Corte di appello penale di Milano sez. V, 25 febbraio 2014, n. 5124 (ud. 5 dicembre 2013)

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Arch. nuova proc. pen. 3/2014
Merito
CORTE DI APPELLO PENALE DI MILANO
SEZ. V, 25 FEBBRAIO 2014, N. 5124
(UD. 5 DICEMBRE 2013)
PRES. NOVA – EST. VITALE – IMP. PIERI
Appello penale y Cognizione del giudice di appello
y Reformatio in peius y Sentenza assolutoria di pri-
mo grado y Appello della parte civile y Riforma in
appello y Possibilità y Condizioni.
. La sentenza assolutoria di primo grado è riformabi-
le in appello, anche quando questo è proposto dalla
parte civile, qualora il giudice, dopo aver operato un
confronto con quanto di diverso abbia argomentato
il giudice che ha assolto, sostenga il proprio apprez-
zamento come l’unico ricostruibile al di là di ogni
ragionevole dubbio, in ragione di evidenti vizi logici o
inadeguatezze probatorie che abbiano reso insosteni-
bile il primo giudizio. (In ragione di questo principio,
il giudice a quo ha ritenuto di confermare la sentenza
assolutoria di primo grado) (c.p.p., art. 530; c.p.p., art.
573c.p.p.,576c.p.p.,605) (1)
(1) Illuminante in punto di diritto Cass. pen., sez. VI, 21 febbraio
2013, n. 8705, in questa Rivista 2013, 454, con nota di R. CANTONE, La
reformatio in peius in appello di una sentenza di asoluzione: i limiti
imposti dalla Cassazione. Sull’illegittimità della sentenza d’appello
che, in riforma di quella assolutoria condanni l’imputato sulla base di
una alternativa e non maggiormente persuasiva interpretazione del
medesimo compendio probatorio utilizzato nel primo grado di giudi-
zio, v. Cass. pen., sez. VI, 11 gennaio 2013, n. 1514, ivi 2014, 198 e Cass.
pen., sez. VI, 7 novembre 2011, n. 40159, ivi 2013, 231.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con decreto del 30 gennaio 2012 il GUP del Tribunale
di Milano disponeva il rinvio a giudizio di Antonio Pieri,
chiamandolo a rispondere del reato indicato in rubrica in
danno di Pisciotta Francesco. Nel corso del dibattimento,
celebratosi in contumacia dell’imputato, in presenza delle
parti civili costituite e del responsabile civile Ospedale
Fatebenefratelli di Milano, venivano ammesse e assunte
le prove dedotte dalle parti, tra cui l’esame del consulente
tecnico del P.M. e delle parti offese. All’esito dell’attività
ammessa, il giudice disponeva perizia sulle cause della
morte del Pisciotta nominando all’uopo il neurochirurgo
prof. Stefano Pezzotta, il quale depositava la propria rela-
zione scritta in data 8 gennaio 2013 venendo sentito alla
successiva udienza del 10 gennaio 2013. Respinta la ri-
chiesta di procedere al confronto tra il perito il consulente
del P.M. avanzata dalla parte civile, il tribunale dichiarava
chiusa l’istruttoria dibattimentale e, all’esito della discus-
sione, assolveva l’imputato perché il fatto non sussiste.
In particolare il tribunale spiegava come il defunto
Francesco Pisciotta avesse alle spalle una lunga vicenda
clinica iniziata il 25 febbraio 2009, allorché era stato col-
pito improvvisamente da una grave emorragia celebrale e
ricoverato d’urgenza presso il pronto soccorso dell’ospeda-
le Fatebenefratelli di Milano. Lo stesso decedeva quattro
mesi dopo tale episodio in data 5 luglio 2009.
Tra l’insorgere della patologia ed il decesso, il Pisciotta
era stato ricoverato presso tre strutture ospedaliere: dal 25
febbraio 2009 al 5 maggio 2009 presso l’ospedale Fatebene-
fratelli dove, veniva dapprima trasferito nella divisione di
Rianimazione e, successivamente, in quella di Neurochi-
rurgia. Le sue condizioni cliniche avevano in particolare ri-
chiesto il trasferimento in rianimazione per ben due volte.
Presso questo ospedale in data 19 marzo 2009 era stato
sottoposto ad intervento di DVP - eseguito dal dottor Pieri
- a seguito del quale aveva riportato una nuova emorragia
con conseguente peggioramento. Erano seguiti controlli
e terapie con miglioramento generale delle condizioni
cliniche e conseguente stabilizzazione del paziente. In
data 5 maggio 2009 era stato ricoverato presso la clinica
Dezza per la riabilitazione, dove era rimasto degente sin
al 4 luglio 2009.
In tale data, a seguito di “episodio di vomito e probabile
bronco aspirazione, comparsa di ipotensione arteriosa,
modificazione del ciclo del respiro . . .” veniva ricoverato
presso il pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe dove,
trasferito nel reparto di medicina generale decedeva la
mattina successiva.
Il giudice, dopo avere richiamato la nota giurispruden-
za della Suprema Corte sui reati omissivi impropri da par-
te di sanitari (ancorché nella specie la condotta colposa
contestata fosse di natura commissiva e non omissiva), ed
in particolare le condizioni per la sussistenza del nesso di
causalità, affermava come nel caso di specie al dottor Pie-
ri fosse stata ascritta l’omessa esecuzione sul paziente di
un corretto intervento di DVP (merita peraltro ricordare
come la contestazione riguardi l’esecuzione dell’interven-
to di posizionamento del drenaggio in maniera errata) e
come l’istruttoria dibattimentale non avesse confermato
l’ipotesi accusatoria.
In vero, come si legge nella sentenza appellata, il con-
sulente del P.M. aveva riferito come la tecnica eseguita dal-
l’imputato per l’esecuzione dell’intervento di DVP, secondo
la propria esperienza, fosse pericolosa in quanto veniva at-
traversata una zona ipervascolarizzata e quindi facilmente
soggetta a versamenti ematici. Inoltre il consulente aveva
evidenziato come l’intervento fosse riuscito solo al terzo
tentativo ed avesse provocato una nuova emorragia con il
peggioramento delle già gravi condizioni del paziente.

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