Diritto all ambiente e diritto al futuro. Dimensioni della questione ambientale e nuovi strumenti per l'informazione

Autore:Elio Fameli
Occupazione dell'autore:Primo Ricercatore, Istituto per la Documentazione Giuridica, CNR
Pagine:175-206
RIEPILOGO

1. Premessa. - 2. La dimensione concettuale della questione am-bientale: dall'antropocentrismo al biocentrismo e all´ecocentrismo; dall'ambiente «naturale» all'ambiente «umano». - 3. La dimensione temporale della questione ambientale: ambiente e fatturo dell'umanità. - 4. La dimensione spaziale della questione ambientale: ambiente e «villaggio globale». - 5. La dimensione gnoseologica e... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@1. Premessa

Nella trattazione che segue s´è inteso prospettare la questione ambientale secondo una pluralità d'approcci diversi, ma concorrenti: quello dell'estensione concettuale fa riferimento all'evoluzione che la nozione stessa d'ambiente ha subito negli ultimi decenni attraverso l´ttività di continua elaborazione e revisione dei giuristi, ma anche d'indirizzo e programmazione dei politici e dei governanti; quello della rilevanza temporale tiene conto dell'esigenza di rapportare i problemi della tutela ambientale alla capacità di trascendenza dell'uomo, nella consapevolezza del dovere di conservare sulla Terra adeguate condizioni di vivibilità anche per le future generazioni; quello dell'ambito spaziale evidenzia l'impossibilità di far fronte ai problemi che ormai investono l'ecosistema nel suo complesso tentando di rimanere irrazionalmente abbarbicati a impostazioni autonomistiche e settoriali; infine, quello gnoselogico e individuale segnala l'essenzialità del ruolo che tutti i cittadini sono chiamati a svolgere, sui presupposto d'una effettiva e adeguata informazione, agendo in giudizio e partecipando alle scelte pubbliche a tutela dell'ambiente.

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@2. La dimensione concettuale della questione ambientale: dall´antropocentrismo all´ecocentrismo e al biocentrismo; dall´ambiente «naturale» all´ambiente «umano»

Dal punto di vista letterale il termine «ambiente» indica tutto quanto circonda l'uomo; ciò implica, in primo luogo.» che esso esprime un concetto di relazione, ma anche, sotto un diverso profilo, che venga implicitamente assunta una visione antropocentrica della vita e del mondo. Tuttavia, se da un lato è vero che l'ambiente può essere considerato con riferimento alle molteplici attività umane che su di esso incidono e lo trasformano (trasformazione dell'ecosistema in tecnosistema), dall'altro, secondo l'orientamento che tende attualmente a prevalere1, non può prescindersi dalla dimensione universale dell´ambietite, inteso, in modo onnicomprensivo,- come «biosfera».

Sul presupposto - in sé inconfutabile - della finalizzazione generale del diritto all'uomo, questo era stato considerato anche padrone assoluto della natura, in conformità a un principio antropocentrico che, assegnando valore esclusivo alla «ragione umana» - quasi illuministicamente intesa -, considerava per contro la natura come inutile e inerte, in assenza del suo soffio vivificatore. Tale concezione è entrata, però, in grave crisi quando s'è cominciato tragicamente a constatare l'imponenza e sovente l´irreversibilità dei danni provocati dal libero e incontrollato impiego delle più moderne e potenti tecnologie; s´è avanzata allora la teoria del c.d. «dominio responsabile, della natura»2, secondo cui l´uomo, pur rima-Page 177nendo «padrone della natura», avrebbe però comunque il dovere di fare un «uso responsabile delle sue risorse».

Dalla consapevolezza dei limiti - prima di tutto pratici e funzionali -del principio antropocentrico s´è passati al convincimento della sua insostenibilità, per cui, riconosciuta l'impossibilità di considerare l'uomo come valore di riferimento non solo prevalente 'ma anche unico ed esclusivo, ha cominciato a farsi strada un equilibrato bìocentrismo, basato su una visione dilatata - ma pur sempre gerarchizzata - della natura e della vita. Presa coscienza del fatto che l'uomo non può esistere senza che esista anche la natura intorno a lui, i confini della stessa comunità umana si sono inevitabilmente estesi a ricomprendere non soltanto il suolo e le acque, ma anche le piante e gli animali, fino alla terra nel suo complesso. Prima ancora che sul piano giuridico, è a livello etico che si comincia a riconoscere valore autonomo anche alla natura, all'interno di quel complesso sistema unitario che è stato indicato come «comunità biotica». Al vertice di questa nuova (e ritrovata) comunità, intesa in senso ampio, rimane comunque l'uomo, con l'insostituibile supremazia espressa dalla sua intelligenza, dalia sua volontà, dalla sua libera capacità di determinazione.

