L"affitto come via d"uscita dalla crisi dei mutui ed altri problemi immobiliari

Autore:Corrado Sforza Fogliani
Pagine:123-125
RIEPILOGO

1. Affitto, la via d'uscita. - 2. Organizzazione sindacale nazionale. Non basta definirsi tale ... - 3. Consorzi di bonifica, attenti al contributo ... - 4. Attività abusive, niente indennità. - 5. Servizio conciliazione proprietario/inquilino. - 6. Mercato dell'affitto, si ricrea con la proprietà diffusa.

 
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@1. Affitto, la via d'uscita

- La situazione dell'immobiliare, è quella che è: uccisa, in Italia, dalla fiscalità, e dalle ripercussioni (ampliate, esagerate a bell'apposta - anche - da chi intende indirizzare differentemente gli investimenti) della crisi americana. Dove, peraltro, i guai derivano da una finanziarizzazione del mercato immobiliare (i famosi subprime) che qua da noi non s'è avuta, salvo casi isolati di megabanche.

Volenti o nolenti (colpevoli o, più realisticamente, incolpevoli) gli operatori, il mercato immobiliare - comunque - non tira più come una volta: possiamo dire esaurito il ciclo, del resto crescente da 8-9 anni. Gli operatori avvertono che, per una ragione o per l'altra, l'attenzione si è spostata sull'affitto, tornato ad essere più conveniente anche in funzione dei nuovi tassi di interesse. Anche qua, non siamo davanti a una novità, tantomeno italiana: negli Stati Uniti, milioni e milioni di famiglie sono tornate all'affitto, dopo aver tentato la scalata alla proprietà.

Se questa è - come è - la situazione, un Governo che fosse davvero preoccupato del futuro dei cittadini (e dell'avvenire dei loro figli), si getterebbe sulla valorizzazione dell'affitto: potenziandolo, rendendolo appetibile per gli investitori, facendolo tornare conveniente - dunque - anche per chi affitta. L'affitto come risorsa, insomma (anche come via di fuga per i mutuatari in difficoltà). Invece, no: gravano pregiudizi ottocenteschi (contro il «padrone» di casa), ed esigenze clientelari (che accomunano politici, sindacalisti e costruttori nell'indicare la - falsa - soluzione del problema nella costruzione di nuovi alloggi, quando interi quartieri sono appannaggio indiscriminato di occupanti abusivi e di senza titolo, e le città presentano centri storici vieppiù abbandonati - perlomeno dalle categorie abbienti - e caratterizzati da interi stabili vuoti da cielo a terra). Contro la cedolare secca sugli affitti, dunque, si sono coalizzati i concreti interessi di speculatori e di politici e sindacati all'antica: così, Prodi s'è dimenticato della promessa (scritta) a Confedilizia, e la maggioranza ha tirato dritto, senza fornire nessuna spiegazione se non con parole che erano semplici suoni, senza senso.

Ma non è tutto. Non solo non si pensa al futuro, ma si considera - ancora - la casa come un bene sul quale gravare, forti del ritornello che i valori catastali degli immobili non rappresentano la realtà (tranello insidioso, nel quale molti sprovveduti - ma anche giornalisti e pretesi esperti - cadono: il ragionamento, infatti, presuppone la legittimità - invece insostenibile, e impresentabile - di una tassazione ordinaria dei valori, anziché del reddito).

Col Catasto patrimoniale il gene antiproprietario raggiunge l'apice. È, insomma, la cartina di tornasole di quella mentalità ottocentesca della quale si diceva (non a caso il suo maggiore alfiere è il vice-Visco Grandi, un sindacalista emiliano-romagnolo per il quale il PD è troppo a destra, tant'è che non vi ha aderito). Ma è, soprattutto, la più solenne smentita del programma del centro-sinistra. Ricordate, prima delle elezioni? A parte Casini e Fini per il centro-destra, dichiarazioni esplicite c'erano anche nel centro-sinistra...

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