senso escludente.

Corollario riguardante le invalidità assolute de quibus, si riferisce alla legittimazione a farle valere nel processo. Tradizionalmente non si effettua una limitazione legata all’interesse effettivo a farle valere, ma anche tale assunto, non legato alla categoria della sanatoria, deve essere rivisto, ritenendo, secondo un’interpretazione conforme a quella in sede civilistica in tema di legittimazione attiva alla eccepibilità delle nullità contrattuali (11), necessaria comunque la prova di un interesse ad agire specifico, diverso dalla mera legalità, rispetto al vizio da dedurre.

Altro elemento dell’analisi, riguarda la rilevabilità d’ufficio delle invalidità de quibus, che deve parallelizzarsi all’orientamento civilistico, in tema di nullità contrattuale, teso a valorizzare l’implicita necessaria valutazione in negativo di un requisito logico-pregiudiziale (12), con la peculiarità che il giudice penale è legittimato a rilevare l’invalidità assoluta se comportante conseguenze concrete sul giudizio finale, seguendo il principio, anch’esso di matrice civilistica, della ragion liquida (13); in altre parole, qualora l’invalidità, seppur assoluta, non possa portare, per la concomitanza di altre circostanze immediatamente dichiarabili, a conseguenze processuali concrete, allora vi sarà la prevalenza di queste ultime (14), a fortiori nel caso in cui per la valutazione sull’invalidità sia necessaria un’attività istruttoria ulteriore.

2.1. Deducibilità

Le norme che permettono la deducibilità delle parti, in ogni stato e grado del procedimento, delle nullità assolute (art. 179 c.p.p.) e delle inutilizzabilità (art. 191 c.p.p.), debbono essere lette, secondo un’interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente orientata, in...

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