Nei confronti della natura l'uomo dispone oggi d'un potere immenso, affidato agi strumenti resi disponibili da una tecnologia tanto sofisticata nelle realizzazioni quanto imprevedibile nelle conseguenze: la novità più sconvolgente nella storia stessa dei nostro pianeta è rappresentata proprio dalla capacità che l'uomo - con i più recenti sviluppi della ricerca scientifica e tecnologica - ha acquisito nei suoi confronta nel senso non solo di poterlo modificare e trasformare, ma persino di rischiare di comprometterne in modo irrimediabile gli equilibri, fino al punto d'arrivare - deliberatamente o addirittura casualmente - a provocarne la distruzione. Com'è stato osservato 3, l'incidenza che fattività dell'uomo attualmente può avere sulla natura è paragonabie a quella d´una vera e propria forza geologica,

La gravità e le dimensioni con cui attualmente si presenta il problema dei rapporti con la natura non solo - com'è ovvio - non hanno precedenti nella storia dell´umanità, ma neppure possono in qualche modo - sia pure lontanamente - inquadrarsi in schemi concettuali consolidati o Page 178 comunque avvalersi di sicuri punti di riferimento. A carico dell'umanità, pertanto, in corrispondenza e in conseguenza dei nuovi «poteri» acquisiti sul mondo esterno, sono sorte nuove e ineludibili responsabilità, mentre si delineano obblighi sempre più precisi e urgenti. Sul piano giuridico, politico e sociale, come a livello dell'iniziativa dei singoli, appare ormai acquisito che non è concepibile limitarsi a configurare forme di responsabilità di tipo meramente negativo («dovere di non danneggiare»), non potendosi più in alcun modo prescindere dalla sostanziale assunzione di responsabilità positive, concretantisi in precisi obblighi d'intervento a parziale rimedio delle situazioni ambientali compromesse o nel tentativo di sostenere gli equilibri ecologici minacciati.

Le iniziative dell'uomo a tutela della natura, peró, se da una parte devono esprimersi nella programmazione e realizzazione d'attività concrete, dall'altra pongono l'esigenza d'un preciso ed efficace coordinamento internazionale: riconosciuto che l'interesse generale è oggi - e di sicuro rimarrà nel futuro - la salvezza stessa del pianeta,, così drammaticamente ed estesamente minacciata, nella lotta contro emergenze di dimensioni non più solo nazionali appare subito evidente, oltre all´ìnutilità di sforzi non concercati, l'esigenza d'una profonda ed estesa collaborazione. Danni di portata planetaria come, ad esempio, il surriscaldamento dell'atmosfera. costituiscono il risultato dell'azione combinata dei guasti tecnologici che inquinano il mondo industrializzato e, insieme. dell'immane deforestazione in atto nei Paesi in via di sviluppo.

Di fronte a cosi imponenti fenomeni di degrado ambientale si richiedono nuove e più efficaci forme di coinvolgimento intemazionale, ma occorre allo stesso tempo individuare anche euovi equilibri, basati su un´effettiva consapevolezza del divario esistente nel mondo tra aree ricche - in cui, sulla base d'una economia di mercato non adeguatamente controllata, la giustizia sociale viene seriamente compromessa da un consumismo sfrenato - e aree povere - in cui si deve ancora duramente combattere contro la fame e la povertà; tra Paesi industrializzati-, in cui l'uomo è ormai da secoli più forte (troppo più forte) della natura, e Paesi in via di sviluppo, ha cui la natura è invece tuttora assai più forte dell'uomo. Nella nuova temperie spirituale e culturale è chiaro che la politica internazionale a tutela dell'ambiente, mentre non potrà collocarsi nell'ambito d'un dismesso ma rivisitato colonialismo, dovrà sicuramente misurarsi con un non utopistico progetto di pari dignità. dei popoli e delle nazioni. Al coordinamento tra i governi deve poi corrispondere il comune sentire dei popoli, in piú occasioni già espresso Page 179 nell'incisiva immediatezza di certi slogan siila Tetta («Fragile; da usare con cautela!»; «Abbiamo soie questa; tettiamola con cura!»), che - sui muri indifferenti deEe città, come negli agitati cortei d'arrabbiati ecologisti senza frontiere - sono riecheggiati nelle località più lontane del globo, dall'America ai Paesi dell'Est Europeo, dall'Australia al Giappone.

Alla stretta interdipendenza che sussiste tra i vari elementi costitutivi dei sistemi ecologici, considerata come corrispondente alla sostanziale unità della biosfera, già s´era ispirata la Conferenza d'esperti sull'uso razionale della biosfera, promossa dall´UNESCG nel 1968, insieme con la FAO e l'Organizzazione Mondiale della Sanità in cooperazione con l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle risorse naturali (IUCN) e col Programma biologico internazionale (IBP); in quell'occasione venne approvata una raccomandazione che suggeriva agli Stati l'adozione d'un programma a lungo termine, noto sotto la sigia MAB (Man and Biosphere) e incentrato sullo studio delle relazioni tra il clima e l'ambiente.

Nel preambolo della Convenzione di Berna dei 19 settembre 1979 si legge che «la flora e la fauna selvaggia costituiscono patrimonio naturale di valore estetico, scientifico, culturale, ricreativo, economico e intrinse co, che interessa preservare e trasmettere alle future generazioni».

Nella Carta mondiale della natura, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 28 ottobre 1982, è chiaramente esplicitata - con riferimento alla sfera biologico-sistcemica, ma anche sul piano assiologico- etico - la stretta connessione esistente tra l'uomo e la natura. Vi si iegge, infatti, che «ogni forma di vita è unica e merita d'essere rispettata, qualunque sia la sua utilità per l´uomo, e al fine di riconoscere agli aito organismi viventi questo valore intrìnseco, l'uomo deve regolarsi secondo un codice morale d'azione..,»; e ancora: «l'umanità fa parte della natura e :a vita dipende dal funzionamento ininterrotto dei sistemi naturali che sono la...

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