L'associazionismo democratico della magistratura italiana e le leggi 'fascistissime

Autore:Giuseppe Tucci
Pagine:283-291
RIEPILOGO

1. Le associazioni tra codice civile del 1942 e Costituzione del 1948. - 2. Diritto di associazione, codice civile del 1865 e Statuto albertino. - 3. La negazione dei diritti civili e, in particolare, del diritto di associazione in seguito alle "leggi fascistissime" del 1926. - 4. La nascita dell’Associazione dei Magistrati Italiani: le diffidenze del Guardasigilli liberale Vittorio Emanuele... (visualizza il riepilogo completo)

 
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283
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2/2012
L’associazionismo democratico
della magistratura italiana
e le leggi “fascistissime
di Giuseppe Tucci
SOMMARIO: 1. Le associazioni tra codice civile del 1942 e Costituzione del 1948. – 2.
Diritto di associazione, codice civile del 1865 e Statuto albertino. – 3. La negazione
dei diritti civili e, in particolare, del diritto di associazione in seguito alle “leggi fa-
scistissime” del 1926. – 4. La nascita dell’Associazione dei Magistrati Italiani: le
didenze del Guardasigilli liberale Vittorio Emanuele Orlando ed il disinteresse dei
Socialisti. – 5. L’autoscioglimento dell’Associazione e l’epurazione dei suoi Dirigenti:
Vincenzo Chieppa e L’Idea che non muore.
1. Come è noto, il nostro codice civile del 1942 dedica alle associazioni, unita-
mente alle fondazioni, il Titolo II del Libro I (artt. 11-42) e, al suo interno, dedica,
nel Capo III, “brevi e povere norme” alle associazioni non riconosciute (artt. 36-42),
come si ricordava autorevolmente già a metà degli anni cinquanta del secolo scorso1.
Le associazioni, nell’ambito delle persone giuridiche, sono state sempre oggetto
di importantissimi contributi nella storia della nostra cultura giuridica, anche sotto
il vecchio codice del 1865, e tale tradizione è continuata con il nuovo codice, sotto
il vigore del quale la dottrina ha dovuto fare i conti con la disciplina del Titolo II del
Libro I, che si è sopra richiamata2.
Con l’entrata in vigore della Costituzione del 1948, è stato merito ancora della nostra
dottrina privatistica, aver coordinato l’art. 18 Cost., che garantisce ai “cittadini” il diritto
di associarsi, e gli artt. 39 e 49 Cost., che si riferiscono, rispettivamente, ai sindacati e ai
partiti politici, con la disciplina del nostro codice, redatta in un contesto istituzionale,
che intendeva negare proprio quello Stato pluralistico e democratico, che il nostro testo
costituzionale ha inteso costruire e garantire in aperta polemica con il passato regime3.
1 In questo senso v. P. Rescigno, Sindacato e partiti nel diritto privato, in Jus, 1956, 34 ss., successivamente in
Persona e comunità. Saggi di diritto privato, Bologna, il Mulino, 1966.
2 A titolo esemplicativo v, a riguardo, Ferrara Fr. sen., Teoria delle persone giuridiche, in Il diritto civile italia-
no secondo la dottrina e la giurisprudenza, a cura di P. Fiore, Napoli – Torino, 1923, II Ed.; Id., Le persone
giuridiche, con note di Ferrara Fr. jr., in Tratt. dir. civ., diretto da F. Vassalli, Torino, 1958.
3 Ampie considerazioni in tal senso si trovano in U. De Siervo, voce Associazione (libertà di), in Dig. disc.
pubbl., I, Torino, 1987, spec. 487 ss.

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